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I parlamentari italiani sono i più pagati d’Europa: 5 volte il Pil pro capite

I parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa: 5 volte il Pil pro capite
I parlamentari italiani sono, in base alla dimensione dell’indennità in rapporto al Pil pro capite, di gran lunga i più pagati d’Europa. Nel 2012, lo stipendio da deputato in Italia era pari a 4,7 volte il Pil pro capite, contro l’1,8 del Regno Unito

Si spendono molte parole riguardo ai tagli necessari per il nostro paese in maniera tale che l’economia italiana possa decollare. La parola “spending review” è sulla bocca di tutti, anche se sembra che i parlamentari nostrani non siano disposti a tagliare quello che hanno di più caro: gli stipendi.

Il report stilato da Confindustria dimostra come nel rapporto tra la dimensione dell’indennità e il Pil pro capite, i parlamentari italiani risultano essere i più pagati in Europa. Nello scorso anno, il 2012, lo stipendio percepito da un deputato in Italia era pari a circa 4,7 volte il Pil pro capite, molto alto se si pensa che nel Regno Unito il rapporto stimato è dell’1,8.

Ma se si prendono anche in considerazione i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, le spese di trasporto e i rimborsi spese previsti, il rapporto vola al 9,8% per deputato, confrontato con il dato inglese pari al 6,6%.

Il rapporto annuale condotto dal Centro Studi Confindustria (Csc), che ha studiato il rapporto degli stipendi di 945 parlamentari italiani confrontandolo con il Prodotto Interno Lordo del Paese, sottolinea come è possibile risparmiare: “Riducendo del 30% l’indennità dei parlamentari, ridimensionandone il numero, riformando le loro pensioni e abolendo i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali e le spese di trasporto ma mantenendo la diaria oppure eliminandola e introducendo un tetto massimo alle spese rimborsabili, si potrebbe arrivare a risparmiare fino a 1 miliardo di euro”, si legge nel report.

I costi della politica non sono comunque finiti, infatti all’appello mancano le altre istituzioni, di cui il nostro paese ama comporsi, quali quelle elettive come Comuni, Regioni e tutta una serie si società a cui partecipa la Pubblica Amministrazione che sono apri a circa 7.700 e costano, spiega ancora Csc, circa 22 miliardi di euro.

Camera, taglio ai costi per 50 milioni di euro nel 2014. L’Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha approvato il bilancio di previsione per il 2014, unitamente al bilancio triennale 2014-2016. Questi i dati più significativi: si conferma anche per l’anno 2016 la riduzione di 50 milioni di euro della dotazione rispetto al 2012. Nel triennio 2014-2016, il bilancio dello Stato risparmierà dunque complessivamente, per il funzionamento della Camera, 150 milioni di euro.
Per il terzo anno consecutivo la spesa di funzionamento della Camera diminuisce. In particolare, nel 2014 si registra una riduzione rispetto al 2013 di 17,4 milioni (l’1,65%). Nel 2013 la spesa era diminuita di 32,7 milioni di euro rispetto al 2012 (3,01%). Rispetto al 2012, dunque, la spesa prevista per il 2014, grazie alle significative e consistenti misure di risparmio adottate in questa legislatura, si riduce di 50,1 milioni di euro (4,61%).
In particolare, confrontando il 2014 con il 2013:

  • la spesa per i deputati diminuisce di 1,9 milioni di euro, pari all’1,3%;
  • la spesa per le retribuzioni del personale in servizio si riduce di oltre 14 milioni di euro, dunque del 5,3% (nel 2013 si era già ridotta di 16,4 milioni di euro, segnando un -5,79%);
  • la spesa per beni e servizi diminuisce di 8,4 milioni di euro (-5,5%). Nel 2013 la spesa per beni e servizi era diminuita di 8,9 milioni di euro rispetto al 2012 (-5,47%).

L’Ufficio di Presidenza ha inoltre prorogato sino a tutto il 2016 le misure di contenimento oggi vigenti in tema di indennità parlamentare e di rimborsi ai deputati, che sarebbero venute a scadenza nel 2015. L’effetto di risparmio di tali misure, unitamente a quelle operative già dal 2014, è pari a 50 milioni di euro. In particolare, anche per il 2016 non si procederà all’adeguamento dell’indennità parlamentare – corrisposto per l’ultima volta nel 2006 – e continueranno ad applicarsi le misure di riduzione già adottate dall’ottobre 2011; parimenti, sarà applicato sino a tutto il 2016 il taglio di 500 euro degli importi mensili della diaria e del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato.
Per altro, i documenti approvati costituiscono solo una prima tappa dell’azione di contenimento degli oneri per il triennio 2014-2016. Entro il prossimo mese di marzo – prima di sottoporre il progetto di bilancio all’esame dell’Assemblea – gli organi di direzione politica intendono individuare nuove misure di razionalizzazione della spesa, con l’ambizioso obiettivo di realizzare un’ulteriore restituzione di somme al bilancio dello Stato grazie agli sforzi compiuti nella revisione e nel contenimento dei costi della Camera nel corso del 2013.

Capitolo lavoro. Il ricorso alla Cig comincerà lentamente a sgonfiarsi da inizio 2014. Il processo continuerà per tutto il biennio, riportando la forza lavoro coinvolta dagli ammortizzatori sociali verso le 200 mila unità, un livello poco superiore a quello di inizio 2009. Il dimagrimento della Cig però si ripercuoterà sull’occupazione: «il riassorbimento in azienda dei cassintegrati ovviamente rallenta la creazione di nuovi posti di lavoro», spiegano ancora da Viale dell’Astronomia ricordando come tra il 2011 ed il 2012 siano rientrati al lavoro il 51,7% dei lavoratori in cassa contro il 77% degli anni precedenti.
Ipotizzando che non tutti i cassintegrati rientreranno al lavoro, «il numero delle persone occupate potrà livemente aumentare dalla primavera 2014», stimano ancora da Confindustria ipotizzando una crescita dell’occupazione totale dello 0,1% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015 salvo l’inveramento di scenari sfavorevoli che la farebbero crollare a -0,1% nel 2014 per lasciarla a zero nel 2015. Si appiattirà peraltro anche la disoccupazione che ha raggiunto il suo apice nell’autunno 2013. Il tasso di disoccupazione, per il Csc, infatti, non crescerà nei prossimi anni anche se rimarrà alto, attestandosi intorno al 12,3% per tutto il 2014. Scenderà di un decimo di punto nel 2015, al 12,2% in media d’anno.
Nessun segnale positivo invece per l’esercito di scoraggiati aumentati dal 2008 a oggi del 54,1% così come sono aumentati del 50,7% quelli che stanno aspettando l’esito di passate azioni di ricerca di lavoro. Fenomeni questi, conclude la ricerca Csc, registratisi soprattutto nell’area del Centro-Nord.

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