Lavoro

Il promoter non può essere considerato un collaboratore

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La circolare n. 7 del 2013 del Ministero del Lavoro chiarisce che l'attività di promoter difficilmente risulta inquadrabile nell'ottica di una attività di collaborazione
La circolare n. 7 del 2013 del Ministero del Lavoro chiarisce che l’attività di promoter difficilmente risulta inquadrabile nell’ottica di una attività di collaborazione

Il Ministero del lavoro risponde alle richieste di chiarimenti in ordine alla possibilità di far ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative a progetto con riferimento a due specifici ambiti settoriali: il lavoro svolto all’interno di organizzazioni non governative (ONG/ONLUS) e di organizzazioni aventi finalità socio/assistenziali e sanitarie; le attività svolte nel settore commerciale dai c.d. “promoters”. Con l’occasione il Ministero fornisce alcune importanti indicazioni operative ai propri ispettori per uniformare le modalità ispettive.
Nel riprendere quanto gia’ comunicato con precedente circolare, il Ministero del lavoro torna sul tema delle collaborazioni a progetto e fornisce alcune precisazioni al fine di fornire al personale ispettivo indicazioni operative sulle base delle quali uniformare l’attività di vigilanza in ordine all’utilizzo delle collaborazioni a progetto nei settori ONG/ONLUS e con riferimento alla attività di promoter.

In merito alle ONG/ONLUS e ad altre e diverse tipologie di organizzazioni socio assistenziali, il Ministero ricorda che la finalità sociale di ciascuna organizzazione non governativa caratterizza evidentemente il suo oggetto e dunque l’attività svolta dagli appartenenti alla stessa, che operano attraverso forme di collaborazione gratuite ovvero mediante tipologie contrattuali di natura subordinata o autonoma. Laddove l’attività del collaboratore sia connotata da elementi di specificità puntualmente declinati nel progetto e finalizzati al raggiungimento di un autonomo risultato conseguito attraverso una attività che presenti margini di autodeterminazione del prestatore, appare possibile l’utilizzo della tipologia contrattuale in esame.

Più in particolare, la sussistenza di una genuina co.co.pro. è condizionata, nei settori in esame, alla presenza dei seguenti elementi:

  • assoluta determinatezza dell’oggetto dell’attività inteso anche come parte integrante del più generale obiettivo perseguito dall’organizzazione;
  • circoscritta individuazione dell’arco temporale per l’espletamento dell’attività progettuale in funzione dello specifico risultato finale;
  • apprezzabili margini di autonomia anche di tipo operativo da parte del collaboratore, obiettivamente riconoscibili nelle modalità di svolgimento della prestazione stessa ossia per lo svolgimento di compiti non meramente esecutivi;
  • possibilità di obiettiva verifica circa il raggiungimento dei risultati attesi.

In definitiva, la natura autonoma del contratto oggetto di accertamento può essere riconosciuta a condizione che il collaboratore determini unilateralmente e discrezionalmente, senza necessità di preventiva autorizzazione e successiva giustificazione, la quantità di prestazione socio/assistenziale da eseguire e la collocazione temporale della stessa.

Per quanto, invece, riguarda l’attività di promoter, il Ministero osserva che il lavoro si svolge normalmente presso fiere, centri commerciali, convegni (ecc.) e consiste sia nell’organizzazione di un evento e/o sponsorizzazione di un determinato prodotto, mediante la consegna del materiale promozionale o attraverso la pubblicizzazione di specifiche qualità ed offerte in ordine al prodotto stesso. Promoter è chi promuove un prodotto, ma anche chi lo vende nell’ambito di strutture commerciali: tali attività tendenzialmente involgono l’espletamento di compiti per lo più di carattere operativo in attuazione di indicazioni organizzative e logistiche impartite dall’azienda committente, senza la possibilità di rinvenire significativi margini di autodeterminazione da parte del lavoratore, la cui attività, peraltro, non presenta profili di particolare complessità. Secondo il Ministero queste figure somigliano a quelle dei commessi e/o addetti alle vendite che, come già chiarito con circ. n. 29/2012, difficilmente risultano inquadrabili nell’ambito di un genuino rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, pur risultando astrattamente riconducibili ad altri rapporti di natura autonoma.

Il Ministero, inoltre, richiama anche la legge n. 173/2005 in cui si prevede che l’attività in questione, con o senza vincolo di subordinazione, è soggetta all’obbligo del possesso del tesserino di riconoscimento di cui al D.Lgs. n. 114/1998, e che la natura della prestazione svolta senza vincolo di subordinazione deve ritenersi di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore ad euro 5.000.

In linea con le argomentazioni sopra sostenute, ove non trovi applicazione la disciplina di cui alla legge da ultimo menzionata, il Ministero invita il proprio personale ispettivo ad esaminare la fattispecie concreta posta in essere ed eventualmente ricondurre nell’alveo della subordinazione le eventuali collaborazioni a progetto, previa puntuale verifica dell’assenza dei requisiti richiesti dall’art. 61, D.Lgs. n. 276/2003, o della sussistenza di quelli di cui all’art. 2094 c.c.

E ancora: qualora il promoter si occupi di allestimento di postazioni per la vendita dei prodotti, realizzato da personale “fornito” dall’azienda produttrice mediante diverse tipologie contrattuali, in tal caso vanno verificate, in primo luogo, la tipologia del rapporto a base della prestazione di servizi (sia esso un appalto o una prestazione accessoria alla vendita), e, in secondo luogo, la corrispondenza del tipo contrattuale alle modalità di effettiva prestazione lavorativa posta in essere.

Conclude il ministero con una importante precisazione: l’indicazione fornita opera esclusivamente sotto il profilo della metodologia accertativa, al fine di orientare e uniformare l’attività ispettiva, non volendo dunque costituire alcun indice presuntivo di carattere generale in ordine ai criteri di distinzione tra attività di natura autonoma e subordinata.

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