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Il decreto scuola diventa legge, in tre anni 69mila docenti assunti

Il decreto scuola diventa legge, in tre anni 69 mila docenti assunti
Assunzioni per 69mila docenti nel piano triennale previsto dal Dl scuola. I nuovi insegnanti saranno per metà vincitori di concorso e per il 50% precari

Il Senato ha convertito in legge il decreto scuola voluto dal Ministro Maria Chiara Carrozza. 150 sì, 15 no e 61 astenuti per un provvedimento che il governo ritiene fondamentale, perché per la prima volta dopo tanti anni di austerità si investe e non si taglia. Il primo esempio riguarda le assunzioni, in tre anni saranno immessi in ruolo 69mila docenti. Il provvedimento prevede infatti la definizione di un piano triennale di immissioni in ruolo del personale docente, educativo e Ata – Ausiliario tecnico e amministrativo – per gli anni scolastici 2014/2016 (69mila docenti e 16mila Ata nel triennio). Il piano terrà conto dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno e dei pensionamenti. Nella nuova legge sono previste anche borse per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica, finanziamenti per potenziare l’orientamento in uscita dalla scuola secondaria e per la lotta alla dispersione, innovazioni nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Le assunzioni saranno suddivise equamente tra vincitori del concorso vigente (quello del 2012 o quelli precedenti, dove ancora vigenti) e i docenti precari inseriti in graduatoria a esaurimento. Il comma i dell’articolo 15, però, prevede una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, che assicuri l’invarianza finanziaria. In pratica, come avvenuto per le assunzioni a decorrere dal 2011, anche per questo triennio, per conseguire l’obiettivo di una così consistente immissione in ruolo di personale, la legge pone due vincoli: 1) il rispetto degli obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica, per quanto concerne il piano triennale; 2) il rispetto del criterio di invarianza finanziaria, in riferimento all’accordo da sottoscrivere presso l’Aran. «È ancora troppo presto per dire come sarà garantita l’invarianza finanziaria stavolta» spiegano dal Ministero, senza però escludere del tutto che anche per il prossimo triennio si ricorrerà in accordo con i sindacati al rinvio del pagamento degli scatti di anzianità.

Si riduce da cinque a tre anni il periodo di servizio-lasciapassare per il trasferimento in un’altra sede. Per il sostegno agli alunni diversamente abili, il decreto ridetermina la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno: saranno il 75% nell’anno scolastico in corso, il 90% nell’anno 2014/2015 e arriveranno al 100% dal 2015/2016. Sinora la legge prevedeva, invece, un organico pari al 70% del numero dei posti di sostegno complessivamente attivati nell’anno scolastico 2006/2007. Tale previsione era fortemente riduttiva rispetto alle esigenze del territorio e ha dato luogo a moltissime pronunce di condanna del Ministero dell’Istruzione, da parte dei vari tribunali amministrativi regionali, che imponevano di aumentare le ore di sostegno in casi di handicap grave.
Dal prossimo anno scolastico i docenti di sostegno saranno ripartiti equamente a livello regionale, in modo da determinare una situazione di organico percentualmente uguale nei territori. Sempre in tema di assistenza agli alunni con disabilità, il decreto scuola va incontro all’esigenza di un uso più flessibile e razionale dei docenti di sostegno, prevedendo l’unificazione delle quattro aree disciplinari delle attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado e delle relative graduatorie.

Per tutti gli insegnanti assunti a tempo indeterminato il provvedimento introduce una novità rilevante: si riduce da cinque a tre anni il periodo minimo di servizio dopo il quale è possibile chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in un’altra provincia. Si tratta di una misura utile per i tanti docenti che, pur di ottenere una cattedra, hanno accettato di trasferirsi in un’altra città. Ma penalizzante per gli studenti in termini di continuità didattica.

Il Ministro Maria Chiara Carrozza è soddisfatta: «Dopo anni di sacrifici, di tagli alla cieca, come ci ha ricordato anche il Presidente della Repubblica, questo decreto restituisce finalmente risorse e centralità al mondo dell’Istruzione. Sono orgogliosa del lavoro fatto, anche nel passaggio in Parlamento, dove sono arrivati miglioramenti e proposte sulle quali mi impegno a proseguire il confronto».

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