Diritto

I costi “in nero” di personale dipendente non incidono sugli accertamenti IVA

I costi "in nero" di personale dipendente non incidono sugli accertamenti IVA
I costi sostenuti dall’impresa, ove si riferiscano ad operazioni non assoggettabili ad IVA (e, quindi, con IVA non detraibile), non incidono sugli accertamenti dell’IVA stessa

I costi sostenuti dall’impresa, ove si riferiscano ad operazioni non assoggettabili ad IVA (e, quindi, con IVA non detraibile), non incidono sugli accertamenti dell’IVA stessa. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12563 del 17 giugno 2015.

IL FATTO
L’Agenzia delle Entrate, a seguito del rinvenimento presso la sede aziendale di un’impresa di pulizie di un brogliaccio dal quale emergevano maggiori ricavi non dichiarati e costi non deducibili, aveva notificato due avvisi di accertamento per l’IRPEF e l’ILOR, nonché due avvisi di rettifica per l’IVA.

La Commissione Tributaria Provinciale aveva accolto l’impugnazione proposta dalla contribuente avverso i predetti avvisi, rilevando che l’ufficio tributario non aveva considerato gli emolumenti per il personale posti a base dei ricavi non dichiarati.

Avverso la sentenza di primo grado l’Agenzia delle Entrate aveva proposto appello, sottolineando l’esistenza di corrispettivi incassati a fronte di servizi di pulizia effettuati ma non documentati, la «coincidenza» con i costi in nero solo per il 1995, ma non per il 1996, la «pretestuosità» dei lavori fatti eseguire da terzi, «segnalando» i nominativi «agli amministratori» e «riscuotendo per loro» ed infine l’irrilevanza dei costi per l’IVA.

Su queste premesse, la CTR motivava il rigetto dell’appello con i seguenti rilievi:

  • come affermato dalla CTP, gli avvisi avrebbero dovuto considerare (per logica ed equità) i costi non contabilizzati relativi al personale, sulla base dei quali i verbalizzanti avevano calcolato i ricavi non dichiarati;
  • in considerazione di tali costi, nel 1995, risultava evidente un minor reddito d’impresa (maggiori ricavi per lire 32.818.000; costi di personale non contabilizzati per lire 35.828.352);
  • l’ufficio tributario era perciò incorso in un grave errore, tale da inficiare tutti gli accertamenti.

Contro tale sentenza I’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, in particolare sostenendo che la CTR (nell’annullare anche gli avvisi relativi all’IVA) non aveva considerato che i costi del personale risultanti dal brogliaccio sono comunque irrilevanti ai fini della rettifica delle dichiarazioni dell’IVA, perchè integrano controprestazioni corrisposte a lavoratori dipendenti che, per loro natura giuridica, non sono assoggettabili ad IVA e non consentono detrazione d’imposta.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini che i costi sostenuti dall’impresa, ove si riferiscano ad operazioni non assoggettabili ad IVA (e, quindi, con IVA non detraibile), non incidono sugli accertamenti dell’IVA stessa. In particolare, i costi di personale dipendente (contabilizzati o no) non influiscono sull’imponibile IVA, in quanto sono esclusi dall’imposizione i lavoratori dipendenti e, in genere, le persone vincolate al datore di lavoro da un contratto di lavoro subordinato. Ne segue che, nella specie, i costi “in nero” di personale dipendente sono irrilevanti ai fini degli impugnati avvisi di rettifica dell’IVA, erroneamente annullati dalla CTR. Questa, infatti, non facendo applicazione del suddetto principio, ha ritenuto illegittimi gli avvisi di rettifica IVA, affermando che non erano stati considerati (evidentemente in diminuzione dell’imponibile IVA) i suddetti costi “in nero”.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 12563/2015

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