Lavoro

Il risarcimento per infortunio mortale sul lavoro

Il risarcimento per infortunio mortale sul lavoro
In caso di infortunio mortale sul lavoro l’Inail riconosce una rendita ai superstiti in rapporto alla retribuzione annua del lavoratore deceduto

Con la riforma del 2000 (D.Lgs. n. 38/2000) il legislatore ha dato avvio, in via sperimentale, ad una nuova concezione del danno risarcibile dall’Inail: non più soltanto il risarcimento del danno patrimoniale, derivato dalla diminuzione della capacità di lavoro, ma una nuova causale di risarcimento incentrata sul danno biologico.

L’attuale sistema prevede che in caso di infortunio causativo di un’invalidità permanente si abbia, prima della guarigione, la corresponsione di un’indennità giornaliera pari al 60% della retribuzione e successivamente un risarcimento in capitale (per invalidità non superiori al 16%) ovvero in rendita, che tengano conto sia della diminuzione della capacità lavorativa specifica, calcolata secondo apposite tabelle, sia del danno biologico, calcolato secondo tabelle che stabiliscono la percentuale di invalidità senza alcun riferimento alla retribuzione.

Insomma l’assicurazione Inail, nata storicamente per risarcire il lavoratore che in ragione della propria invalidità aveva perso la propria capacità lavorativa, si è evoluta ricomprendendo anche il risarcimento per danni indipendenti dalla capacità di guadagno: si pensi ad esempio ad un lavoratore che anche privato di un arto, ovvero anche solo vittima di un danno estetico, ben può continuare ad esercitare le proprie mansioni di carattere intellettuale o manuale.
Danno patrimoniale e danno biologico pertanto concorrono entrambi a determinare l’importo del risarcimento indennitario corrisposto dall’Inail a seguito di infortunio sul lavoro.

In caso di infortunio mortale però il legislatore del 2000 non ha previsto il risarcimento del danno biologico, né con riferimento al danno subito dai superstiti (moglie e figli) né con riferimento al danno subito dallo stesso lavoratore per la perdita della propria vita.
Invero l’attuale formulazione dell’art. 85 del D.P.R n. 1124 del 1965 “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali” risale al 1982 e non è stata modificata dal D.Lgs. n. 38 del 2000.

In particolare, si tratta di una prestazione di natura economica, non soggetta a tassazione Irpef. La condizione per avere diritto alla prestazione è la morte del lavoratore causata dall’infortunio o dalla malattia professionale. Essa decorre dal giorno successivo alla morte del lavoratore.
Per gli eventi verificatisi a decorrere dal 17 maggio 2006 la rendita ai superstiti è prevista anche nei casi di infortunio in ambito domestico. Ai superstiti dell’assicurato spetta una rendita calcolata sulla base della retribuzione convenzionale del settore industriale.

La rendita viene così calcolata in rapporto alla retribuzione annua del lavoratore deceduto:

  • 50% al coniuge; non è richiesto alcun requisito; fino alla morte o a nuovo matrimonio (in questo secondo caso è corrisposta una somma pari a tre annualità di rendita, art. 85 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124/1965);
  • 20% a ciascuno dei figli legittimi, naturali o riconosciuti o riconoscibili, adottivi;
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori.

In mancanza di coniuge e figli:

  • 20% a ciascun genitore naturale o adottivo; è richiesta la vivenza a carico, fino alla morte;
  • 20% a ciascuno dei fratelli e delle sorelle; è richiesta vivenza a carico e convivenza; durata negli stessi termini validi per i figli.

I requisiti e la durata della prestazione per i figli:

  • fino al 18° anno di età la quota spetta a tutti i figli;
  • fino al 21° anno di età sono necessari i requisiti della frequenza di scuola media superiore, vivenza a carico e assenza di lavoro retribuito;
  • fino al 26° anno di età, frequenza di corso normale di laurea, vivenza a carico ed assenza di lavoro retribuito;
  • maggiorenni inabili al lavoro, finchè dura l’inabilità;
  • totalmente inabili: fino alla morte.

Note:

