Lavoro

Gli Ispettori del Lavoro scrivono una lettera aperta al Ministro Giovannini

Gli Ispettori del Lavoro, capitanati da Massimo Peca e Bruno Nobile, rivolgono una lettera aperta al Ministro del Lavoro Enrico Giovannini
Gli Ispettori del Lavoro, capitanati da Massimo Peca e Bruno Nobile, rivolgono una lettera aperta al Ministro del Lavoro Enrico Giovannini

Gli Ispettori del Lavoro, capitanati da Massimo Peca e Bruno Nobile, rivolgono una lettera aperta al Ministro del Lavoro Enrico Giovannini per “evidenziare le molte situazioni di disagio e di abbandono politico” diffuse tra il personale ispettivo che, quotidianamente, è impegnato in prima linea per garantire il rispetto della norme sul lavoro e sulla sicurezza.

Riportiamo il contenuto di tale lettera, che può essere scaricata al seguente link:

Massimo Peca – Bruno Nobile – Ispettori del Lavoro

Signor Ministro,

raccogliamo volentieri il gradito invito espresso subito dopo il suo insediamento. Come ispettori del Ministero lavoro, rappresentiamo la prima linea dell’Amministrazione sul territorio e forse più di molti altri, verifichiamo quotidianamente le conseguenze pratiche di ogni norma approvata dal Parlamento.

Ci permettiamo di trasmetterle questa nota, dove in calce troverà le nostre firme e gli uffici di appartenenza, senza la presunzione di rappresentare tutti i nostri colleghi e neanche quella di evidenziare le molte situazioni di disagio e di abbandono politico che, le assicuriamo, sono molto diffuse tra il personale.

Quelle non ci competono. La loro rappresentanza e rivendicazione le lasciamo alle organizzazioni sindacali o alle Associazioni che quel ruolo intendono rivestire.

La nostra intenzione è solo quella di evidenziare alcune difficoltà e avanzare alcune proposte che tra noi discutiamo e condividiamo da tempo, senza divisioni politiche, sindacali o associative.

Con il nostro punto di vista vorremmo contribuire al dibattito sulla ricerca delle migliori forme di tutela del mondo del lavoro, che diventa prioritaria in un periodo di profonda crisi come l’attuale e le sue recenti dichiarazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ne sono un positivo segnale.

La vigilanza “ordinaria” e “tecnica” nel mondo del lavoro. I soggetti. Le norme di tutela del lavoro sono numerose e ridondanti, e non intendiamo quelle per la sola tutela dei lavoratori, ma del “sistema lavoro” nel suo complesso.

La stratificazione di norme anche contraddittorie, la ripetizione dei precetti, la scarsa leggibilità di alcune di esse che sembrano demandare alla giurisprudenza l’esatta definizione dei loro contorni, portano a situazioni di incertezza dove i lavoratori e i datori di lavoro, molto spesso, ottengono il solo risultato di non veder riconosciuti i loro diritti e di non conoscere i loro doveri.

La situazione è aggravata dalla molteplicità di soggetti che intervengono nella valutazione sulla corretta osservanza dei precetti e di organismi di assistenza/consulenza pubblici e privati che spesso forniscono ai loro assistiti inopportune ed a volte false “interpretazioni” legislative, tanto più gravi quando provengono da soggetti pubblici, spesso competenti solo territorialmente.

Questo sia nel campo della vigilanza “ordinaria”, finalizzata in primo luogo alla lotta al fenomeno del lavoro “nero” ma anche, e non sono aspetti secondari, alla giusta qualificazione ed al corretto inquadramento dei lavoratori, al rispetto delle norme afferenti il calcolo di contributi e premi, il regime dei tempi di lavoro e di riposo, la effettiva corresponsione delle retribuzioni; che tecnica, il cui macro scopo sostanziale è la verifica delle condizioni di tutela fisica del lavoratore, con inevitabili implicazioni sulla struttura organizzativa, economica e tecnica delle imprese.

L’attuale situazione legislativa inerente la vigilanza sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, venutasi a determinare dopo la legge di riforma del sistema sanitario del 1978, causa una innaturale dicotomia tra la vigilanza in materia di lavoro, definita “ordinaria” se svolta dagli ispettori del lavoro e vigilanza in materia di sicurezza, definita assieme ad altre, “tecnica” se svolta dagli ispettori tecnici. Tale dicotomia è innaturale perché l’una non può prescindere dall’altra. L’azienda che utilizza lavoratori in “nero”, ad esempio e banalmente, difficilmente si preoccuperà della fornitura dei “dispositivi di protezione individuale” (DPI). Una azienda che non consenta di usufruire dei tempi di riposo ai propri dipendenti non può essere una azienda sicura.

In entrambi i campi i soggetti titolati ad intervenire sono più di uno e non tutti con le stesse competenze.

