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Il nuovo Isee punta al traguardo

Il nuovo Isee punta al traguardo
Il Dpcm che ridisegna e aggiorna l’Indicatore della situazione economica equivalente con cui si certifica la cosiddetta «prova dei mezzi» per l’accesso a prestazioni, servizi sociali o assistenziali dovrebbe essere varato questa mattina dal Consiglio dei ministri, anche se non compare all’ordine del giorno

Finalmente esce dai cassetti di palazzo Chigi la riforma dell’Isee. Il Dpcm che ridisegna e aggiorna l’Indicatore della situazione economica equivalente con cui si certifica la cosiddetta «prova dei mezzi» per l’accesso a prestazioni, servizi sociali o assistenziali dovrebbe essere varato questa mattina dal Consiglio dei ministri, anche se non compare all’ordine del giorno.
Si tratta di un passaggio formale ma anche cruciale per questa riforma dopo il doppio stop subìto lo scorso dicembre con la bocciatura da parte della Consulta della norma di delega (articolo 5 del «Salva Italia») e la successiva mancata intesa in Conferenza unificata per il «no» della Regione Lombardia. Dopo quei passaggi il presidente del Consiglio decise di rinviare comunque il varo con deliberazione motivata del testo per evitare di mandarlo all’esame di Camere che stavano per essere sciolte. Ora che il nuovo Parlamento è insediato, il Governo procede. Il Dpcm dovrebbe essere poi vagliato dalle Commissioni speciali e, dopo le eventuali ulteriori correzioni, approvato in via definitiva.

L’attuale Isee – un terzo della popolazione ne possiede uno in corso di validità – ha un impianto normativo che risale al 1998 e mostra tutti i segni del tempo. Come si legge nell’ultimo Rapporto di monitoraggio del ministero del Lavoro, il vecchio Isee ha scarse capacità selettive nella «coda bassa» della distribuzione dei redditi, visto che oltre il 10% dei nuclei familiari presenta sempre un Isee nullo (mentre un quinto della popolazione non supera mai i 3mila euro). Ancora, la componente patrimoniale è molto limitata dalle franchigie sulla prima casa, tanto è vero che per quasi il 60% della popolazione Isee il patrimonio non ha alcun effetto sul valore dell’indicatore, mentre nel Sud circa il 96% dei soggetti con Isee (80% nella media nazionale) dichiara di non possedere né un conto corrente né un libretto di risparmio. Anni di applicazione hanno dimostrato che esso sfavorisce i soggetti disabili o non autosufficienti, penalizza i genitori naturali non conviventi, non tutela quelle famiglie che si trovino temporaneamente in condizioni di difficoltà perché il capofamiglia ha perso il lavoro.

A tutti questi malfunzionamenti pone rimedio la revisione complessiva dell’Isee contenuta nel Dpcm elaborato dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e soprattutto dal sottosegretario Maria Cecilia Guerra, la quale ha ridisegnato lo strumento dopo un lungo confronto con le parti sociali, Anci, Upi, Forum del Terzo settore, Forum famiglie, le associazioni delle persone disabili, l’Inps, l’Agenzia delle Entrate e il ministero dell’Economia.
Il testo, 14 articoli in tutto, non modifica il metodo di calcolo dell’Indicatore ma ne migliora la capacità selettiva, attribuendo un peso maggiore alle componenti patrimoniali e finanziarie che concorrono alla determinazione del reddito disponibile, in cui vengono incluse anche somme «fiscalmente esenti». Il nuovo Isee viene differenziato a seconda delle prestazioni richieste e ricalibrato per meglio rappresentare la situazione economica di famiglie numerose (tre o più figli) o con carichi particolarmente gravosi. Tra le novità più interessanti c’è l’introduzione del cosiddetto «Isee corrente», vale a dire la possibilità di aggiornare l’Indicatore di ciascun componente del nucleo familiare nel caso di perdita o riduzione anche temporanea del reddito da lavoro. Novità anche sulle informazioni che dovranno essere fornite per avere il nuovo Isee: non ci si fermerà all’autocertificazione e saranno acquisite d’ufficio da Inps e Agenzia delle Entrate informazioni già disponibili che non verranno richieste al cittadino; in compenso il sistema dei controlli sarà più efficiente, basato sull’incrocio degli archivi ed effettuato ex ante, per evitare agevolazioni a chi non ne ha veramente bisogno.

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