Diritto

Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori deve controllare le opere in corso

Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori deve controllare le opere in corso
Tra gli obblighi di controllo gravanti sulla figura del coordinatore dell’esecuzione rientra anche quello di tenersi attentamente informato circa lo sviluppo delle opere in corso, controllando, in ciascuna fase ed in specie per quelle in cui siano individuati specifici rischi, la predisposizione in modo adeguato delle necessarie misure di sicurezza

Gli obblighi posti a carico del coordinatore per l’esecuzione dei lavori configurano una posizione di garanzia tutt’altro che formale e limitata alla astratta previsione dei presidi e delle procedure di sicurezza da osservare, ma sostanziale e stringente, dovendosi la stessa, in particolare, spingersi alla verifica della corretta e concreta osservanza delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e adeguarsi al procedere dei lavori, ancorché alla stregua di una funzione di alta vigilanza alla quale è estranea una costante e assidua presenza in cantiere. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 28132 del 2 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello, in parziale riforma della decisione di primo grado, rideterminava in sei mesi di reclusione la pena inflitta ad un imputato per il reato di cui all’art. 589 cod. pen. allo stesso ascritto per avere cagionato, per colpa, la morte di un operaio edile verificatasi a seguito di una caduta mentre effettuava lavori di demolizione della muratura di un fabbricato sopra una scala a circa sei metri di altezza; colpa consistita in negligenza, imperizia e imprudenza e, specificamente, nell’avere l’imputato, quale coordinatore per l’esecuzione dei lavori, omesso di verificare l’applicazione delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, in particolare sostenendo che nessun addebito poteva essergli mosso, posto che la vittima aveva iniziato a lavorare la mattina stessa del sinistro ed egli non ne era stato messo al corrente e non avrebbe pertanto potuto prevedere che quel giorno ci sarebbe stato in cantiere un operaio. Più in generale rilevava che l’appaltatore aveva omesso di avvisarlo che quel giorno sarebbero iniziati lavori sulla parte esterna dell’immobile e che sarebbero stati pertanto nuovamente presenti in cantiere gli operai, di cui uno appena assunto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’imputato. In particolare, la Suprema Corte ricorda come dall’incarico di coordinatore per l’esecuzione dei lavori discendano gli obblighi di:

  • coordinare e controllare l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;
  • verificare l’idoneità del piano operativo di sicurezza redatto dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice; organizzare la cooperazione ed il coordinamento delle attività all’interno del cantiere;
  • segnalare al committente o al responsabile dei lavori le inosservanze delle disposizioni di legge riferite ai datori di lavoro o ai lavoratori autonomi.

Orbene, precisano gli Ermellini, non può dubitarsi che una tale congerie di doveri imposti dalle norme menzionate (ora trasposte in termini coincidenti nel Testo unico per la sicurezza del lavoro di cui al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) a carico del coordinatore per l’esecuzione dei lavori configuri a carico di questo una posizione di garanzia tutt’altro che formale e limitata alla astratta previsione dei presidi e delle procedure di sicurezza da osservare, ma sostanziale e stringente, dovendosi la stessa, in particolare, spingersi alla verifica della corretta e concreta osservanza delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e adeguarsi al procedere dei lavori, ancorché alla stregua di una funzione di alta vigilanza alla quale è estranea una costante e assidua presenza in cantiere.

Proprio in ragione di tale concezione degli obblighi di controllo, ispirata a criteri di effettività e adeguamento al procedere dei lavori, non può fondatamente sostenersi che l’insorgenza in concreto di tali obblighi presupponesse che il coordinatore avesse da altri comunicazione del materiale avvio della fase lavorativa che riguardava la parete esterna dell’immobile, dovendosi al contrario ritenere che tra tali obblighi rientrasse anche quello di tenersi attentamente informato circa lo sviluppo delle opere in corso, controllando, in ciascuna fase ed in specie per quelle in cui erano stati individuati specifici rischi, la predisposizione in modo adeguato delle necessarie misure di sicurezza.

Diverso sarebbe ove al contrario il coordinatore avesse precisa contezza, per averne avuto comunicazione dallo stesso appaltatore, di una sospensione sine die dei lavori e la loro ripresa fosse da imputare a improvvisa e inopinata iniziativa dello stesso appaltatore e/o del suo dipendente, ciò che però non risulta nemmeno dedotto nel caso di specie.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 28132/2015

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