Diritto

Il rifiuto del dipendente a operare on line legittima il licenziamento

Il rifiuto del dipendente a operare on line legittima il licenziamento
Il rifiuto della lavoratrice di far intervenire il tecnico per l’inserimento nel computer in dotazione del necessario sistema operativo per operare on line legittima il licenziamento per motivi disciplinari

Il rifiuto della lavoratrice di far intervenire il tecnico per l’inserimento nel computer in dotazione del necessario sistema operativo per operare on line legittima il licenziamento per motivi disciplinari. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14302 del 9 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano ha confermato la decisione del Tribunale con la quale era stato rigettato il ricorso proposto da una lavoratrice avverso l’ordinanza emessa dal medesimo Tribunale con la quale era stato a sua volta rigettato il ricorso inteso ad ottenere la dichiarazione di nullità del licenziamento intimatole dalla società datrice di lavoro il 20 novembre 2012.
La Corte d’Appello ha ritenuto provate le circostanze addotte a motivo del licenziamento disciplinare in questione e, in particolare, la condotta tenuta dalla lavoratrice tra il 4 ed il 16 ottobre 2012 allorquando, in più riprese, ha negato la necessaria collaborazione per consentire l’inserimento nel computer di cui era dotata del sistema applicativo necessario per operare on line, e la condotta consistita nell’atteggiamento offensivo e derisorio tenuto dalla stessa nei confronti della sua superiore in occasione della discussione creatasi per la necessità della suddetta attivazione nel computer della lavoratrice del sistema applicativo necessario, seguito dalle vie di fatto consistite nell’avere spinto la lavoratrice con il proprio corpo per tre volte la superiore contro il muro.
La Corte territoriale ha considerato il licenziamento sanzione proporzionata alla gravità di tali atti di insubordinazione.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la lavoratrice, deducendo che la Corte territoriale non avrebbe valutato correttamente il comportamento della medesima non considerando, in particolare, il proprio stato d’animo che era stata oggetto di una precedente sanzione disciplinare contestata; inoltre la ricorrente contesta il giudizio di proporzionalità della sanzione inflitta.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla lavoratrice. Sul punto, osservano gli Ermellini come correttamente la Corte territoriale abbia tenuto conto di tutti i fatti addebitati provvedendo alla loro dettagliata ricostruzione sulla base delle prove testimoniali dettagliatamente considerate. Il rifiuto della lavoratrice di far intervenire il tecnico per l’inserimento nel proprio computer del necessario sistema operativo, e la successiva discussione con il superiore gerarchico seguita da vie di fatto, costituiscono fatti accertati cosi come riferiti dal giudice dell’appello e, in presenza di tale compiuta ricostruzione dei fatti, non è possibile una rivisitazione in cassazione. Né è possibile una diversa valutazione della proporzionalità della sanzione, costituendo tale valutazione anche una valutazione di fatto riservata al giudice del merito che può essere vagliata in sede di legittimità solo in presenza di una motivazione non completa o illogica, circostanza questa insussistente nel caso in esame.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 14302/2015

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