Diritto

Il prestanome va sempre punito per l’omessa dichiarazione IVA

Risponde del reato di omesso versamento dell’IVA il mero prestanome, amministratore esclusivamente di diritto dell’azienda. Infatti, la prestazione del nome comporta, anche sotto il profilo del dolo eventuale, l’assunzione della effettiva responsabilità della condotta. Il prestanome, con la sua funzione di schermo, accetta il rischio di vedersi attribuite eventuali condotte illecite del soggetto schermato
Risponde del reato di omesso versamento dell’IVA il mero prestanome, amministratore esclusivamente di diritto dell’azienda. Infatti, la prestazione del nome comporta, anche sotto il profilo del dolo eventuale, l’assunzione della effettiva responsabilità della condotta. Il prestanome, con la sua funzione di schermo, accetta il rischio di vedersi attribuite eventuali condotte illecite del soggetto schermato

Risponde del reato di omesso versamento dell’IVA il mero prestanome, amministratore esclusivamente di diritto dell’azienda. Infatti, la prestazione del nome comporta, anche sotto il profilo del dolo eventuale, l’assunzione della effettiva responsabilità della condotta. Il prestanome, con la sua funzione di schermo, accetta il rischio di vedersi attribuite eventuali condotte illecite del soggetto schermato. Tale principio è stato ribadito dalla Terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2850 depositata il 22 gennaio 2015.

IL FATTO
L’Amministratore di diritto di una società – c.d. “prestanome” – veniva processato per il reato di omesso versamento dell’IVA, previsto dall’art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/00.
L’imputato veniva condannato sia in primo grado che in appello.

Ricorreva, pertanto, in Cassazione lamentando, in buona sostanza, di non essere lui il soggetto attivo del reato, con conseguente violazione del principio di responsabilità penale ex art. 27 Cost. (“La responsabilità penale è personale”). Infatti egli sarebbe stato un mero prestanome dell’amministratore di fatto, che era suo padre. Non era, pertanto, configurabile il reato, neppure a titolo di dolo eventuale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato, confermando definitivamente la condanna a suo carico. In particolare, i Supremi giudici ricordano che la prestazione del nome comporta, anche sotto il profilo del dolo eventuale, l’assunzione della effettiva responsabilità della condotta. Il prestanome, con la sua funzione di schermo, accetta il rischio di vedersi attribuite eventuali condotte illecite del soggetto schermato.

A tal proposito la Corte richiama alcuni precedenti pronunce (n. 14432/2014, n. 7770/2014) secondo cui l’amministratore di diritto di una società, rispetto all’amministratore di fatto della medesima, è chiamato a rispondere del reato omissivo contestato, quale diretto destinatario degli obblighi di legge, in quanto il fatto stesso della accettazione (o del mantenimento) della carica attribuisce anche specifici doveri, tra i quali quelli di vigilanza e di controllo, la cui violazione comporta una responsabilità penale diretta, che si concretizza sulla base della sola consapevolezza che da quella condotta emissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato (dolo generico), ovvero l’accettazione del rischio che questi si verifichino (dolo eventuale).

Il prestanome potrebbe andare esente da responsabilità solo se viene esclusa in capo a quest’ultimo qualunque ingerenza nella gestione societaria (sentenza n. 47110/2013), ma ciò non coincide con il mero rimettere la gestione effettiva ad un altro soggetto.

In conclusione, dunque, concedere il nome significa assumere, quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale, la responsabilità dell’impresa formalmente rappresentata. Concedere il nome implica, dunque, il dolo eventuale anche rispetto alle condotte criminose dell’amministratore di fatto.
Peraltro, il rapporto padre-figlio, così come qualunque altro rapporto di parentela o di amicizia, non sono titoli idonei ad escludere la responsabilità del prestanome.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2850/2015

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