Lavoro

Il cambio di mansioni passa dalle Commissioni di certificazione

Il cambio di mansioni passa dalle Commissioni di certificazione
Con l’entrata in vigore il 25 giugno scorso del decreto legislativo n. 81/2015, i Consulenti del Lavoro assumono un ruolo importante anche nella fase di assistenza delle parti durante il procedimento di certificazione

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con un comunicato stampa del 23 luglio 2015, rende noto agli iscritti che, con l’entrata in vigore il 25 giugno scorso del decreto legislativo n. 81/2015, i Consulenti del Lavoro assumono un ruolo importante anche nella fase di assistenza delle parti durante il procedimento di certificazione.

Dopo 45 anni sparisce, infatti, la nullità degli accordi modificativi delle mansioni peggiorative rispetto a quelle d’assunzione prevista dallo Statuto dei lavoratori.
Un divieto che non lasciava spazio ad eventuali richieste del lavoratore per specifiche esigenze e la giurisprudenza aveva salvato l’estrema ipotesi di accordi intervenuti per evitare un licenziamento.
Un paradosso, una norma a salvaguardia dei diritti del lavoro finiva per penalizzarlo.

Il legislatore, molto pragmaticamente, contempera le due esigenze facendo spazio, da un lato, all’ammissione degli accordi tra le parti ma, dall’altro, perdendo due garanzie.
La prima riguarda la finalità degli accordi, la seconda la verifica della genuinità.

Sotto il primo profilo il nuovo articolo 2103 c.c. prevede che possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del lavoratore riguardante una delle seguenti ipotesi:

  • conservazione dell’occupazione;
  • acquisizione di una diversa professionalità;
  • miglioramento delle condizioni di vita.

Al fine di soddisfare il requisito della legittimità e genuinità del patto, il decreto prevede che l’accordo deve essere stipulato presso le Commissioni di certificazione di cui all’art. 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

I Consulenti del Lavoro potranno prestare assistenza alle parti non solo nella fase di studio, ma anche durante il procedimento certificatorio.

In particolare, sotto il profilo della genuinità del patto, a garanzia dei diritti del lavoratore, l’articolo 2103 c.c., al 6° comma dice che il lavoratore può farsi assistere da un Consulente del Lavoro, da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato.

Dunque, se un lavoratore volesse assicurare una maggiore presenza in famiglia e chiedesse una modifica delle mansioni, dalla quale deriva un sotto inquadramento peggiorativo rispetto a quello d’assunzione, potrebbe certamente sottoscrivere un patto di demansionamento.
Ed il datore di lavoro potrà certamente aderire alla richiesta senza il rischio che lo stesso venga considerato nullo, ma a condizione che il patto venga stipulato presso le Commissioni di certificazione.

Va evidenziato, infine, che il patto di demansionamento, sulla base del nuovo inquadramento, prevede anche la rideterminazione, evidentemente peggiorativa prevista ai commi 2º e 4º dell’articolo 2103 c.c..

D.Lgs. N. 81/2015

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