Diritto

Il disconoscimento della fattura da parte del fornitore fa scattare la condanna per frode fiscale

Il disconoscimento della fattura da parte del fornitore fa scattare la condanna per frode fiscale
Il disconoscimento della fattura da parte del fornitore è sufficiente a far scattare la condanna per frode fiscale se la dichiarazione è confermata dalla Guardia di Finanza

Il disconoscimento della fattura da parte del fornitore è sufficiente a far scattare la condanna per frode fiscale se la dichiarazione è confermata dalla Guardia di Finanza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16338 del 20 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Torino, confermando la decisione del Tribunale, ha condannato il legale rappresentante di una società per il reato di “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.
In particolare, a seguito di alcuni accertamenti della Guardia di Finanza, era stata rilevata una fattura emessa da un’altra società per un imponibile di 350.000 euro oltre IVA per 70.000 euro. Dai successivi accertamenti presso l’anagrafe tributaria era emerso, però, che la società emittente non aveva posto in essere operazioni attive negli anni di imposta dal 2004 al 2007; l’amministratore della società in questione disconosceva la fattura, confermando che in quel periodo non erano state emesse fatture di vendita. Dalle contabilità di entrambe le società non risultava annotata alcuna fattura, motivo per cui, nel disattendere i motivi di appello, il Collegio territoriale ha ritenuto che tale fattura fosse relativa ad operazioni inesistenti.
Ricorrevano, pertanto, tutti gli elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi, del reato contestato, avendo l’imputato utilizzato una fattura per operazioni inesistenti al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto.
Nel ricorso per cassazione, l’imputato deduce l’erronea valutazione delle dichiarazioni fornite da un soggetto interessato a fornire quella versione dei fatti e cioè a negare di aver venduto il materiale inerte di cui alla fattura in contestazione. Tale dichiarazione – secondo la tesi difensiva – non poteva essere posta da sola a fondamento dell’affermazione di responsabilità, avendo la società emittente interesse ad occultare un’eventuale propria irregolarità, vale a dire l’omessa annotazione in contabilità e la conseguente violazione degli obblighi fiscali in relazione al prezzo incassato.
Denuncia, inoltre, la illogicità della motivazione nella parte in cui si dà per scontata, pur in assenza dì qualsiasi indizio, l’inoperatività della società emittente, non tenendosi conto che proprio l’omessa denuncia per quegli anni di componenti attivi di reddito poteva giustificare il disconoscimento della fattura.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’imputato. Osservano, sul punto, gli Ermellini come la Corte territoriale abbia correttamente evidenziato che dagli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza era emerso che la società emittente negli anni dal 2004 al 2007 non aveva mai realizzato operazioni attive e tanto era confermato dalla mancanza di annotazione in contabilità di fatture (e quindi anche di quella apparentemente emessa in favore dell’imputato); le dichiarazioni della società che disconosceva la fattura costituivano, quindi, soltanto il riscontro agli accertamenti oggettivi della Guardia di Finanza.
Ha, inoltre, correttamente sottolineato la Corte territoriale che la società emittente non aveva alcun interesse a rendere mendaci dichiarazioni, in quanto, non essendo la società operativa, non vi era alcuna necessità di occultare redditi; né erano emerse altre fatture non registrate.
Per contro l’imputato non aveva fornito alcun elemento per dimostrare l’effettività della operazione di cui alla fattura (anche attraverso prove dichiarative) ed aveva interesse a far figurare elementi passivi fittizi di rilevante importo.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 16338/2015

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