Italia

I medici confermano lo sciopero: lunedì stop di 4 ore negli ospedali

Venti sigle sindacali compatte, in 130mila incrociano le braccia. Contro Governo e Regioni
Venti sigle sindacali compatte, in 130mila incrociano le braccia. Contro Governo e Regioni

La difesa del servizio pubblico, l’occupazione per i giovani e la stabilizzazione per i precari, la certezza di tutele contro il rischio clinico. E poi il diritto a riavere un contratto e promozioni rigorosamente per merito, non grazie alle clientele politiche. Con un cahiers de doléances in otto punti, lunedì incroceranno le braccia per mezza giornata ben 130mila dirigenti della sanità pubblica. Tra loro almeno 115mila medici, che per quattro ore – salvando le urgenze – fermeranno ospedali e asl. Ieri l’incontro col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è stato un flop. Anche se c’era poco da aspettarsi. E così lo sciopero è stato confermato all’unanimità da ben 20 sigle sindacali, compresa quella degli specializzandi, che stamane in conferenza stampa hanno ribadito le ragioni della protesta.

Tra Lorenzin, Saccomanni e i governatori. Dall’incontro di ieri con Lorenzin, del resto, i sindacati sapevano bene che non avrebbero incassato le rassicurazioni che cercavano. E così è stato. Fatte salve le aperture di credito del ministro della Salute, non ancora certo gli impegni politici da parte del Governo, sui capitoli del “Libro bianco” che i sindacati le hanno esposto. «La nostra protesta in realtà è contro il ministero dell’Economia», afferma qualche leader sindacale. Anche se poi le preoccupazioni riguardano anche alcuni aspetti sui quali il ruolo che vorrà recitare il ministero della Salute, si rivelerà cruciale. Dalla stangata per gli ospedali alle cure H24 sul territorio: tutto ciò, insomma, che potrà avvenire col «Patto per la salute» sul quale sempre ieri, non a caso, il Governo ha avviato il confronto con le Regioni. E già, le Regioni: perché anche i governatori sono un’altra, e insidiosa, controparte per i medici e per tutta la dirigenza del servizio sanitario pubblico.

Un contratto «a costo zero». La richiesta di riannodare i fili di un contratto fermo in pratica da quattro anni, è tutta da giocare. Riaprire i contratti nella dipendenza pubblica solo per i medici, è impensabile per il Governo. E per tutte le categorie del pubblico impiego. Ma i sindacati medici e della dirigenza sanitaria non medica, chiedono un rinnovo «a costo zero» (ma recuperando alcune parti economiche bloccate), salvo però poter agire sulla parte più prettamente normativa e organizzativa per la professione. Su questo aspetto hanno ricevuto qualche vago consenso dal Governo e dalle stesse Regioni. La sede potrà essere quella del «Patto», appunto, così come si pensa di fare per i medici di medicina generale. Ma tutto è ancora in alto mare, e del resto le scelte che saranno prese sia per gli ospedali che per le cure sul territorio, non depongono necessariamente favorevolmente per la classe medica. E così i sindacati di categoria stanno in guardia.

Rischio liste d’attesa. Intanto incalza lo sciopero di lunedì 22. Che nessuno – né il Governo, né le Regioni – ha potuto, o voluto, arginare. L’astensione sarà di 4 ore, all’inizio di ciascun turno. Insomma, non sarà esattamente una giornata di ordinaria assistenza sanitaria per gli italiani. Nella speranza, ha ricordato il Tribunale dei diritti del malato, che le prenotazioni e gli esami già previsti, vengano recuperati subito. Anche se la tempestività delle cure, in un Ssn dalle liste d’attesa infinite, è un modo di dire.

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