Italia

Gli italiani tornano a emigrare: nel 2012 persi 9mila laureati

In Italia cresce l'emigrazione, soprattutto da parte degli italiani. Le principali mete di destinazione dei laureati sono la Germania (1.900 individui), il Regno Unito (1.800), la Svizzera (1.700) e la Francia (1.300). Al di fuori dell'Europa, i laureati italiani vanno soprattutto negli Stati Uniti (1.100 emigrati) e in Brasile (700)
In Italia cresce l’emigrazione, soprattutto da parte degli italiani. Le principali mete di destinazione dei laureati sono la Germania (1.900 individui), il Regno Unito (1.800), la Svizzera (1.700) e la Francia (1.300). Al di fuori dell’Europa, i laureati italiani vanno soprattutto negli Stati Uniti (1.100 emigrati) e in Brasile (700)

In Italia cresce l’emigrazione, soprattutto da parte degli italiani: troppi i diplomati ed i laureati che lasciano il nostro Paese, mentre diminuisce l’immigrazione, principalmente da parte degli stranieri. Il quadro emerge dal Report dell’Istat “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente” relativo al 2012.

Tra gli italiani, dunque, aumentano gli espatri e calano i rientri dall’estero. Nell’anno preso in esame dall’Istat il saldo migratorio con l’estero degli italiani con almeno 25 anni mostra una perdita netta di residenti pari a 32 mila unità, di cui ben 9 mila laureati. Analoga variazione in negativo si osserva per le persone con un titolo di studio fino alla licenza media (-11 mila) e per i diplomati (-12 mila). Le principali mete di destinazione dei laureati sono la Germania (1.900 individui), il Regno Unito (1.800), la Svizzera (1.700) e la Francia (1.300). Al di fuori dell’Europa, i laureati italiani vanno soprattutto negli Stati Uniti (1.100 emigrati) e in Brasile (700). È in possesso di una laurea quasi un italiano su tre che emigra verso gli Stati Uniti (32,2%), il Brasile (31,6%) e il Regno Unito (30,7%).

L’Istituto di statistica ricorda che i flussi migratori con l’estero rappresentano il fattore prevalente di crescita della popolazione residente in Italia, tanto che al 31 dicembre 2012 gli stranieri costituivano il 7,4% della popolazione residente.

Nel 2012 i nuovi arrivi di immigrati in Italia sono stati 351 mila, 35 mila in meno rispetto all’anno precedente (-9,1%). Il calo delle iscrizioni dall’estero è dovuto in larga parte al numero di ingressi dei cittadini stranieri, che scende da 354 mila nel 2011 a 321 mila nel 2012, ma anche, come detto, ad una contrazione delle iscrizioni dall’estero dei cittadini italiani, da 31 mila a 29 mila unità.

Tra gli immigrati la comunità più rappresentata è quella rumena che conta quasi 82 mila ingressi, seguita da quelle cinese (20 mila), marocchina (circa 20 mila) e albanese (14 mila). Rispetto al 2011 calano le iscrizioni di cittadini moldavi (-41%), ucraini (-36%), peruviani (-35%) ed ecuadoriani (-27%). Crescono invece gli ingressi di cittadini africani (+1,2%) di alcune cittadinanze asiatiche e, soprattutto, di quelle comunità soggette a conflitti bellici nei Paesi di origine: Nigeria, Pakistan, Mali e Costa d’Avorio.

Il numero di cittadini stranieri che nel 2012 ha lasciato l’Italia è in aumento rispetto al 2011 (+17,9%), ma l’aumento delle emigrazioni è dovuto principalmente ai cittadini italiani, per i quali le cancellazioni passano da 50 mila nel 2011 a 68 mila unità nel 2012 (+36%). In aumento anche le cancellazioni di cittadini stranieri residenti, da 32 mila a 38 mila unità (+18%).

Il saldo migratorio netto con l’estero è pari a 245 mila unità nel 2012, in diminuzione rispetto all’anno precedente (-19,4%). Si tratta del valore più basso registrato dal 2007.

Continua infine a crescere la quota di stranieri che cambiano la residenza all’interno dei confini nazionali. Nel 2012 sono 279 mila; la maggior parte degli spostamenti riguarda cittadini rumeni (oltre 64 mila, pari al 23% dei flussi interni degli stranieri).

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