Diritto

Il furto non esonera dal saldo Iva

Non sempre il furto delle merci esonera dal pagamento dell'Iva, dal momento che per evitare il versamento dell'imposta occorre tenere conto del contesto in cui il furto ha avuto luogo
Non sempre il furto delle merci esonera dal pagamento dell’Iva, dal momento che per evitare il versamento dell’imposta occorre tenere conto del contesto in cui il furto ha avuto luogo

Non sempre il furto delle merci esonera dal pagamento dell’Iva, dal momento che per evitare il versamento dell’imposta occorre tenere conto del contesto in cui il furto ha avuto luogo. In sintesi, è comunque dovuta l’Iva su merce rubata e soggetta al regime del deposito doganale quando il momento impositivo è scattato all’importazione.

La sentenza della Corte di giustizia Ue C-273/12 ha riportato l’attenzione sulle conseguenze del furto in termini d’insorgenza del debito Iva, contribuendo a definire il quadro in materia, fermo alla sentenza C-435/03 del 14 luglio 2005.

Nel 2005 il procedimento ha affrontato il caso di un furto di merci (sigarette) stoccate in un deposito fiscale e ha escluso che in una simile ipotesi si potesse configurare il sorgere di un debito d’imposta. Anzitutto perché l’Iva è corrisposta sulle cessioni di beni a titolo oneroso, mentre il furto di merci non dà luogo, per definizione, a un qualsivoglia corrispettivo finanziario a favore della persona che ne è vittima; in secondo luogo per “cessione di un bene” ai fini Iva si intende il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario, mentre il furto fa di colui che lo commette il semplice detentore (senza titolo legittimo) delle merci. Inoltre, aggiunge la Corte, se il furto fosse considerato di per sé un fatto generatore dell’imposta, indipendentemente cioè da un’importazione o cessione, mancherebbe un corrispettivo individuabile, sicché la base imponibile Iva sarebbe puramente fittizia, mentre tale grandezza deve essere certa e non frutto di una stima. Pertanto, il furto non costituisce in sé un fatto generatore dell’imposta e chi lo subisce non è tenuto a corrispondere l’Iva all’erario.

Questa conclusione non può essere estesa al caso in cui il furto abbia riguardato beni detenuti in regime di deposito doganale, fattispecie affrontata nella causa C-273/12.
L’articolo 70 della direttiva 2006/112/CE stabilisce il principio per cui il fatto generatore si verifica e l’imposta diventa esigibile nel momento in cui è effettuata l’importazione di beni. L’articolo 71, paragrafo 1 della medesima direttiva, prevede, al comma 1, che quando i beni sono vincolati, sin dalla loro entrata nell’Unione, al regime di deposito doganale, il fatto generatore e l’esigibilità dell’imposta si verificano solo nel momento in cui i beni sono svincolati da tale regime. Tuttavia, il comma 2 del medesimo articolo regola il caso particolare in cui, per i beni importati assoggettati a dazi doganali, prelievi agricoli o imposte di effetto equivalente istituite nell’ambito di una politica agricola comune, il fatto generatore dell’imposta si verifica, e l’imposta diventa esigibile, nel momento in cui scattano il fatto generatore e l’esigibilità dei dazi stessi.

In base all’articolo 203 del Codice doganale comunitario l’obbligazione doganale sorge e, di conseguenza, i dazi diventano esigibili, al momento della sottrazione delle merci detenute in regime di deposito doganale alla sorveglianza doganale, ovvero al momento del furto delle stesse – siccome il furto non è atto idoneo ad estinguere l’obbligazione doganale (si veda la sentenza della Corte Ue cause riunite 186/82 e 187/82) – con la conseguenza che l’Iva diventa esigibile (con i dazi) nello stesso momento, in applicazione del richiamato articolo 71, paragrafo 1, comma 2, della direttiva Iva.
In questo contesto il principio della sentenza C-435/03 non può essere richiamato al fine di escludere il debito Iva. Infatti, in tale procedimento il fatto generatore esaminato era la cessione di beni a titolo oneroso, mentre nella sentenza C-273/12 il fatto generatore è l’importazione delle merci. Il furto ha fatto sorgere un’obbligazione doganale all’importazione e l’esigibilità dei dazi ha automaticamente comportato – in forza dell’articolo 71 – anche l’esigibilità dell’imposta. Inoltre, è possibile determinare con certezza la base imponibile Iva perché il fatto generatore è rappresentato dall’importazione delle merci e quindi è il valore dei beni dichiarato in dogana a fungere da parametro per l’applicazione dell’Iva.

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