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Gli sconti del Fisco sugli immobili costano 10 miliardi

Gli sconti del Fisco sugli immobili costano 10 miliardi
Ogni anno lo Stato spende quasi 10 miliardi di euro per le agevolazioni legate al possesso o alla riqualificazione di immobili residenziali

In attesa di scoprire che fine farà l’Imu sull’abitazione principale, un numero certo c’è già. Ogni anno lo Stato spende quasi 10 miliardi di euro per le agevolazioni legate al possesso o alla riqualificazione di immobili residenziali. Una cifra che potrebbe arrivare fino a 14 miliardi se dovesse prevalere l’ipotesi di esenzione Imu su tutte le prime case, con la sola eccezione delle abitazioni censite in categorie catastali di pregio (meno di 100mila unità su oltre 17 milioni).

Il tema torna d’attualità ora che il Governo è chiamato a sciogliere il nodo dell’Imu sulla prima casa e – in prospettiva – a ripensare la fiscalità immobiliare, così come richiede il Dl n. 54/2013. Alcuni interventi sulle agevolazioni, oltretutto, sono stati ipotizzati anche nelle audizioni tenute dalla commissione Finanze del Senato nelle scorse settimane.

Preso in assoluto, il costo dei bonus appare imponente, ma ci sono almeno tre validi motivi per non fermarsi alla prima impressione. Innanzitutto, l’ammontare delle agevolazioni va confrontato con quello delle imposte, che quest’anno supererà i 53 miliardi (+23% negli ultimi due anni), anche calcolando l’eventuale azzeramento dell’Imu sull’abitazione principale. In secondo luogo, bisogna considerare che la deduzione forfettaria sui canoni di locazione è già stata quasi cancellata, con una riduzione dal 15 al 5% da gennaio di quest’anno. Parametrando il taglio alle locazioni del 2011, lo sconto medio per ogni proprietario che affitta una casa a canone libero passerebbe da 388 a 129 euro.
Per finire, va ricordato che alcune agevolazioni non sono soltanto “voci di costo” per il bilancio pubblico. Se la cedolare secca venisse applicata solo ai contratti d’affitto già in regola, il gioco per lo Stato sarebbe totalmente in perdita. Se però facesse emergere affitti che prima erano in nero, il costo sarebbe inferiore alle apparenze. Sul primo anno di applicazione non c’è da farsi troppe illusioni: anche in assenza di un monitoraggio ufficiale, tutte le fonti concordano nel dire che l’emersione del nero è andata al ralenty. E quindi è probabile che gli oltre 600 milioni di minori entrate nel 2011 siano tutti reali. Nel 2012, però, qualcosa potrebbe essere cambiato, visto che i dati del Governo rilevano un aumento dei nuovi contratti registrati.

L’effetto-emersione va conteggiato anche per le detrazioni che premiano chi ristruttura la casa o investe nel risparmio energetico. Ma in questo caso c’è anche un effetto-leva da valutare. In pratica, bisogna considerare che, senza i bonus, molti lavori sarebbero pagati in nero e molti altri non sarebbero effettuati. Nel 2011, le detrazioni del 36% e del 55% sono costate 3,6 miliardi, destinati a salire fino a 3,9 miliardi nel 2012, in seguito all’aumento al 50% del bonus per le ristrutturazioni. E il totale sarà ancora più alto quest’anno, con l’ecobonus al 65 per cento. Basta però che l’effetto-emersione e l’effetto-leva riguardino un cantiere su quattro per generare un miliardo di maggiori entrate, in termini di Iva e imposte dirette versate dalle imprese di costruzioni. Senza contare la salvaguardia dell’occupazione, i benefici per l’ambiente e la riqualificazione delle città. Tutti aspetti che i tecnici della Ragioneria dello Stato dovranno stimare per rispondere all’appello della Camera, che due settimane fa ha chiesto la stabilizzazione dei due bonus per l’edilizia e il risparmio energetico dal 2014.

Un altro aspetto da non trascurare è che il valore medio dei bonus cresce con il reddito dei proprietari. La non tassazione della rendita catastale dell’abitazione principale, infatti, porta un beneficio inferiore a 100 euro ai soggetti con meno di 15mila euro di reddito e di quasi 400 a quelli nell’ultimo scaglione Irpef (oltre 75mila euro). Per la cedolare secca la forbice è ancora più larga: i proprietari più ricchi risparmiano in media 3mila euro e quelli con un reddito tra 28 e 55mila euro poco più della metà. E il fenomeno è evidente anche con gli sconti per l’edilizia e il risparmio energetico: nel primo caso il vantaggio oscilla tra 280 e 929 euro e nel secondo tra 600 e 2mila euro.

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