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Il Fisco alza il tiro sulle false fatture

Il Fisco alza il tiro sulle false fatture
Anche il contribuente raggirato con fatture inesistenti, o vittima di “frodi carosello” rischia di dover subire le contestazioni del fisco. Le operazioni inesistenti, infatti, sono sempre più sotto la lente dell’amministrazione finanziaria

Anche il contribuente raggirato con fatture inesistenti, o vittima di “frodi carosello” rischia di dover subire le contestazioni del fisco. Le operazioni inesistenti, infatti, sono sempre più sotto la lente dell’amministrazione finanziaria. Con il rischio che vengano trattati allo stesso modo casi di frodi – che denotano un oggettivo intento evasivo – e altri che, invece, riguardano contribuenti spesso inconsapevoli di aver acquistato beni e servizi da soggetti che non hanno idonee strutture o non adempiono agli obblighi fiscali e contabili.
A rendere poi molto complessa la questione contribuisce anche la più recente giurisprudenza non sempre univoca e conforme. La principale distinzione da tenere presente, anche per difendersi, è tra operazioni oggettivamente inesistenti e quelle soggettivamente inesistenti.

I casi oggettivi. Nel primo caso l’operazione decritta nel documento fiscale non è mai avvenuta o è avvenuta solo parzialmente. Si indica ad esempio la cessione di determinati beni che non sono mai stati venduti.
In queste ipotesi di inesistenza oggettiva l’amministrazione rettifica sia l’Iva detratta sia il costo dedotto dall’acquirente, in quanto non essendo stata effettuata l’operazione fatturata non è possibile beneficiare di alcuna deduzione o detrazione.
Fa eccezione il caso in cui, a seguito dell’acquisto mai avvenuto, il contribuente altrettanto fittiziamente rivenda i beni (mai acquistati) conseguendo quindi dei ricavi (inesistenti). Con l’articolo 8 del Dl 16/2012 è stato previsto che non concorrono alla formazione del reddito i componenti positivi direttamente afferenti a costi e spese non sostenuti, entro il limite non ammesso in deduzione. È tuttavia prevista una sanzione dal 25% al 50% delle spese non sostenute. In sostanza, in sede di accertamento, devono essere decurtati dal totale dei ricavi dichiarati dal contribuente, i componenti positivi, direttamente afferenti costi e spese non sostenuti, nella misura in cui i costi (essendo falsi) non sono stati ammessi in deduzione. Avviene, così, una neutralizzazione – in favore del contribuente – dei ricavi fino all’ammontare dei costi ritenuti indeducibili.
Va detto che in presenza di fatture oggettivamente inesistenti, di norma, non ci sono dubbi sulla connivenza dell’acquirente che riceve questi documenti e deduce gli importi nonostante non abbia acquistato alcunché.

I casi soggettivi. Nelle fatture soggettivamente inesistenti, invece, l’operazione è regolarmente avvenuta ma uno dei due soggetti – cedente o cessionario – non è quello reale. Il caso più frequente riguarda fornitori/produttori di beni che in realtà non hanno alcuna capacità produttiva ma si rivolgono a terzi che vendono a loro nome la merce.
Gli uffici, peraltro, sono soliti muovere tali contestazioni anche se il fornitore non ha adempiuto agli obblighi fiscali (dichiarazione, versamento). I casi recenti riguardano le prestazioni rese nel settore edile spesso svolte da soggetti in possesso di partita Iva che emettono fattura ma omettono tutti gli adempimenti fiscali. L’amministrazione pretende di rettificare l’Iva al contribuente che ha ricevuto le fatture perché le ritiene soggettivamente inesistenti. Ma l’acquirente può essere inconsapevole degli illeciti altrui, non avendone, peraltro, tratto alcun vantaggio.
Da tener presente, poi, che la maggior parte di queste operazioni attengono a settori in cui non è possibile determinare un esatto valore economico della prestazione: quindi un prezzo, apparentemente inferiore a quello di mercato, non è indice di frode. Ciò a maggior ragione negli ultimi anni, in quanto le imprese, pur di effettuare determinati lavori, praticano forti sconti.
C’è quindi da sperare che alcuni uffici, come già fanno altri, operino un distinguo tra le varie situazioni, altrimenti si rischia di colpire chi non ha commesso alcuna violazione.

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