Diritto

Il concessionario della riscossione è parte del contraddittorio

Il concessionario della riscossione è parte del contraddittorio
Nel processo tributario, il concessionario del servizio di riscossione è parte quando oggetto della controversia è l’impugnazione di atti viziati da errori ad esso direttamente imputabili e, cioè, nei casi di vizi propri della cartella di pagamento e dell’avviso di mora, ai quali va equiparata l’ipotesi di omessa adozione dell’atto richiesto, come nel caso di silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso avanzata dal contribuente

Nel processo tributario, il concessionario del servizio di riscossione è parte quando oggetto della controversia è l’impugnazione di atti viziati da errori ad esso direttamente imputabili e, cioè, nei casi di vizi propri della cartella di pagamento e dell’avviso di mora, ai quali va equiparata l’ipotesi di omessa adozione dell’atto richiesto, come nel caso di silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso avanzata dal contribuente. In tali ipotesi l’atto va, dunque, impugnato chiamando in causa esclusivamente il concessionario, al quale è direttamente ascrivibile il vizio del provvedimento, seppure reso in forma tacita, non essendo configurabile un litisconsorzio necessario con l’ente impositore. Con la conseguenza che deve considerarsi inammissibile il ricorso proposto esclusivamente nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, non potendosi disporre successivamente l’integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario medesimo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8370 del 24 aprile 2015.

IL FATTO
Una società impugnava, dinanzi alla Ctp di Milano, nei confronti della competente Agenzia delle Entrate, il silenzio-rifiuto serbato da detto Ufficio sull’istanza di rimborso della somma indebitamente versata per la definizione mediante condono di due cartelle di pagamento, relative all’IVA per l’anno di imposta 1997, in ordine alle quali l’Amministrazione aveva, poi, adottato un provvedimento di sgravio in via di autotutela.

Il giudice adito in prime cure accoglieva il ricorso. L’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate veniva, altresì, rigettato dalla Ctr della Lombardia.
In particolare, il giudice di secondo grado riteneva sussistere la contestata legittimazione passiva dell’Agenzia delle Entrate, attesa l’inefficienza della medesima mostrata nel non provvedere tempestivamente allo sgravio della cartelle illegittimamente emesse.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo, in ordine all’eccezione di difetto di legittimazione passiva proposta dall’Agenzia delle Entrate, che, quand’anche fosse ravvisabile una pronuncia da parte del giudice di appello, questa sarebbe anzitutto affetta da un evidente vizio motivazionale. La Ctr avrebbe, invero, omesso di considerare quanto affermato dalla stessa contribuente circa il fatto che la società aveva versato al Concessionario per la riscossione, e non all’Agenzia delle Entrate, le somme dovute a titolo di condono, per la definizione delle due cartelle di pagamento notificatele, e che allo stesso Concessionario aveva rivolto l’istanza di rimborso, dopo avere ottenuto lo sgravio di tali cartelle. La medesima aveva, quindi, proposto ricorso – anche se, del tutto erroneamente, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, e non del Concessionario per la riscossione – avverso il silenzio-rifiuto serbato sulla istanza. Sicché, ad avviso della Amministrazione, non si comprenderebbe in base a quale documento allegato agli atti del processo il giudice di seconde cure abbia tratto il convincimento che l’Agenzia delle Entrate sarebbe legittimata a resistere in giudizio, a fronte di una domanda di rimborso di somme percepite da un altro soggetto. La Ctr avrebbe poi violato la norma secondo cui parte del giudizio avrebbe dovuto essere il solo Concessionario della riscossione, che non aveva emesso l’atto richiesto dalla società e non l’Agenzia delle Entrate.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In relazione all’eccezione di legittimazione passiva dell’Agenzia delle Entrate, precisano gli Ermellini, la Ctr si limita all’asserzione – del tutto immotivata ed anapodittica – che risulterebbe dagli atti che la contribuente aveva proposto la domanda di rimborso delle somme versate per il condono, sia al Concessionario per la riscossione, sia all’Agenzia delle Entrate. E tuttavia, il giudice di appello non precisa in alcun modo sulla base di quale documento, allegato agli atti di causa, abbia tratto il convincimento dell’avvenuta presentazione della domanda di rimborso ad entrambi gli enti, da parte della società. Tanto più che, dalla domanda proposta in prime cure dalla contribuente, si evince, invece, che la medesima aveva versato le somme dovute per il condono esclusivamente al Concessionario per la riscossione, e che a quest’ultimo aveva, di conseguenza, inoltrato la domanda di rimborso.

Ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. n. 546 del 1992, deve considerarsi parte nei processi tributari aventi ad oggetto gli atti della riscossione, oltre ai ricorrente, “il concessionario del servizio di riscossione che (…) non ha emanato l’atto richiesto”, ovvero che – nella specie – ha serbato il silenzio sull’istanza di rimborso.

Nel processo tributario, invero, il concessionario del servizio di riscossione è parte, ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. cit., quando oggetto della controversia è l’impugnazione di atti viziati da errori ad esso direttamente imputabili e, cioè, nei casi di vizi propri della cartella di pagamento e dell’avviso di mora, ai quali va equiparata, secondo la disposizione succitata, l’ipotesi di omessa adozione dell’atto richiesto, come nel caso di silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso avanzata dal contribuente. In tali ipotesi l’atto va, dunque, impugnato chiamando in causa esclusivamente il concessionario, al quale è direttamente ascrivibile il vizio del provvedimento, seppure reso in forma tacita, non essendo configurabile un litisconsorzio necessario con l’ente impositore. Con la conseguenza che deve considerarsi inammissibile il ricorso proposto esclusivamente nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, non potendosi disporre successivamente l’integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario medesimo (cfr. Cass. 3242/2007; 5832/2011).

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Nel processo tributario, il concessionario del servizio di riscossione è parte quando oggetto della controversia è l’impugnazione di atti viziati da errori ad esso direttamente imputabili e, cioè, nei casi di vizi propri della cartella di pagamento e dell’avviso di mora, ai quali va equiparata, secondo il disposto dell’art. 10 del D.Lgs. n. 546 del 1992, l’ipotesi di omessa adozione dell’atto richiesto, come nel caso di silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso avanzata dal contribuente.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 8370/2015

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