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Il Mef fissa a 294mila euro il “tetto” per gli stipendi dei manager di Anas, Rai e Ferrovie

Il Mef fissa a 294mila euro il "tetto" per gli stipendi dei manager di Anas, Rai e Ferrovie
Stretta in arrivo per gli stipendi dei manager pubblici che non potranno superare i 300mila euro

Stretta in arrivo per gli stipendi dei manager pubblici. Secondo lo schema di decreto del ministero dell’Economia appena trasmesso alle Camere per il parere, i compensi degli amministratori con deleghe di Anas, Rai e Ferrovie non potranno superare i 300mila euro, mentre per le altre 18 società controllate dal Mef i compensi dei vertici saranno fissati all’80% o al 50% del trattamento economico del primo presidente della Cassazione, che per quest’anno ammonta a 302.934,12 euro.

La regolamentazione degli emolumenti è contenuta nello Schema di decreto del Ministro dell’economia e delle finanze relativo ai compensi per gli amministratori con deleghe delle società controllate dal Ministero dell’economia e delle finanze» trasmesso alla Camera il 10 settembre scorso ed attualmente all’attenzione della commissione Bilancio, che dovrà rendere il parere entro il 30 settembre.

La relazione che accompagna il Dm (5 articoli) ripercorre i criteri utilizzati dai tecnici ministeriali per individuare i criteri oggettivi per regolamentare il tetto agli stipendi avvalendosi in particolare della metodologia sviluppata dalla Luiss Business School (Osservatorio Executive Compensation) in base a criteri valore della produzione e degli investimenti. Nella prima fascia di emolumenti (100% stipendio I° presidente Cassazione) troviamo Anas, Ferrovie e Rai. Nella seconda fascia (80%) troviamo le società Invitalia, Coni servizi, Consap, Consip, Enav, Ente Eur, Gse, Poligrfico dello Stato, Sogei e Sogin. In terza fascia (50%), infine, si collocano Arcus, Cinecittà Luce, Italia Lavoro, Ram, Sicot, Mefop, Sogesid, e Studiare Sviluppo, come le precedenti tutte controllate dal Ministero dell’Economia.

Lo schema del Dm è stato predisposto dal Ministero dell’Economia in attuazione del Dl n. 201/2011 (legge n. 214/2011), meglio nota come “Manovra Monti” o “Salva Italia”, che prevede la «classificazione per fasce sulla base di indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi delle società non quotate», direttamente controllate dal Ministero e «la determinazione, per ciascuna fascia, del compenso massimo al quale i Consigli di amministrazione delle società devono fare riferimento, secondo criteri oggettivi e trasparenti, per la determinazione dogli emolumenti da corrispondere».

Il provvedimento tiene conto, in particolare del Dl n. 95/2012 sulla spending review, che prevede che i compensi degli amministratori delle società controllate dal tesoro non possano in nessun caso essere superiori al compenso del I° presidente dalla Cassazione.

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