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Il Fisco frena sulle indagini finanziarie

Il Fisco frena sulle indagini finanziarie
Meno contribuenti sottoposti a controlli bancari e meno accertamenti rafforzati da verifiche sui conti correnti. È quanto emerge dalla relazione sul rendiconto generale dello Stato effettuata dalla Corte dei Conti

Meno contribuenti sottoposti a controlli bancari e meno accertamenti rafforzati (o «assistiti» come si dice in gergo tecnico) da verifiche sui conti correnti. Un calo sensibile soprattutto rispetto al 2012: anno in cui era stato raggiunto il picco nell’utilizzo di questo strumento. È quanto emerge dalla relazione sul rendiconto generale dello Stato effettuata dalla Corte dei Conti.

Se si guarda al solo operato delle Entrate, i contribuenti sottoposti a verifiche bancarie sono stati 11.644 lo scorso anno: un valore inferiore di oltre il 21% rispetto ai dodici mesi precedenti e addirittura del 39% nel confronto con il 2012. Per quanto riguarda, invece, la Guardia di finanza il 2014 ha fatto registrare una ripresa rispetto al 2013 (6.822 rispetto a 5.706) ma la riduzione è comunque significativa (-26,1%) sul 2012. Un trend che si riflette anche sulla dinamica (seppur con proporzioni diverse) della maggior imposta accertata dalle Entrate grazie agli accertamenti con controlli bancari e del maggior imponibile determinato dalle Fiamme gialle.

Fin qui i numeri fotografati dalla Corte dei Conti, secondo la quale «complessivamente limitato appare il numero dei soggetti sottoposti a indagine avvalendosi di tale mezzo istruttorio». Bisogna comunque ricordare che è necessario una procedura rafforzata a tutela del contribuente per attivarle: devono essere autorizzate, infatti, dal direttore regionale delle Entrate o dal comandante regionale della Guardia di Finanza.

Ma a cosa è attribuibile la frenata? Una spiegazione potrebbe essere ricercata negli ultimi indirizzi (in ordine di tempo) sull’attività di controllo: la circolare 25/E/2014. Il documento di prassi delle Entrate sottolinea che lo strumento va utilizzato in relazione a imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi «solo a valle di un’attenta attività di analisi del rischio che faccia emergere significative anomalie dichiarative, preferibilmente quando è già in corso un’attività istruttoria dell’ufficio». E, anche nelle circostanze in cui viene consigliato il ricorso a questa tecnica di indagine, l’indicazione è di farlo «evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari e tenendo conto degli indici di capacità contributiva». Tradotto in altri termini, un input a un utilizzo molto mirato delle indagini finanziarie dopo aver effettuato un’analisi preventiva di intelligence sul contribuente a rischio-evasione. Non a caso i numeri, oltre a segnalare la riduzione delle indagini, sottolineano anche l’assottigliamento dello spread tra contribuenti sottoposti a verifiche bancarie e accertamenti: si è passati dagli oltre 7mila del 2012 ai 184 del 2014. Senza dimenticare che la Consulta a ottobre scorso ha bocciato la norma in base alla quale i prelievi bancari non giustificati di professionisti e autonomi potevano essere considerati automaticamente compensi in nero.

Inoltre, con la creazione della Superanagrafe dei conti correnti, i movimenti bancari e finanziari (seppur di sintesi in questo caso) diventano sempre di più un elemento per migliorare e potenziare l’analisi di rischio preventiva e quindi garantire ai controlli un maggior margine di successo in chiave antievasione. Superanagrafe a cui anche la Gdf ha chiesto di accedere per raffinare la capacità di analisi sull’evasione ma anche sugli illeciti collegati come riciclaggio e contraffazione.

Intanto lo scenario normativo è in movimento. Le modifiche previste nello schema di Dlgs attuativo della delega sulle sanzioni hanno fatto molto discutere, tanto che si è arrivati a parlare di «tassa sul bancomat» delle partite Iva. In realtà, come precisato proprio dalla direttrice delle Entrate Rossella Orlandi, i prelievi bancari non giustificati dei titolari di reddito d’impresa «non saranno più considerati come ricavi in sede di rettifica, ma saranno esclusivamente colpiti con una sanzione commisurata al loro ammontare». Non ci sarà, invece, «nessuna sanzione o presunzione» per i soggetti diversi dagli imprenditori, ossia gli autonomi o i contribuenti senza partiva Iva.

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