Fisco

I ricorsi contro il Fisco? Quelli avviati oggi si chiuderanno nell’autunno del 2018

Quando si combatte con il fisco, l’arma da impugnare è prima di tutto la pazienza. Per arrivare a una sentenza di primo grado occorrono in media 965 giorni, cioè due anni e mezzo, e altri due anni e un mese servono per aspettare il giudizio d’appello. Insomma, contando anche l’attesa fra la fine del primo e l’avvio del secondo grado, chi domani mattina decide di impugnare una cartella può sperare di chiudere la partita nell’autunno del 2018. Pagando subito, però, il 30% della somma contestata, come prevede la legge.

I numeri si leggono nel rapporto annuale sul contenzioso tributario diffuso dal ministero dell’Economia. Il fisco batte i contribuenti 39% a 31% in primo grado, e 42% a 36% in appello (gli altri sono esiti intermedi, condoni e così via); la bestia nera dei contribuenti sono i tributi locali, dove l’Agenzia delle Entrate ottiene un giudizio positivo il 53% delle volte, con punte del 63% quando in gioco ci sono Ipt e addizionale Rc Auto, mentre l’Irap vede una leggera prevalenza dei contribuenti e sull’Irpef ce la si gioca. Ma i dati più preoccupanti continuano a essere quelli del calendario.

Il rapporto annuale mostra infatti che i tempi si stanno allungando: l’anzianità media dei ricorsi pendenti è cresciuta l’anno scorso dell’8,1% in primo grado e del 14% in appello. E il Sud si mostra spesso lontano dai numeri medi. I giudici più “riflessivi” sono quelli della commissione tributaria provinciale di Nuoro, che in media fanno stagionare una causa per 4.091 giorni, cioè 11 anni e tre mesi: gli appelli più controversi, invece, si concentrano in Calabria, dove la commissione regionale impiega 1.891 giorni, cinque anni e due mesi abbondanti, per arrivare a una decisione. Una manna per molti contribuenti, perché la cartella si prescrive in media in 5 anni e gli atti interruttivi non possono certo fare miracoli.

Nonostante questo, la mole delle liti accumulate dalle commissioni si sta limando: a fine 2012 sono 686.234 le battaglie legali in corso tra fisco e contribuente, con una flessione del 5,7% rispetto a un anno prima (in pratica si è tornati ai livelli del 2010). Come mai? A spiegare questo dato è il crollo delle liti fiscali, che nel 2012 ha visto solo 209mila cartelle impugnate contro le 261mila dell’anno prima (-19,9%), ma non tanto perché le pretese dell’amministrazione finanziaria siano diventate ineccepibili, tali da spingere il contribuente a pagare senza fiatare. Il fatto è che battagliare con il fisco costa, a causa del contributo unificato e delle sue evoluzioni, e la mediazione ha aperto un canale alternativo. Intanto il battaglione dei giudici tributari continua ad alleggerirsi: a fine 2012 erano 1.973, invece dei 2.112 previsti dall’organico.

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