Lavoro

I chiarimenti del Ministero del Lavoro sul ricorso al lavoro intermittente e sulle novità introdotte dalla riforma Fornero

I chiarimenti del Ministero del Lavoro sul ricorso al lavoro intermittente e sulle novità introdotte dalla riforma Fornero
Il Ministero del lavoro interviene con la circolare n. 7258/2013 per chiarire alcuni punti sulle novità introdotte dalla riforma del lavoro del ministro Elsa Fornero

L’avvio di un contratto intermittente dopo la conclusione di un contratto a termine potrebbe essere considerato in frode alla legge, con conseguente nullità dello stesso e trasformazione del rapporto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
È possibile avviare il lavoro accessorio nei limiti di 2.000 euro netti, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato.
E ancora, il limite di tre associati in partecipazione non si applica laddove l’associato è un soggetto imprenditore.

Questi sono i principali chiarimenti contenuti nel vademecum diffuso ieri dal ministero del Lavoro che rappresenta la sintesi del confronto tra la Direzione generale per l’attività ispettiva del ministero e i tecnici del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro avvenuto lo scorso 7 e 8 febbraio 2013. I punti di condivisione sono confluiti nella lettera circolare del 22 aprile 2013 protocollo n. 7258 in cui si evidenziano molti punti tecnici su cui l’attività ispettiva e i consulenti del lavoro hanno condiviso una posizione unanime.

Sul contratto a termine “acausale” è stato ribadito che può essere stipulato nelle ipotesi in cui non siano intercorsi tra il medesimo datore di lavoro e lavoratore precedenti rapporti di lavoro di natura subordinata (ad esempio un precedente contratto a tempo determinato o indeterminato ovvero intermittente). Mentre, è assolutamente possibile nel caso di pregressi rapporti di lavoro di natura autonoma. Se il lavoratore a termine supera i periodi cuscinetto di 30 e 50 giorni scatta immediatamente una valutazione di prestazione “in nero”, rispetto alla quale trovano applicazione gli elementi di non punibilità di carattere generale descritti nella circolare 38/2010. Inoltre, sempre sul tema, l’obbligo del rispetto degli intervalli vale per ogni tipologia di contratto a termine, compresa l’ipotesi di sostituzione per maternità.

In tema di apprendistato, le violazioni che riguardano il ruolo del tutor danno luogo solo a sanzioni di natura amministrativa e non si produce un effetto automatico sulla natura del rapporto di apprendistato.

Mentre, con riferimento al lavoro a progetto, la circolare chiarisce in modo inequivocabile che il progetto può rientrare nell’ambito del ciclo produttivo dell’impresa e nell’ambito dell’attività principale dell’azienda, ma non può limitarsi a sintetiche e generiche formulazioni standardizzate che identificano la ragione sociale descritta nella visura camerale del committente.
Il compenso, inoltre, conserva il legame con il raggiungimento del risultato finale, anche se l’elemento temporale rileva ai fini della valutazione di congruità dell’importo attribuito al collaboratore sulla base del contratto collettivo di riferimento. La circolare chiarisce anche che l’elencazione delle attività precluse al lavoro a progetto contenuta nella circolare n. 29/2012 ha il solo obiettivo di orientare e uniformare l’attività di vigilanza, non volendo dunque rappresentare alcun indice presuntivo di carattere generale in ordine ai criteri distintivi tra attività autonoma e subordinata. È bene, dunque, in questi casi procedere con una certificazione del contratto che aiuta a dimostrare la genuinità del contratto a progetto.

In tema di appalti la principale novità riguarda la possibilità di introdurre discipline derogatorie rispetto alla responsabilità solidale da parte della contrattazione collettiva. Sembrerebbe che l’esclusione dalla responsabilità solidale possa operare con riferimento ai trattamenti retributivi e non invece alle obbligazioni previdenziali e assicurative di natura pubblicistica maturate nei confronti degli istituti. Tale orientamento, tuttavia, non sarebbe pienamente condiviso dai Consulenti del lavoro: sarebbe per loro preferibile la tesi che vede nel Ccnl una fonte delegata dal Legislatore con conseguente possibilità, da parte del Ccnl, di derogare alla legge anche sotto il profilo previdenziale. Divisa la posizione anche in merito alla applicabilità o meno del regime solidaristico anche ai lavoratori autonomi, problema che nasce in quanto la legge non opera un distinguo rispetto ai lavoratori subordinati. Per il Ministero, sarebbe preferibile una tesi garantista; mentre per l’Ordine dei Consulenti del lavoro sarebbe condivisibile la tesi che propende per l’applicazione della disciplina ai soli lavoratori dipendenti, sulla scorta di quanto previsto dalla legge stessa. Infine, sembra escluso il regime solidaristico al settore del lavoro pubblico.

Interviene il Ministero anche su alcuni passaggi della procedura di legge sulla conciliazione in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, chiarendo che laddove il datore di lavoro non si presenti alla convocazione in DTL, si redigerà il verbale di mancata presenza e la procedura si considera esperita. Il datore di lavoro comunque ha la possibilità di farsi rappresentare da professionisti muniti di delega autenticata (si intende avvocati e consulenti del lavoro). E’ possibile altresì presentarsi in DTL muniti di accordo redatto in precedenza in sede sindacale. In tal caso la DTL espleta attività notarile verificando attentamente l’accordo medesimo. Infine, il Ministero afferma che la procedura conciliativa in DTL non si applica ai casi di licenziamento ad nutum. Pertanto, sono esclusi da detta procedura: i licenziamenti in prova, di dirigenti di azienda, intimati per superamento del periodo di comporto e dell’apprendista al termine del periodo formativo.

Ministero del lavoro – Circolare N. 7258/2013

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