Diritto

Il basso ricarico sui costi non giustifica l’accertamento analitico-induttivo

Il basso ricarico sui costi non giustifica l’accertamento analitico-induttivo
È illegittimo l’accertamento analitico-induttivo fondato sulla mera applicazione di una bassa percentuale di ricarico da parte del contribuente: non si tratta, infatti, di una presunzione grave, precisa e concordante, idonea a giustificare la pretesa

È illegittimo l’accertamento analitico-induttivo fondato sulla mera applicazione di una bassa percentuale di ricarico da parte del contribuente: non si tratta, infatti, di una presunzione grave, precisa e concordante, idonea a giustificare la pretesa. Lo ha stabilito la Ctp di Bolzano con la sentenza n. 61/1/16 depositata il 21 aprile 2016.

IL FATTO
Una società impugnava un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate con il quale venivano contestati quattro rilievi (relativi ai ricavi della produzione, alle sopravvenienze attive, ai canoni di locazione immobili di terzi e agli ammortamenti e svalutazioni) sulla base del p.v.c. del 21.06.2012 relativo all’anno di imposta 2009 e venivano accertati maggiori componenti positivi IRAP e minori componenti negativi IRAP, nonchè un maggiore imponibile IVA.

La contribuente lamentava, tra le altre cose, la carenza dei presupposti richiesti dall’art. 39, comma 1, lett. d) del D.P.R. n. 600/73 per poter procedere ad una ricostruzione analitico-induttiva dei ricavi aziendali. Infatti, l’unica presunzione addotta dall’Ufficio era proprio la bassa percentuale di ricarico applicata dall’impresa, presunzione che però non poteva soddisfare i requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dalla normativa.
Peraltro, venivano prodotti in giudizio diversi annunci pubblicitari, anche della concorrenza, al fine di dimostrare che la percentuale di ricarico applicata era allineata a una pratica commerciale, diffusa nel settore, consistente nell’elargizione di omaggi gastronomici per attirare e trattenere più a lungo gli avventori nelle sale gioco.

LA DECISIONE DELLA CTP BOLZANO
La Ctp di Bolzano ha accolto il ricorso presentato dalla società. In particolare, il Collegio richiama l’orientamento della giurisprudenza di legittimità che ammette il ricorso a tale metodo di accertamento ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. d) del D.P.R. n. 600/73 pure in presenza di contabilità formalmente tenuta, qualora le scritture regolarmente tenute siano tuttavia contestabili sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti che facciano seriamente dubitare della completezza e fedeltà della contabilità esaminata. Nel caso di specie emergevano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili, come peraltro ammesse dalla società, che però ne ridimensionava la portata.

Tuttavia l’Ufficio, nel determinare il ricarico complessivo medio ponderato “presunto” del 224,79% al costo del venduto complessivo in relazione all’attività di bar e caffè, aveva fatto ricorso a presunzioni non connotate da gravità, precisione e concordanza, risolvendosi l’affermazione dell’esistenza di una “bassa” percentuale di ricarico dell’attività (pari al 120,33%) in una mera presunzione, in quanto l’Ufficio non aveva fornito gli elementi sui quali si fondava tale assunto, ma si era limitato a mere generiche affermazioni. Inoltre, lo stesso Ufficio aveva valutato in sede di accertamento con adesione la concreta possibilità di una riduzione dei maggiori ricavi accertati riconoscendo una percentuale significativa di sfrido, che la contribuente non aveva ritenuto però di accogliere.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Ctp Bolzano – Sentenza N. 61/1/2016

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