Diritto

I minimali contributivi devono includere anche i compensi non ordinari

I minimali contributivi devono includere anche i compensi non ordinari
Per la verifica del rispetto della contribuzione minima dovuta dal datore di lavoro, nel computo dei minimali retributivi va calcolata ogni somma che riceve il lavoratore. E non già con riferimento al singolo mese, ma tenuto conto di quanto ricevuto nell’arco temporale dell’anno solare

Per la verifica del rispetto della contribuzione minima dovuta dal datore di lavoro, nel computo dei minimali retributivi va calcolata ogni somma che riceve il lavoratore. E non già con riferimento al singolo mese, ma tenuto conto di quanto ricevuto nell’arco temporale dell’anno solare. Il principio di onnicomprensività della retribuzione in ragione d’anno – quale unico valido parametro di rispetto dei minimali di legge –, viene confermato in modo inequivocabile dalla sentenza n. 320 del 19 marzo 2015 del giudice del lavoro di Milano.

IL FATTO
Il giudice era chiamato a decidere su una pretesa previdenziale dell’Inps che aveva effettuato in modi «nuovi» il calcolo previsto dall’art. 1 del D.l. n. 338/1989, convertito dalla legge n. 389/1989. Nella vicenda trattata, per l’Istituto il rispetto dei minimali di legge – quelli su cui si calcola la contribuzione dovuta nella misura minima inderogabile – si sarebbe dovuta individuare tenendo conto di innovative nozioni di retribuzione diretta e indiretta. Nella prima categoria ricadrebbe l’ordinario compenso del datore di lavoro. Nella seconda, una serie di somme che, ove pure corrisposte, a parere dei funzionari, non dovrebbero comunque venire imputate (quota ferie non godute, quota tredicesima e quattordicesima, permessi non goduti ecc). Una bella differenza nei conteggi delle aziende e nella valutazione della contribuzione da richiedere.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI MILANO
Il Tribunale del lavoro di Milano dissente recisamente. II principio secondo cui sussiste retribuzione indiretta e diretta, e solo della seconda andrebbe tenuto conto ai fini del rispetto dei minimali di legge, configge con la granitica giurisprudenza lavoristica e previdenziale per cui tali somme debbono essere computate ai fini della contribuzione da pagare, costituendo comunque retribuzione. Norma contraria non vi è. Come non vi è norma che imponga un calcolo mensile e non complessivo ad anno solare. Paradossalmente, ove valesse il principio sostenuto dall’ente – non suffragato da nessun atto di legge o atto normativo secondario – quest’ultimo dovrebbe rifiutare i pagamenti retributivi comprendenti tali voci, anche se – di più – pagati mensilmente e non ad anno. Conseguenza assurda e non ancora rinvenibile in fatto, con contratti di lavoro intermittente e part-time, per cui era stato calcolato, secondo il suddetto «nuovo» metodo, il minimale retributivo orario. A parere del Tribunale devono essere computate nella nozione di minimale retributivo e ai fini della contribuzione da versare, tutte le somme corrisposte dal datore di lavoro, escluse le diarie e altre consimilari. Decisivo anche il chiarimento offerto in ordine al periodo in cui il rispetto dei versamenti contributivi operati sui minimali di legge andrebbe verificato. Non vi è alcuna norma che imponga – come normalmente si ritiene e pratica – un calcolo parametrato al mese, anziché quello complessivo ad anno solare. In tale ultimo senso, del resto, depone tutta la normativa di riferimento che misura il rispetto degli obblighi di legge – fiscali e contributivi – al c.d. periodo di imposta. Vale a dire, all’anno solare. Per esempio, per l’art. 51 del Tuir il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo «percepiti nel periodo d’imposta». Del resto, si considerano percepite nel periodo d’imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono.

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