Diritto

Il credito d’imposta non si cumula con altri benefici

Il credito d’imposta previsto per nuovi investimenti in aree svantaggiate non è cumulabile con altri benefici afferenti i medesimi beni che fruiscono di tale credito, escludendo, altresì, l’applicabilità, in tal caso, della regola “de minimis

Il credito d’imposta previsto per nuovi investimenti in aree svantaggiate non è cumulabile con altri benefici afferenti i medesimi beni che fruiscono di tale credito, escludendo, altresì, l’applicabilità, in tal caso, della regola “de minimis”.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 200 del 9 gennaio 2014.

Ad un imprenditore si contestava di avere illegittimamente usufruito, per i medesimi investimenti eseguiti in aree svantaggiate, di due diverse agevolazioni fiscali e cioè l’agevolazione conosciuta come “prestito d’onore”, attraverso un finanziamento in parte a fondo perduto e in parte a mutuo agevolato, nonché l’agevolazione, sotto forma di credito di imposta, prevista per chi esegue nuovi investimenti in dette aree.

Il contribuente, davanti ai giudici tributari, ha avuto ragione, in quanto la Commissione tributaria ha ritenuto che la normativa sulle agevolazioni sotto forma di crediti d’imposta non prevede il divieto di cumulo con i contributi a fondo perduto e che, anzi, secondo circolari della stessa Agenzia delle Entrate sono fruibili gli aiuti che soddisfano i criteri della regola c.d. de minimis, ovvero di importo così poco elevato da non avere un impatto sensibile sugli scambi e sulla concorrenza fra Stati membri e per i quali non vi era obbligo di previa notifica alla Commissione Europea.

L’Agenzia delle Entrate ricorre dunque per cassazione sostenendo che il giudice tributario ha commesso un errore nell’interpretazione della norma che espressamente sancisce il divieto di cumulo rendendo inapplicabile la regola de minimis.

La Cassazione ha dato ragione all’Amministrazione e ha stabilito che – in tema di nuovi investimenti in aree svantaggiate – il credito d’imposta ivi disciplinato non è cumulabile con altri benefici afferenti i medesimi beni che fruiscono di detto credito, escludendo, altresì, l’applicabilità, in tal caso, della regola de minimis.

La questione affrontata dalla Cassazione è nuova ed ha importanti conseguenze, in quanto finalizzata ad impedire che lo Stato possa incorrere nella violazione della normativa comunitaria concedendo aiuti di Stato in misura eccedente alla regola de minimis (ossia 100.000 euro nel triennio), così circoscrivendo, nell’ambito dei suoi legittimi poteri discrezionali, benefici fiscali entro soglie predefinite, anche individuate per relationem rispetto a norme dell’ordinamento comunitario.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 200/2014

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