Fisco

Il redditometro spia le spese effettive

Il redditometro spia le spese effettive
Le medie Istat entreranno in gioco solo nella fase di contraddittorio se il contribuente non fornirà adeguate giustificazioni dello scostamento rilevato dal fisco sulla base di elementi certi

Le medie Istat entreranno in gioco solo nella fase di contraddittorio se il contribuente non fornirà adeguate giustificazioni dello scostamento rilevato dal fisco sulla base di elementi certi. Sarà un redditometro a due vie.

L’Agenzia delle Entrate sta lavorando alla circolare con i chiarimenti agli uffici, attesa per i prossimi giorni. La versione 2.0 dello strumento partirà dai dati già conosciuti dall’amministrazione finanziaria. Tanto per fare un esempio, si tratta delle informazioni relative alla spesa per immobili o autovetture o ancora per vacanze di importo elevato, che già adesso attraverso vari obblighi di comunicazione confluiscono nel cervellone dell’Anagrafe tributaria come nel caso dello spesometro. Attraverso questi dati, l’Agenzia individuerà i soggetti che presentano uno scostamento superiore al 20% tra redditi dichiarati e quelli, invece, spesi. In questa fase, quindi, niente medie Istat, già oggetto di contestazioni da parte di associazioni di categoria e delle prime pronunce dei giudici arrivate dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del decreto attuativo del 24 dicembre scorso.

A quel punto, però, il contribuente in odore di evasione avrà tempo e modo per dimostrare di essere in regola. La convocazione al contraddittorio riporterà le voci di spesa che fanno segnare lo scostamento significativo rispetto a quanto dichiarato in Unico. Nel confronto con l’ufficio, potrà quindi fornire le giustificazioni per spiegare da dove provenivano i fondi necessari a effettuare gli acquisti. È il caso, per esempio, di Bot o di un’eredità o ancora di una donazione ricevuta da un familiare. È chiaro che più sarà forte la giustificazione fornita e maggiori saranno le chance di credibilità. Per esempio, le tracce del bonifico bancario effettuato dai familiari potrebbero rivelarsi vincenti e convincere l’Agenzia sulla provenienza del reddito a copertura della spesa.

Se non si dovesse arrivare a un’archiviazione della posizione del contribuente, ci sarebbe comunque una successiva e ulteriore fase di confronto. Un’occasione per portare per esempio il biglietto di una giocata al lotto o le carte “utili” a dimostrare un disinvestimento da cui sono arrivati gli extra-redditi rispetto a quanto dichiarato.
Qualora anche in questa seconda occasione gli elementi prodotti non fossero ritenuti validi, entrerebbero allora in scena medie Istat che si riferiscono alle voci di spesa “ignote” all’amministrazione finanziaria. In questo senso le uscite per gli acquisti al supermercato o per capi di abbigliamento e calzature diventerebbero un rafforzativo rispetto alla contestazione originaria e a cui il contribuente non ha fornito adeguata spiegazione. Per abbassare gli importi delle medie Istat basteranno, però, anche ragionamenti e prove verbali.

La soluzione allo studio nella circolare consentirebbe di tenere conto delle medie Istat come previsto dal decreto attuativo ma di fatto attenuandone l’impatto come richiesto da più parti in questi mesi. Comunque, il fisco può giocare la carta dell’adesione all’accertamento e quella della mediazione se l’importo rettificato non supera i 20mila euro per evitare il contenzioso.

redditometro 2.0 – Le 5 fasi dell’accertamento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *