Lavoro

Il bonus bebè raddoppia: 600 euro per sei mesi anche alle lavoratrici pubbliche

Il bonus bebè si allarga a 360 gradi
Raddoppia il bonus bebé, in importo e campo di applicazione. Infatti, sale a 600 euro mensili (300 l’anno scorso) per sei mesi e ne possono fruire, oltre alle lavoratrici del settore privato e a quelle parasubordinate (ma per soli tre mesi), anche le lavoratrici pubbliche rimaste escluse dalla prima tornata

Raddoppia il bonus bebé, in importo e campo di applicazione. Infatti, sale a 600 euro mensili (300 l’anno scorso) per sei mesi e ne possono fruire, oltre alle lavoratrici del settore privato e a quelle parasubordinate (ma per soli tre mesi), anche le lavoratrici pubbliche rimaste escluse dalla prima tornata. A stabilirlo è il decreto 28 ottobre 2014 pubblicato sulla G.U. n. 287/2014 che disciplina la misura alternativa al congedo parentale per gli anni 2014 e 2015. Le istanze si presentano entro il 31 dicembre di ogni anno (termine che potrebbe essere prorogato per l’anno in corso). Ma c’è un handicap: l’aleatorietà. Infatti, se le risorse non dovessero bastare è previsto che, a domande già presentate, possa essere fissato un Isee per il riconoscimento del diritto o rideterminato l’importo del bonus.

Chi ne può beneficiare
Introdotta dalla legge n. 92/2012 (riforma lavoro Fornero), la misura è finalizzata a sostenere le spese per l’acquisto dei servizi per l’infanzia: uno scambio, possibile solo per le lavoratrici madri, le quali possono fare richiesta del bonus al posto della fruizione del congedo parentale. Il decreto appena pubblicato in G.U. disciplina il beneficio per gli anni 2014 e 2015. Possono presentare richiesta le madri lavoratrici dipendenti e di datori di lavoro privati, nonché le madri lavoratrici iscritte alla gestione separata. La richiesta si può presentare al termine del periodo di congedo di maternità e negli 11 mesi successivi, anche se intanto sia stato già in parte usufruito del congedo parentale.

Un bonus a due vie
Il bonus può essere alternativamente utilizzato per il servizio di baby sitting oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. La prima via è praticata mediante i c.d. «buoni lavoro» o «voucher», attraverso i quali è possibile acquistare prestazioni di lavoro accessorio; la seconda via, invece, è attuata direttamente dai servizi accreditati che ottengono dall’INPS il pagamento diretto del bonus.

Quanto vale il bonus
Il bonus vale 600 euro mensili per un periodo massimo di sei mesi (quindi 3.600 euro totali), in base alla richiesta della lavoratrice. Per le lavoratrici iscritte alla gestione separata, invece, la durata massima si ferma a tre mesi (quindi 1.800 euro in tutto). In caso di lavoratrici a part-time, il bonus è ridotto in misura proporzionale alla riduzione dell’orario di lavoro. Sono fuori dal beneficio, invece, le lavoratrici che con riferimento al figlio per il quale hanno intenzione di presentare richiesta siano totalmente esentate dal pagamento della rete pubblica di servizi all’infanzia o usufruiscono di altri benefici di cui al fondo per le politiche su pari opportunità.

Domande entro fine anno
Per accedere al bonus occorre presentare una domanda in via telematica, in cui specificare tra l’altro l’opzione scelta (servizi baby sitting o rete pubblica) e il numero di mensilità. Mensilità che poi non potranno più essere fruite sotto forma di congedo parentale e che per questo sono comunicate dall’INPS al datore di lavoro. Il decreto stabilisce che per gli anni 2014 e 2015 le domande si possano presentare entro il 31 dicembre di ciascun anno.

L’aleatorietà
L’erogazione del bonus, infine, è vincolata al limite di spesa fissato a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni. A tal fine, il decreto fa riserva della facoltà che, in relazione all’andamento delle domande, possa essere fissato in qualunque momento un tetto Isee al quale subordinare l’accesso al bonus oppure, anche in via concomitante, rideterminare l’importo del bonus.

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