Lavoro

Il mercato del lavoro, spina nel fianco degli investitori stranieri in Italia, Whirpool cerca di tagliare 500 posti di lavoro

La rigidità del mercato del lavoro è motivo di frustrazione per le imprese straniere che investono in Italia, a causa di una scarsa flessibilità in uscita
La rigidità del mercato del lavoro è motivo di frustrazione per le imprese straniere che investono in Italia, a causa di una scarsa flessibilità in uscita

La rigidità del mercato del lavoro è motivo di frustrazione per le imprese straniere che investono in Italia. Il Wall Street Journal fa l’esempio della Whirpool, che “da tre anni prova a tagliare 500 posti di lavoro in Italia, con solo parziale successo“.

Dal punto di vista degli investitori Usa, è titolo di merito il fatto che nell’Arkansas il leader mondiale di elettrodomestici ci abbia messo solo otto mesi l’anno scorso per chiudere una fabbrica con mille dipendenti. La difficoltà di ridurre costi e capacità produttive non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa. Il contrasto – osserva il Wall Street Journal – spiega in parte perché gli utili del business nordamericano della Whirpool sono in aumento, mentre la sua filiale europea è “immersa nelle perdite”.

Durante la crisi, fa notare il quotidiano, le imprese Usa sono riuscite a tagliare i costi in patria e ad aumentare gli utili nonostante la tiepida ripresa nel Nord America. In Europa non ci riescono, “paralizzate da rigide leggi sul lavoro, alti costi del personale e sensibilità politiche sui tagli di posti di lavoro“, visti i livelli di disoccupazione a due cifre. L’Europa “è il posto più lento del mondo” per tagliare i costi, ha detto recentemente il Ceo della Whirpool Jeff Fettig.

La resistenza dei sindacati si è dimostrata il principale ostacolo, sottolinea il Wall Street Journal. Salvatore Barone, dirigente della Cgil, spiega che la resistenza è maggiore a causa della gravità della crisi: “Se perdiamo posti di lavoro in una grande azienda con molti lavoratori, oggi è difficile se non impossibile trovare un’alternativa per questa gente“. Il sindacato, aggiunge Barone, sta trattando con 150 aziende su tagli fino a 150mila posti di lavoro, il triplo delle possibili riduzioni di posti di lavoro nelle aziende manifatturiere italiane con cui aveva a che fare cinque anni fa.

Con le condizioni dell’eurozona peggiori del previsto, rilanciare il proprio business europeo è una “sfida” per imprese Usa come Xerox e Ibm, che hanno mancato le previsioni del primo trimestre a causa delle filiali europee. L’Europa è “impantanata nella melassa”, dice Alexander “Sandy” Cutler, Ceo del produttore di componenti elettriche e idrauliche Eaton. Caterpillar sta cercando di tagliare 1400 posti in Belgio, Ford Motors progetta di chiudere tre fabbriche in Europa entro il 2014. Alcune imprese Usa hanno gettato la spugna, come la Koch che ha venduto il suo business di carta igienica alla svedese Svenska Cellulosa.

Negli Usa, dal 2007 Whirpool ha tagliato 11mila posti di lavoro. Lì ci è voluto in media un anno per chiudere un impianto. In Europa, lo stesso processo richiede due o tre anni. E l’azienda ci ha messo più di tre anni per tagliare circa 4mila posti di lavoro.
In Italia, Whirpool sta cercando di tagliare 500 posti di lavoro provando a convincere i lavoratori a trasferirsi in altri siti o accettare il pensionamento anticipato. “Tre anni dopo, deve ancora ottenere tutti i tagli pianificati“.

E’ difficile – continua il Wall Street Journal – perfino fare “minimi cambiamenti”, come spostare i lavoratori dal fabbricare frigoriferi al fabbricare forni perché spesso i contratti di lavoro vietano il cambiamento. Nella fabbrica Whirpool vicino a Napoli – prosegue – i dipendenti lavorano lo stesso numero di ore durante l’anno, anche se l’azienda vende molti più frigo e freezer in primavera che in inverno. Avendo eccessivi stock di magazzino in inverno, l’impresa ha cercato di convincere i lavoratori a lavorare di più nei periodi di punta e di meno in quelli calmi. Dopo sei mesi, ha raggiunto solo “un accordo parziale” con i sindacati per ridistribuire i lavoratori e l’azienda tuttora produce troppe macchine nei mesi di fiacca.

Per aumentare la flessibilità e affrontare il problema della perdita di produttività nell’ultimo decennio, l’Italia ha di recente cambiato le leggi sul lavoro, puntualizza il Wall Street Journal. Barone fa notare che nei contratti di lavoro vengono gradualmente inserite nuove clausole che permettono alle aziende di potenziare i turni per far fronte alle vendite. Ma per i vertici di Whirpool ciò potrebbe non bastare. “La domanda non si riprende. Se cala ancora – avverte il Ceo Fettig – dovremo fare qualcosa di più per tagliare i costi in Europa“.

E intanto la stampa Usa continua a stupirsi del fatto che in Italia la pizza ormai la fanno gli immigrati: nonostante la disoccupazione si avvicini al 12%, osserva un servizio della Cnn, gli italiani snobbano i lavori tradizionali come quello del pizzaiolo.

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