Italia

I cda con più donne hanno maggior successo e rischiano meno il default

Diverse indagini rivelano che le aziende con donne che ricoprono cariche dirigenziali raggiungono risultati migliori e sopportano meglio la crisi finanziaria
Diverse indagini rivelano che le aziende con donne che ricoprono cariche dirigenziali raggiungono risultati migliori e sopportano meglio la crisi finanziaria

“Il Business è donna”: un consiglio d’amministrazione formato da poche persone e con una percentuale alta di donne supera meglio la crisi finanziaria. A dimostrarlo sono le performance di 250 top company selezionate da Eversheds International in Europa, Usa e Asia nel periodo degli anni più aspri della crisi e documentate da Flaminia Festuccia nel suo libro “L’altra metà del cda“.

Secondo il board report le aziende che hanno direttori donne diminuiscono il rischio di insolvenza o di fallimento mentre vanno a gonfie vele i parametri di redditività: roe (indicatore della performance aziendale), roi (redditività ed efficienza economica) e roa (risultato prima della gestione finanziaria sul totale dell’attivo).

Avanguardie europee. In Norvegia (dove le donne hanno iniziato a votare nel 1913) la leadership femminile nelle aziende è una storia consolidata: una legge del 2006 prevede che le società quotate in borsa abbiamo almeno il 40% delle donne nei consigli di amministrazione e le cosiddette gonnelline d’oro, che in un solo quinquennio ce l’hanno fatta a sedere in più cda, sono considerate un vero e proprio fenomeno.
Anche la Francia e il Belgio, rispettivamente nel 1999 e nel 2002, hanno introdotto il sistema delle quote rosa. Ma si tratta di dirigismo femminista? In realtà in questi ultimi due paesi la riforma è stata più di natura politica che economica (anche se gli imprenditori francesi di aziende con 500 dipendenti dovranno adeguarsi alla legge entro il 2017). Tentativi simili sono stati fatti in Spagna, Slovenia e Portogallo; mentre in Germania tra i capi più carismatici del paese figurano: Angela Merkel, primo ministro e Sabine Lautenschlaeger Peery vice presidente della Deutsche Bundesbank. Tuttavia, in Germania anche le piccole e medie imprese sono convinte che “servono più donne” e sono state artefici di un appello pubblicato sul quotidiano tedesco “Die Welt”.

Le donne nei cda italiani. E in Italia? Un’analisi realizzata da Cerved dimostra che le aziende con il 30% di donne nel cda raggiungono risultati migliori rispetto alle altre. Nel campione selezionato sono state considerate 2000 imprese con un fatturato di 100 milioni di euro all’anno nel periodo compreso tra iln 2008 e il 2009. Ciò che emerge in questa aziende è che la possibilità di default ha una percentuale del 6% contro il 7,1% delle imprese con un management maschile ma se l’amministratore delegato è donna il rischio default si dimezza al 3,8% contro il 6,7%.

Il ritratto del leader. Le differenze di genere contano molto, infatti, su 10 caratteristiche che contraddistinguono un leader 7 sono femminili. Gli studi condotti da Caliper e Aurora nel 2011 sostengono che le donne sono più persuasive e più determinate, hanno maggiore desiderio di vedere ultimati i compiti e sono maggiormente predisposte al rischio. Anche nelle loro relazioni sociali sono empatiche, si avvalgono di maggiore capacità di comunicazione e seguono e si fanno seguire meglio dal team grazie alla voglia di comprendere e soddisfare le curiosità dei singoli soggetti da cui nasce dinamismo e creatività. La comprensione delle decisioni d’affari in contesti articolati e variegati incoraggia il lavoro di gruppo e i collaboratori ad adattarsi ad un’economia in metamorfosi. Inoltre, le donne lavorano tenendo d’occhio il raggiungimento dell’obiettivo e dell’organizzazione globale del lavoro e spesso si dedicando meno alla riuscita personale sfatando la tendenza alla discriminazione e al vittimismo. La loro capacità di trasformare il dolore in altro, come scrive Concita De Gregorio in Malamore, si adatta meglio al mercato contemporaneo che non è più fatto di schemi, ragionamenti e metodi di confronto rigidi.

Le protagoniste

  1. Paola Corna Pellegrini (Chef Executive Officer di Allianz Global Assistant;
  2. Alessandra De Gaetano (Chief Operating Officer di Autogrill S.p.A.);
  3. Anna Di Silverio (General Manager di Avanade Italy);
  4. Elena Previtera (Executive Partner Reply);
  5. Donatella Visconti (Presidente del cda di Banca Impresa Lazio S.p.A.);
  6. Roberta Cocco (Consiglio Direttivo Osservatorio Donne della Pubblica Amministrazione;
  7. Adele Genoni (General Manager per l’Europa del Sud e l’Africa di ITW Welding.

Queste sono le donne chiave del libro di Festuccia, che hanno tracciato le strade per favorire progetti di coaching, di leadership femminile e cultura manageriale e grazie alle quali possiamo dire “speriamo che sia femmina“.

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