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I redditi italiani sono i più tassati d’Europa

I redditi italiani sono i più tassati d'Europa
La tassazione italiana sui redditi da lavoro dipendente è la più alta d’Europa (42,8%). L’Italia è seconda sui redditi d’impresa (26,5%) e quarta per le tasse sugli immobili (1,6%)

La tassazione italiana sui redditi da lavoro dipendente è la più alta d’Europa (42,8%). L’Italia è seconda sui redditi d’impresa (26,5%) e quarta per le tasse sugli immobili (1,6%), con il grosso dell’onere imputabile all’Imu. In crescita la pressione fiscale, arrivata a toccare in media il 43,4% nel 2014, con picchi fino al 50,3%. Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto 2008-2014 sul coordinamento della finanza pubblica diffusi ieri dalla Corte dei Conti.

Entrate fiscali
L’analisi della portata fiscale complessiva sul periodo 2008-2014 ha fatto emergere un totale di 45 manovre totali, con 758 misure che, tra maggiori e minori entrate, hanno movimentato complessivamente 520 miliardi di risorse. Questi hanno però portato a una riduzione dell’indebitamento netto da 145 miliardi; tale dato include i 21,6 miliardi stimati di riduzione dell’indebitamento nel 2015, legati all’effetto di trascinamento delle entrate permanenti degli anni precedenti (i cui effetti pesano mediamente l’88% del gettito). La legge di Stabilità in particolare prevede un impatto limitato sull’indebitamento netto.

Prelievo
Secondo la Corte dei Conti, il prelievo su lavoratori e impresa non è equilibrato al prelievo fatto sui consumi, che, al 17,7% risulta inferiore rispetto alla media del 19,8% degli altri paesi Ue. Anche l’Ocse, nella propria elaborazione annuale, ha segnalato il cuneo fiscale sul lavoratore italiano senza carichi familiari, vessato al 48,2% (al sesto posto tra i 34 paesi); numero che sale al 39% in riferimento ai lavoratori con famiglia a carico, il quarto maggiore valore dell’Ocse. «Si tratta» si legge nel rapporto «di evidenze che contrastano con le indicazioni delle istituzioni interne (Banca d’Italia) e degli organismi internazionali (Ocse, Eurostat, Fmi)». La legge di Stabilità, sostiene la Corte, dovrebbe avere impatto positivo sul lavoro e sul costo del lavoro, ma penalizzerà i redditi d’impresa, che subiranno «il maggior onere derivante da misure come la ridotta deducibilità ai fini Ires e Irap degli interessi passivi», e il reddito da capitale, che in 7 anni ha visto 28 provvedimenti, i più pesanti dei quali: l’aumento dell’imposta di bollo e il passaggio dal 20 per cento al 26 per cento dell’aliquota di tassazione delle attività finanziarie. A fronte di ciò, i 18 ritocchi delle aliquote Iva peseranno nei prossimi anni, accanto ai 26 inasprimenti delle accise su petroliferi, alcolici e tabacchi.

Le misure
La tipologia di politica fiscale applicata fino al 2011 è da considerarsi «restrittiva», legata a un maggior peso delle entrate e della riduzione del debito (in primis, il redditometro); quella 2012-2013 ha avuto carattere «espansivo», volta alle riduzioni del prelievo, mentre dal 2014 l’attività è stata di «tipo strutturale», con misure specifiche legate alla riforma fiscale e all’antievasione. In termini di economia sommersa (aggregato più ampio dell’evasione), l’Italia rimane al di sopra della media dei paesi europei, evadendo il 21,1% del Pil, 2 punti in più rispetto al valore medio d’Europa (tra le più virtuose, Austria, Olanda e Regno Unito; tra le meno, Bulgaria, Romania e Lituania).
Le misure attuate a contrasto dell’evasione nel periodo 2008-2014 sono state 13 sulle complessive 45, con un gettito che ha però oltrepassato il 44% del totale del gettito in entrata (64 miliardi).
In materia di Tax expenditures, infine, il fenomeno dell’erosione risulta maggiore di quello evasivo, con un totale di circa 40 miliardi erosi.

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