  • I superstiti di lavoratori deceduti a causa di infortunio sul lavoro o malattia professionale oppure chiunque dimostri di aver sostenuto le spese funerarie, hanno diritto ad un assegno funerario;
  • Circolare Inail n. 63 del 27 ottobre 1995: “(…) per la concessione della quota o della rendita agli inabili si rende indispensabile la sussistenza di una grave infermità o difetto fisico o mentale che comporti un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa proficua (…). Il perdurare di tali condizioni fisiche ed economiche dovrà essere oggetto di revisione periodica con cadenza biennale (…)”;
  • Circolare Inail n. 24 del 13 maggio 2009: “Rendita agli orfani di un genitore naturale”; Con sentenza n. 86 dell’11 marzo 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 13 del 1° aprile 2009, la Corte Costituzionale, dopo aver dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 85 T.U. nella parte in cui non prevede il diritto alla rendita a superstiti anche in favore del convivente more uxorio (unione stabile in assenza, però, di matrimonio), ha dichiarato l’illegittimità dello stesso art. 85, primo comma, numero 2), “nella parte in cui, nel disporre che, nel caso di infortunio mortale dell’assicurato, agli orfani di entrambi i genitori spetta il quaranta per cento della rendita, esclude che essa spetti nella stessa misura anche all’orfano di un solo genitore naturale”. I figli naturali, pertanto, per effetto della sentenza in oggetto, hanno diritto alla quota del quaranta per cento della rendita non soltanto in caso di decesso, a seguito di evento assicurato, dell’unico genitore che li abbia riconosciuti, ma in tutti i casi in cui l’evento causi il decesso di uno dei due genitori naturali, prescindendo da ogni considerazione in ordine all’esistenza in vita dell’altro genitore naturale ed all’eventuale riconoscimento del figlio, da parte di quest’ultimo;
  • Per approfondimenti sulla filiazione: art. 30 della Costituzione italiana; Libro I, Titolo VI – VII- VIII del Codice Civile; Legge 28 marzo 2001, n. 149: “Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile”;

Le quote di rendita spettante ai superstiti vengono calcolate sul 100% della retribuzione annua percepita in vita dal lavoratore. La somma totale delle quote non può superare la retribuzione presa a base per il calcolo della rendita. In caso contrario le quote di rendita vengono proporzionalmente adeguate.
L’importo della retribuzione da considerare per il calcolo deve comunque essere compreso entro i limiti minimo e massimo stabiliti per legge.

Come si ottiene la rendita

  • In caso di infortunio mortale provvede direttamente l’Inail su denuncia del datore di lavoro;
  • Se il datore di lavoro non presenta la denuncia, l’Inail provvede su richiesta dei superstiti del lavoratore deceduto, in base alla documentazione sanitaria presentata da cui è possibile rilevare la causa della morte;
  • In caso di decesso del titolare di rendita diretta, l’Inail provvede su richiesta dei superstiti del lavoratore deceduto, a presentazione della documentazione sanitaria da cui è possibile rilevare la causa della morte;
  • L’Inail è comunque tenuto a comunicare ai superstiti la possibilità di presentare la richiesta di rendita. Dalla data di ricevimento della comunicazione dell’Inail, i superstiti hanno 90 giorni di tempo per poter presentare la richiesta stessa (art. 122 del D.P.R 30 giugno 1965, n. 1124 – Testo Unico Inail, nella formulazione risultante a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 14 del 1994 che “Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 122 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 nella parte in cui non prevede che l’Istituto assicuratore, nel caso di decesso dell’assicurato, debba avvertire i superstiti della loro facoltà di proporre domanda per la rendita nella misura e nei modi previsti dall’art. 85 nel termine decadenziale di novanta giorni decorrenti dalla data dell’avvenuta comunicazione”).

Nel caso in cui il decesso sia avvenuto per cause non dipendenti dall’infortunio sul lavoro o dalla malattia professionale del titolare della rendita il coniuge e i figli possono richiedere, se possiedono i requisiti previsti, lo speciale assegno continuativo mensile.

Con l’emanazione del Decreto Legislativo 23 febbraio 2000 n. 38, art. 11, comma 1, l’assegno viene rivalutato annualmente, a decorrere dal 1° luglio di ciascun anno, con apposito Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, di concerto con quelli dell’Economia e delle Finanze e della Salute, sulla base della variazione effettiva dei prezzi al consumo.

Compatibilità con le prestazioni Inps a favore dei superstiti
Le pensioni ai superstiti erogate dall’Inps con decorrenza dal 1° luglio 2000, sono cumulabili con la rendita vitalizia liquidata dall’Inail in caso di morte per infortunio sul lavoro o malattia professionale.
Le pensioni con decorrenza anteriore al 1° luglio 2000 che, per effetto della legge 335 del 1995 di riforma del sisitema pensionistico, sono state sospese o ridotte, non possono essere cumulate con le rendite Inail fino alla data del 30 giugno 2000.

Dal 1° luglio 2001 le pensioni ai superstiti (indirette e reversibilità) sono interamente cumulabili con la rendita ai superstiti Inail (art. 73, comma 1, e articolo 78, commi 20 e 33, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 – legge finanziaria 2001, circolare Inps n. 38 del 15 febbraio 2001).

Note:

  • La costituzione della rendita a superstiti è di 120 giorni dalla data di ricezione della domanda;
  • La liquidazione dell’assegno funerario è di 30 giorni dalla data di esibizione della documentazione di rito;
  • La facoltà di presentare domanda per lo speciale assegno continuativo mensile è di 180 giorni dal ricevimento della comunicazione Inail sulla facoltà di presentare la domanda.

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