Diritto

Il concordato preventivo non salva l’imprenditore dal reato

Il concordato preventivo non salva l’imprenditore dal reato
Il reato di omesso versamento dell’IVA sussiste anche quando la società abbia, prima delle scadenze previste, ottenuto il concordato preventivo

Il reato di omesso versamento dell’IVA sussiste anche quando la società abbia, prima delle scadenze previste, ottenuto il concordato preventivo. Infatti, l’accesso alla procedura di concordato è una scelta pienamente libera dell’imprenditore che non può portare, come sua conseguenza, ad eludere gli obblighi giuridici aventi rilievo pubblico, come il versamento dell’IVA alle scadenza previste.
Tanto più che il tributo IVA ha natura di risorsa comunitaria, per cui un’eventuale transazione fiscale potrebbe portare solo ad una dilazione del pagamento e non ad una sua riduzione.

A fornire queste interessanti precisazioni è la Corte di Cassazione, sezione III penale, con la sentenza n. 44283 del 31 ottobre 2013.

IL CASO

L’amministratore di una S.p.A. veniva indagato per il reato di cui all’art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000, per aver omesso di versare l’IVA autoliquidata dalla società per il 2010.
Il GIP disponeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sui beni del manager indagato. Il Tribunale del riesame, tuttavia, annullava la misura cautelare ritenendo non sussistente il reato di omesso versamento IVA. Infatti, la società era stata ammessa, in data precedente alla scadenza del termine previsto per il versamento dell’imposta, alla procedura di concordato preventivo. Per cui, a parte la situazione di crisi in cui si trovava, un eventuale pagamento del debito col fisco avrebbe violato il principio della par condicio creditorum.

LA NORMATIVA

L’art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000 (omesso versamento di IVA) punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non versi l’IVA, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.
Per far scattare l’ipotesi di reato è necessario che l’evasione dell’imposta sia superiore ad euro 50.000 per ciascun periodo di imposta.
Questa fattispecie riguarda direttamente l’interesse del Fisco alla tempestiva ed efficace riscossione delle imposte così come autoliquidate dallo stesso contribuente nella dichiarazione annuale.
Per completezza, si ricorda che il concordato preventivo è una procedura concorsuale nata per venire incontro alle necessità dell’imprenditore che si trova in una situazione di crisi di impresa.
Esso consiste, in estrema sintesi, in un accordo tra imprenditore e creditori sotto il controllo giudiziario.
A seguito della riforma del diritto fallimentare con il D.Lgs. n. 5/2006, è stata prevista la possibilità di presentare la domanda di transazione delle obbligazioni tributarie, ai sensi dell’art. 182-ter l.f.
La transazione fiscale – applicabile solo all’interno delle procedure concorsuali – rappresenta una particolare procedura transattiva tra fisco e contribuente sottoposto a concordato ed ha ad oggetto la possibilità di pagamento in misura ridotta e/o dilazionata del credito tributario.
Nel caso dell’IVA, trattandosi di tributo comunitario è ammessa soltanto una dilazione del pagamento ma non un abbattimento dell’imposta dovuta.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Il P.M. ricorreva per Cassazione avverso l’ordinanza del tribunale del riesame. La pubblica accusa evidenziava, in particolare, che la dilazione IVA non è ammissibile se l’imprenditore è stato ammesso al concordato senza transazione fiscale.
Inoltre, avendo tale tributo natura di risorsa comunitaria, sul quale lo Stato italiano non ha competenza a transigere, la transazione fiscale può prevedere solo una eventuale dilazione del pagamento senza alcuna possibilità di limitare l’entità dell’imposta da versare.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44283 del 31 ottobre 2013, ha accolto il ricorso del P.M., annullando l’ordinanza impugnata e rinviando ad una nuova sezione del tribunale del riesame.
I giudici ricordano, anzitutto, che la legislazione vigente impone che nel concordato preventivo il debito IVA vada comunque pagato per intero, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, proprio in virtù del carattere sovranazionale del tributo (direttiva Consiglio n. 2006/112/CE; Corte di Giustizia, causa C-500/10).
Infatti, è ormai pacifico, anche in giurisprudenza (Cass. n. 7667/2012), il principio per cui, nel caso di omologazione del concordato preventivo con transazione fiscale, la proposta, con riferimento all’IVA, può riguardare solo la dilazione del pagamento.
Tale impostazione è rafforzata dalle disposizioni del Decreto Crescita (D.L. n. 179/2012) che stabilisce, con riferimento alla possibilità di stipulare un accordo con i creditori che “con riguardo ai tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea (IVA) (…) il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento”.
Del resto – sottolinea la Suprema Corte – l’accesso alla procedura di concordato è una scelta pienamente libera dell’imprenditore che non può portare, come sua conseguenza, ad elidere gli obblighi giuridici aventi rilievo pubblico, come il versamento dell’IVA alle scadenza previste.
In altri termini, il concordato preventivo non esclude la configurabilità del reato tributario di cui all’art. 10-ter, con particolare riferimento al debito IVA scaduto e da versare, in quanto il debitore, pur nella “strettoia” della propria condizione finanziaria e patrimoniale (propria, quantomeno, della situazione di crisi), ha di fronte a sé una pluralità di soluzioni: a partire dalla transazione fiscale sino al piano che, indicando la prioritaria soddisfazione del debito IVA rispetto a tutti gli altri, ove presentato tempestivamente in vista delle scadenze (e quindi, previa ammissione del relativo concordato), raggiunga anche l’approvazione dei creditori e la conseguente omologazione del Tribunale, fatti giuridici idonei a consentire la successiva esecuzione dei pagamenti.
I giudici, infine, ricordano che la fattispecie di omesso versamento IVA ha natura di reato omissivo istantaneo, che si perfeziona alla scadenza del termine entro cui doveva essere effettuato il pagamento. A tal proposito, è irrilevante che la società contribuente, e per essa il suo legale rappresentante, sia stata ammessa alla procedura del concordato preventivo in data precedente, tanto più che, nel caso di specie, la società con l’istanza di concordato non aveva richiesto una specifica transazione fiscale. Di conseguenza, non aveva ottenuto alcuna dilazione di pagamento.
Da qui, l’annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio al tribunale per un nuovo esame del caso, condotto alla luce dei principi espressi dalla Corte.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 44283/2013

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