Diritto

Il giudice non può sostituirsi alla valutazione del datore di lavoro per l’avanzamento in carriera

Il diritto soggettivo del lavoratore ad essere promosso ad una categoria, grado o classe superiore presuppone una disciplina collettiva che garantisca l'avanzamento come effetto immediato di determinate condizioni di fatto, delle quali sia accertata l'esistenza prescindendo da ogni indagine valutativa del datore di lavoro; pertanto, nell'ipotesi in cui la disciplina collettiva in tema di promozioni rimetta il giudizio di merito, sulle attitudini e le capacità professionali, esclusivamente al datore di lavoro, il giudice, nel rispetto della libertà di iniziativa economica garantita dall'articolo 41 della Costituzione, non può sostituirsi al datore medesimo
Il diritto soggettivo del lavoratore ad essere promosso ad una categoria, grado o classe superiore presuppone una disciplina collettiva che garantisca l’avanzamento come effetto immediato di determinate condizioni di fatto, delle quali sia accertata l’esistenza prescindendo da ogni indagine valutativa del datore di lavoro; pertanto, nell’ipotesi in cui la disciplina collettiva in tema di promozioni rimetta il giudizio di merito, sulle attitudini e le capacità professionali, esclusivamente al datore di lavoro, il giudice, nel rispetto della libertà di iniziativa economica garantita dall’articolo 41 della Costituzione, non può sostituirsi al datore medesimo

Il diritto soggettivo del lavoratore ad essere promosso ad una categoria, grado o classe superiore presuppone una disciplina collettiva che garantisca l’avanzamento come effetto immediato di determinate condizioni di fatto, delle quali sia accertata l’esistenza prescindendo da ogni indagine valutativa del datore di lavoro; pertanto, nell’ipotesi in cui la disciplina collettiva in tema di promozioni rimetta il giudizio di merito, sulle attitudini e le capacità professionali, esclusivamente al datore di lavoro, il giudice, nel rispetto della libertà di iniziativa economica garantita dall’articolo 41 della Costituzione, non può sostituirsi al datore medesimo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13863 del 18 giugno 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Napoli, confermando la decisione del giudice di prime cure, rigettava la domanda proposta da un lavoratore nei confronti del proprio datore di lavoro, volta ad ottenere, tra le altre cose, il risarcimento dei danni per la mancata progressione in carriera, quale funzionario, ed il supplemento di retribuzione per l’attività lavorativa svolta.

La Corte di merito, in particolare, precisava che sarebbe stata rimessa al datore di lavoro la valutazione discrezionale relativa alla promozione a funzionario, non potendo il giudice sostituirsi al datore di lavoro nel compimento delle operazioni di scelta.

Infine era infondata anche la domanda per perdita di chance, non risultando che il datore di lavoro, nella nomina dei funzionali, avesse violato i principi di buona fede e correttezza.

Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione il dipendente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal dipendente. Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, infatti, il diritto soggettivo del lavoratore ad essere promosso ad una categoria, grado o classe superiori presuppone una disciplina collettiva che garantisca l’avanzamento come effetto immediato di determinate condizioni di fatto, delle quali sia accertata l’esistenza prescindendo da ogni indagine valutativa del datore di lavoro; pertanto, nell’ipotesi in cui la disciplina collettiva in tema di promozioni rimetta il giudizio di merito, sulle attitudini e le capacità professionali, esclusivamente al datore di lavoro, il giudice, nel rispetto della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost., non può sostituirsi al datore medesimo, potendo sindacarne l’operato solo se la mancata promozione sia espressione di una deliberata violazione delle regole di buona fede e correttezza che presiedono allo svolgimento del rapporto di lavoro (Cass. 5 aprile 2012 n. 5477; Cass. 26 maggio 2003 n. 8350; Cass. 1 agosto 2001 n. 10514; Cass. 30 maggio 1990 n. 5062).

Nella specie la Corte di merito ha osservato che alcun diritto soggettivo vantava il ricorrente alla promozione, atteso che, a norma dell’art. 61 CCNL delle aziende di credito del 22 giugno 1995, le promozioni dei funzionari venivano effettuate dall’azienda in relazione alle proprie esigenze organizzative e funzionali, tenendo presenti le attitudini a ricoprire il grado superiore, la capacità professionale e le particolari attitudini del dipendente; che il diritto alla promozione non poteva discendere dal fatto che il ricorrente aveva asseritamente svolto attività particolarmente qualificata, conseguendo sempre la qualifica di ottimo, ovvero dalla circostanza di avere svolto una eccessiva mole di lavoro; che il ricorrente, ai fini risarcitori, non aveva allegato e dimostrato di possedere concrete ed effettive probabilità di conseguire la promozione rispetto ad altri dipendenti.

In replica a tali affermazioni il ricorrente rileva che il rispetto, da parte del datore, delle “regole procedurali avrebbe reso altamente probabile la sua promozione”, ma non indica quali regole il datore di lavoro abbia violato. Aggiunge che se il datore avesse applicato “i criteri di selezione” previsti dall’art. 61 del CCNL sopra citato, con elevato grado di probabilità sarebbe stato promosso, ma non precisa quali criteri il datore di lavoro abbia omesso di osservare. Assume che il datore non ha effettuato “quella doverosa attività di comparazione tra più posizioni”, ma omette di precisare le posizioni degli altri dipendenti che hanno ottenuto la promozione. Deduce di essere stato immotivamente escluso dalle tornate promotive degli anni 1991, 1994 e 1996, “tenuto conto della sua fulminante carriera e della notevole capacità professionale dimostrata”, non considerando che per la promozione a funzionario, secondo la indicata disposizione contrattuale, il giudizio sulle attitudini a ricoprire il grado, sulla capacità professionale e i precedenti di carriera e di lavoro è attribuita all’imprenditore, al quale, nel rispetto della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost., non può sostituirsi il giudice, e che l’operato del datore di lavoro può essere sindacato solo se la mancata promozione sia espressione di deliberata violazione delle regole di buona fede e correttezza, evenienza questa non ricorrente nella specie.

Per questi motivi la Corte di Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 13863/2014

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