Diritto

Grava sull’infermiere l’onere di dimostrare l’origine professionale della malattia infettiva

Non può essere presunta l'«origine professionale» dell'epatite cronica soltanto perché contratta da un infermiera. Ella deve, infatti, fornire la prova rigorosa di tempi, modalità e dinamica dell'infortunio, trattandosi di una malattia ad «eziologia plurifattoriale»
Non può essere presunta l’«origine professionale» dell’epatite cronica soltanto perché contratta da un infermiera. Ella deve, infatti, fornire la prova rigorosa di tempi, modalità e dinamica dell’infortunio, trattandosi di una malattia ad «eziologia plurifattoriale»

Non può essere presunta l’«origine professionale» dell’epatite cronica soltanto perché contratta da un’infermiera. Ella deve, infatti, fornire la prova rigorosa di tempi, modalità e dinamica dell’infortunio, trattandosi di una malattia ad «eziologia plurifattoriale». Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12364 del 3 giugno 2014, rigettando il ricorso di una donna che aveva richiesto all’Inail la pensione per inabilità da malattia professionale.

IL FATTO
La vicenda riguardava un incidente sul lavoro che sarebbe avvenuto nel 1989, quando la ricorrente nella sua qualità di infermiera, secondo la ricostruzione allegata, si pungeva con l’ago di una siringa durante un trattamento ad una paziente affetta da carcinoma al pancreas, così contraendo l’epatite cronica anti HCV positiva, diagnosticatale nel 1994.

La Corte di Appello di Catanzaro, tuttavia, ravvisava significative incongruenze in ordine a tempi, modalità e dinamica dell’infortunio della lavoratrice, neppure ritenendo certa la dipendenza dell’epatite cronica accertata dal suo intervento sulla paziente, anche considerato il tempo intercorso tra l’infortunio denunciato e l’insorgenza della malattia.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Suprema Corte rigetta il ricorso della lavoratrice. La malattia professionale in questione – si legge nella sentenza – è di eziologia plurifattoriale, sicchè la prova della causa di lavoro o della speciale nocività dell’ambiente di lavoro grava sul lavoratore e deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità (Cass. 8 maggio 2013, n. 10818; Cass. 10 novembre 2011, n. 23415; Cass. 8 ottobre 2007, n. 21021).

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