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Il Fisco insiste: il nuovo Redditometro non sarà retroattivo

Il Fisco insiste: il nuovo Redditometro non sarà retroattivo
Linea dura dell’Agenzia delle Entrate contro la retroattività del nuovo redditometro per gli accertamenti antecedenti il periodo d’imposta 2009

Linea dura dell’Agenzia delle Entrate sulla retroattività del nuovo redditometro per i periodi antecedenti il 2009. Sono queste le indicazioni a cui gli uffici dovranno attenersi durante le procedure di controllo e in sede di contenzioso con le proprie strategie difensive.
Con la direttiva n. 15/13, la direzione centrale Affari legali e contenzioso dell’Agenzia spiega le ragioni per cui le nuove disposizioni non si applicano a periodi di imposta anteriori al 2009 sugli accertamenti sintetici. La direttiva trae origine dalla dichiarata necessità di assumere una posizione ufficiale rispetto all’interpretazione resa sulla questione sia dalla dottrina, sia dalla giurisprudenza, circa l’efficacia retroattiva del nuovo redditometro, introdotto con il Dm 24 dicembre 2012. Secondo queste tesi, infatti, la maggior efficienza del nuovo strumento presuntivo costituirebbe un’indiretta conferma delle criticità di quello precedente e pertanto si tratterebbe, di fatto, di una “correzione” legislativa volta a garantire maggiore affidabilità di risultato.

Le Entrate, in contrasto con queste conclusioni, formulano nella direttiva alcune considerazioni a sostegno dell’irretroattività dello strumento. In primo luogo, sarebbe proprio il legislatore a escluderla quando, nell’articolo 22 del Dl n. 78/10, al comma 1, ha previsto che le modifiche apportate all’articolo 38 del Dpr n. 600/73 sono applicabili solo per gli accertamenti dal 2009 in avanti. Ulteriore conferma in tal senso si riscontra anche nel Dm del 24 dicembre 2012.
La direttiva spiega, poi, le ragioni per le quali il redditometro non sarebbe paragonabile agli studi di settore, la cui applicazione retroattiva della versione aggiornata costituisce ormai un principio condiviso anche dall’amministrazione. Al riguardo è precisato che gli studi «evoluti» e «integrati», rappresentano una metodologia analoga e, quindi, comparabile alla precedente, consentendone così l’applicazione in periodi d’imposta antecedenti.
Per il redditometro, invece, a parere dell’Agenzia è proprio la differente metodologia a escludere un’applicazione retroattiva. Infatti, mentre i Dm del 1992 consentono di determinare il reddito complessivo in relazione alla disponibilità di un bene, per il nuovo strumento la presunzione sintetica si fonda sulla somma dell’ammontare di ciascuna tipologia di spesa. In altre parole, con il vecchio metodo è determinato il reddito a prescindere dalla spesa effettivamente sostenuta dal contribuente, con il nuovo sono propri i costi sostenuti, o attribuibili su base statistica a fondare la presunzione.

Per esemplificare, nella nota si è ipotizzato un contribuente con un’autovettura di potenza pari a 24 cavalli fiscali, ovvero 150 kw. Con il redditometro, in base ai coefficienti previsti, il reddito totale doveva essere di 41.284,00 euro. Con il nuovo metodo, invece, le caratteristiche dell’autovettura consentono di determinare solo il costo su base statistica (circa 6.500 euro) per l’acquisto di pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti e servizi vari. Tale valore, però, non rappresenta il reddito totale e complessivo del contribuente (come accade con il vecchio strumento), ma solo la spesa verosimile per quell’automezzo. Proprio per tale ragione secondo l’Agenzia non è possibile comparare i due risultati.

La direttiva, conclude quindi che tra “vecchio” e “nuovo” emerge una sostanziale disomogeneità sia nell’approccio metodologico alla determinazione del reddito, sia nella base dati di riferimento (da una parte beni indici, dall’altra totale costi sostenuti). Nella stessa nota, però, viene espressamente indicato che con il nuovo redditometro occorre sommare tutti gli altri numerosi elementi di spesa individuati dalla tabella di cui al Dm del 2012. Da ciò, dunque, appare evidente che, aggiungendo al costo dell’auto sopra ipotizzato tutti gli altri costi attribuibili al contribuente, è comunque determinato un presunto reddito complessivo, al pari del vecchio metodo.
Chiarito che, per l’Agenzia, non è possibile un paragone limitato al risultato del singolo bene indice, essendo necessaria la sommatoria di tutte le spese, resta da chiedersi perché il valore complessivo così determinato non possa essere confrontato con il precedente metodo accertativo. Non resta, quindi, che proporre il quesito in sede contenziosa al giudice tributario.

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