Diritto

Il portiere di un condominio può essere assunto “per fatti concludenti”

Il perfezionamento di un contratto di lavoro subordinato può ben avvenire per fatti concludenti anche nei confronti di un soggetto giuridico non personificato, quale è il condominio, anche per periodi precedenti alle delibere assembleari, e l’esercizio del potere direttivo nei confronti del lavoratore può ritenersi integrato anche dal controllo effettuato dai singoli condomini
Il perfezionamento di un contratto di lavoro subordinato può ben avvenire per fatti concludenti anche nei confronti di un soggetto giuridico non personificato, quale è il condominio, anche per periodi precedenti alle delibere assembleari, e l’esercizio del potere direttivo nei confronti del lavoratore può ritenersi integrato anche dal controllo effettuato dai singoli condomini

Il perfezionamento di un contratto di lavoro subordinato può ben avvenire per fatti concludenti anche nei confronti di un soggetto giuridico non personificato, quale è il condominio, anche per periodi precedenti alle delibere assembleari (in relazione alla continuativa esplicazione dell’attività lavorativa, all’occupazione dello stabile condominiale assegnato ed all’accettazione della prestazione da parte del condominio), e l’esercizio del potere direttivo nei confronti del lavoratore può ritenersi integrato anche dal controllo effettuato dai singoli condomini.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 5297 del 6 marzo 2014.

IL FATTO

Il ricorso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma, confermando la decisione del Tribunale, rigettava la domanda di due sorelle volta all’accertamento del loro rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di un condominio dal 1990 al 2002, con conseguente condanna al pagamento delle differenze retributive maturate, nonché alla declaratoria di illegittimità del licenziamento loro intimato, con condanna al risarcimento dei danni anche non patrimoniali subiti, ed al rimborso delle somme spese per i lavori effettuati nell’immobile del condominio in cui avevano vissuto.

La Corte territoriale aveva escluso la configurabilità di un duplice rapporto di lavoro per lo svolgimento di mansioni semplici espletabili da un unico lavoratore, rilevando la mancata indicazione da parte delle ricorrenti della persona che le avrebbe assunte, non ritenendo rilevanti allo scopo neppure i verbali delle assemblee condominiali, meri atti preparatori, tanto più in assenza di prova circa la percezione di compensi o la sottoposizione a direttive di lavoro.

Avverso tale sentenza le due lavoratrici proponevano ricorso con sette motivi.

In particolare, per quanto quì di nostro interesse, le due lavoratrici rilevavano come i verbali assembleari recassero delibere condominiali di assunzione con mansioni di portierato, assunzione accettata dalle stesse per fatti concludenti, attraverso la continuativa esplicazione dell’attività lavorativa e l’occupazione dello stabile condominiale assegnato. Lamentavano inoltre la mancata considerazione da parte della sentenza dell’assegnazione dell’alloggio condominiale ai fini del riconoscimento del dedotto rapporto lavorativo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Per la Suprema Corte la sentenza impugnata non è correttamente motivata. Da un lato essa esclude la configurabilità di un rapporto di lavoro delle due ricorrenti solo perché ritiene che la circostanza che si tratti di mansioni semplici, espletabili anche da un unico lavoratore, non consenta la costituzione di un duplice rapporto. Tale affermazione, non supportata peraltro da alcuna evidenza relativa alla quantità del lavoro espletato, non è sufficiente ad escludere la costituzione di un duplice rapporto di lavoro, se del caso con le particolari modalità del rapporto di portierato e con orari di lavoro compatibili. Si è del resto affermato che la riduzione dell’orario di lavoro rispetto alle previsioni della normativa collettiva, concordata dalle parti per loro particolari fini e per determinati effetti, non è da sola sufficiente per escludere l’esistenza di un rapporto di portierato e, quindi, l’applicabilità dei relativi contratti collettivi di categoria nei confronti del lavoratore che svolge attività di sorveglianza ai cancelli di un comprensorio immobiliare, costituito da più palazzine ognuna delle quali fornita di un portiere.
Per altro verso, la sentenza ha ritenuto decisiva la mancata indicazione da parte delle ricorrenti della persona che le avrebbe assunte, al fine di escludere la costituzione del rapporto di lavoro, in ragione della mancanza di personalità giuridica del condominio.

La sentenza, da un lato, non ha tenuto conto delle due delibere assembleari del 1998 con le quali il condominio ha deciso di instaurare con ciascuna delle ricorrenti un rapporto di lavoro “per ore 27 mensili a tariffa sindacale per lavori di manutenzione e pulizia“, come si legge nelle delibere, trascurando l’insegnamento di questa Corte secondo il quale l’assemblea dei condomini oltre ad avere il potere di delegare l’amministratore a concludere un determinato contratto, fissando i limiti precisi dell’attività negoziale da svolgere, ha anche il potere di prestare direttamente il proprio consenso alla conclusione di un contratto, non essendo previsto alcun divieto al riguardo nella disciplina del condominio e non sussistendo alcun impedimento tecnico-giuridico per una efficace manifestazione di volontà negoziale da parte dell’assemblea.

La sentenza ha pure omesso di considerare che il perfezionamento del rapporto di lavoro può ben avvenire per fatti concludenti anche nei confronti di un soggetto giuridico non personificato, qual è il condominio, e ciò non solo a seguito delle due delibere assembleari del 1998, ma se del caso anche per il periodo precedente (in relazione alla continuativa esplicazione dell’attività lavorativa, all’occupazione dello stabile condominiale assegnato ed all’accettazione della prestazione da parte del condominio) in relazione alle risultanze istruttorie (non valutate nell’ottica indicata dalla Corte Territoriale) e, se del caso, anche in relazione a presunzioni desumibili dalle ricamate delibere o da altri documenti indicati dalle ricorrenti. La Corte ha omesso di valutare altresì le prove fornite al fine di verificare l’occupazione dell’alloggio condominiale, le particolari modalità della prestazione senza predeterminazione di orario ma in relazione al contenuto delle mansioni medesime, la dedotta continuità della prestazione delle ricorrenti, il loro inserimento stabile nella struttura datoriale, l’assenza di rischio d’impresa, e la rilevanza di tali aspetti in relazione ad un rapporto di lavoro di portierato (cfr., per alcune delle questioni indicate, Sez. I, Sentenza n. 11638 del 04/12/1990, secondo la quale nel rapporto di portierato, in cui la subordinazione deve essere ravvisata nell’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro, esercitato anche mediante il controllo dei singoli condomini, la somministrazione dell’alloggio ubicato nell’edificio condominiale, ove non risulti giustificata da un diverso titolo, deve presumersi effettuata, in favore del lavoratore che vi dimora, al fine di svolgervi il servizio di portierato, che implica l’attività di vigilanza e custodia, alla prestazione delle quali è finalizzata la suddetta somministrazione).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5297/2014

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