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Il nuovo Isee fissa il traguardo a febbraio

Il nuovo Isee fissa il traguardo a febbraio
Il nuovo Isee punta al debutto non prima di febbraio dell’anno prossimo

Il nuovo Isee punta al debutto non prima di febbraio dell’anno prossimo. Il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che riscrive le regole dell’indicatore della situazione economica delle famiglie attende ancora il via libera del Ministero dell’Economia. Il dicastero di Via XX Settembre è chiamato a dare il proprio “concerto” sul testo proposto dal Lavoro dopo le ultime modifiche, introdotte in seguito ai pareri delle commissioni parlamentari, arrivati all’inizio di agosto.
Nel giro di una ventina di giorni, poi, potrebbe arrivare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopodiché i Comuni e tutti gli enti che erogano prestazioni sociali con sconti e aiuti per le famiglie in disagio economico (dagli asili alle mense scolastiche, fino ai servizi per disabili), dovranno adeguare i propri regolamenti e le tariffe al nuovo sistema di calcolo dell’indicatore.
Questa è la tabella di marcia prevista dal Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra, che segue la riforma dell’Isee da quando, ormai due anni fa, il Governo Monti, con il Dl «salva Italia» (Dl n. 201/2011, articolo 5), fissò questo intervento tra le priorità, con l’obiettivo di una maggiore equità.

L’iter del decreto attuativo è stato travagliato: il provvedimento è passato attraverso la bocciatura della norma di delega dalla Corte Costituzionale, nella parte in cui non prevedeva l’accordo con la Conferenza Stato-Regioni, e attraverso lo stop, proprio in Conferenza unificata, della Lombardia. Superati questi ostacoli – anche con una modifica del testo che fa salve le competenze e le prerogative di Regioni e Comuni nella gestione delle politiche sociali – il decreto sembra arrivato all’ultimo giro di boa.

Rispetto all’Isee usato oggi, datato 1998, il nuovo indicatore dà più peso agli immobili (pur tenendo conto dei costi per chi ha un mutuo) e ai risparmi delle famiglie, dai Bot alle azioni. È meglio calibrato per fotografare la situazione economica dei nuclei numerosi, e con carichi gravosi, come la presenza di familiari disabili. Sarà possibile, poi, farsi calcolare un «Isee corrente», riferito a un periodo di tempo più ravvicinato rispetto alla richiesta di una prestazione, se un componente o più della famiglia hanno perso il lavoro.
Con la richiesta dell’Isee, bisognerà dichiarare il possesso di auto, di moto di grossa cilindrata, di barche. Infine, più severità nei controlli: una serie di informazioni non saranno autocertificate, ma acquisite d’ufficio dall’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. I dati presenti negli archivi della Pubblica Amministrazione potranno essere incrociati, prima dell’accesso alle prestazioni, per smascherare eventuali infedeltà nelle dichiarazioni dei cittadini.

È strettamente legata al nuovo Isee la proposta di riforma organica del welfare in Italia elaborata dall’Istituto per la ricerca sociale, in collaborazione con il Capp, il Centro di analisi delle politiche pubbliche delle università di Modena e Reggio Emilia, che sarà presentata a Milano giovedì 26 settembre, al convegno «Costruiamo il welfare di domani» (al Pime, in Via Mosé Bianchi 94).

La proposta di revisione del welfare avanzata dall’Irs si basa sull’ipotesi di redistribuire la spesa per interventi socio-assistenziali, 67 miliardi di euro, introducendo, al posto delle prestazioni attuali, un assegno unico per le famiglie con figli, una dote di cura per gli anziani non autosufficienti e un reddito minimo di inserimento per i nuclei in povertà (a tal proposito leggi questo articolo).
L’assegno unico per le famiglie con minori, in particolare, andrebbe a sostituire le detrazioni fiscali Irpef per familiari a carico e gli assegni familiari: due prestazioni che oggi costano allo Stato 17,7 miliardi. Uno degli obiettivi della proposta è superare il problema dell’incapienza: una parte consistente delle famiglie non può beneficiare infatti delle detrazioni Irpef per familiari a carico, perché ha un reddito così basso che l’imposta da versare non è abbastanza ampia da assorbire lo sconto fiscale.
L’obiettivo della riforma è poi quello di sostenere le coppie e i monogenitori con figli minori, rispetto all’attuale modello di welfare, che è concentrato soprattutto sugli interventi (monetari e non) a favore degli anziani. «I punti cardine della nostra proposta sull’assegno per le famiglie con minori – spiega Paolo Bosi, del Capp – sono l’universalità della prestazione, prevista non solo per i lavoratori dipendenti ma anche per gli autonomi, e la maggiore selettività rispetto ai mezzi del nucleo familiare».

Il nuovo Isee

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