Nella vigilanza “ordinaria” intervengono:

  • Le Direzioni territoriali del lavoro, esclusa la Sicilia e il Trentino-Alto Adige dove la competenza è demandata ai Servizi ispettivi della Regione/Provincia autonoma, che hanno competenze generali su tutti gli aspetti sia amministrativi che penali, grazie alla qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria. Collocamento della manodopera, corretto inquadramento dei rapporti di lavoro autonomi od atipici, orari di lavoro, riposi, ferie, CIG, evasione contributiva, evasione assicurativa, rispetto dei CCNL, regolamenti CEE nel settore autotrasporti, ecc. Sono tutti argomenti, e l’elenco non è esaustivo, che sono oggetto delle verifiche ispettive degli ispettori del lavoro, i quali peraltro sono gli unici, rispetto agli altri organi ispettivi, ai quali compete l’applicazione di istituti quali la disposizione e la sospensione delle attività;
  • L’INPS che attraverso i propri servizi ispettivi ha competenza esclusivamente in materia di contributi e collocamento ma non possono intervenire in materia di riposi, tempi di lavoro, tempi di guida, ecc… e, in caso di lavoro “nero” possono contestare solo la cosiddetta maxisanzione e le eventuali omissioni in materia di libro unico del lavoro ma non quelle relative al contratto di assunzione, alla consegna dei prospetti di paga, alle norme di tutela della sicurezza e non possono procedere con la disposizione, ad esempio allontanando dal luogo di lavoro il personale “in “nero” e con la sospensione della attività;
  • L’INAIL che ha competenze ancor più ristrette, relative agli aspetti assicurativi obbligatori per gli infortuni e malattie professionali e gli stessi limiti anzidetti;
  • La Guardia di Finanza, i Carabinieri, esclusi i militari in servizio presso i Nuclei Ispettorato del Lavoro (NIL), che hanno le medesime competenze degli ispettori del Ministero del lavoro, e le Agenzie delle Entrate che possono contestare solo le violazioni in materia di collocamento. Nessuno di loro ha il potere di disposizione e può procedere con la sospensione della attività.

Nella parte di vigilanza tecnica, relativa alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, i principali soggetti che intervengono sono molteplici:

  • Le Regioni, attraverso i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPSAL) istituiti presso i Dipartimenti di prevenzione delle ASL, che hanno competenza esclusiva sulla vigilanza in tale ambito in quasi tutti i settori produttivi o della pubblica amministrazione, esclusi quelli delle miniere, industrie estrattive di prima e seconda categoria, acque minerali e termali, navi, porti, aeromobili, aeroporti, treni e impianti ferroviari (ma solo per la parte di tutela della salute), forze armate e di polizia. Per ciascuno dei quali esiste un apposito organismo ispettivo pubblico statale o regionale, diverso dal Ministero del lavoro o del Servizio sanitario nazionale;
  • Le Direzioni territoriali del lavoro, che hanno competenza concorrente con gli SPSAL nei settori delle costruzioni edili e di genio civile, costruzioni stradali, ferroviarie (ma solo per la parte di tutela della sicurezza, in cui la competenza è esclusiva), idrauliche, scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati, lavori in sotterraneo e gallerie, anche con l’uso di esplosivi; lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei; hanno competenza concorrente con gli SPSAL e l’ANPA (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, oggi ISPRA) sulle radiazioni ionizzanti, sia per le sorgenti radiogene che per la protezione dei lavoratori;
  • Le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), i Servizi impiantistici-antinfortunistici delle ASL e l’INAIL – settore ricerca certificazione e verifica (ex ISPESL), che hanno competenza esclusiva in materia di collaudo e verifica degli apparecchi di sollevamento (montacarichi, gru, ecc…) e delle macchine utilizzate nei luoghi di lavoro, oggi parzialmente liberalizzati;
  • il CONTARP dell’INAIL (Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione), che si occupa della parte tecnico scientifica di individuazione e quantificazione dei rischi professionali soggetti all’assicurazione obbligatoria, in aggiunta ai medesimi (e in parte sovrapponibili) Dipartimenti tecnico-scientifici dell’ex ISPESL: igiene del lavoro; medicina del lavoro; tecnologie di sicurezza; certificazione e conformità di prodotti e impianti; installazioni di produzioni e insediamenti antropici (in particolare per le industrie a rischio di “incidenti rilevanti”). Quest’ultimo dipartimento, a sua volta in sovrapposizione con alcuni dell’ISPRA e degli altri territoriali delle ARPA;
  • il Ministero dello sviluppo economico – Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione – Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica, che tramite alcune sue Divisioni si occupa, in coordinamento con il Ministero del lavoro, delle procedure di certificazione e di revisione delle stesse a seguito di segnalazioni dagli organi di vigilanza, della sicurezza della macchine;
  • L’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza che, avvalendosi della competenza penale generale dei suoi operatori sempre più spesso effettua verifiche finalizzate al rispetto delle norme di sicurezza, in particolare nei cantieri edili;
  • I Vigili del fuoco, che hanno una competenza in parte sovrapponibile a quella degli SPSAL e delle Unità operative vigilanza tecnica delle DTL (dove operano gli ispettori tecnici) per gli aspetti relativi alla prevenzione incendi e gestione delle emergenze.

Se a prima vista, questa molteplicità di soggetti può apparire funzionale ad un aumento della capacità di controllo dello Stato sulla regolarità dei rapporti di lavoro e della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, nella realtà è causa di confusione di ruoli, sovrapposizione di interventi, disomogeneità di valutazione ed incertezza da parte delle aziende, disuguaglianza di trattamento per imprese e lavoratori. In particolare, un aspetto molto rilevante, sopratutto per le aziende, le “disuguaglianze”, nella rilevazione delle violazioni, assumono spesso contorni preoccupanti.

Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge la difformità della nostra organizzazione degli organi ispettivi su tale materia in confronto con gli omologhi degli altri Paesi europei. Cosa che non accade per i rapporti di lavoro, gli aspetti contributivi o assicurativi per la tutela della salute e sicurezza. Basti pensare alla rappresentanza dell’Italia nel settore della salute e sicurezza sul lavoro della Commissione europea – ufficio per l’occupazione, affari sociali e inclusione in cui non siede un rappresentante di ciascuno degli oltre 100 SPSAL e neppure un loro rappresentante, come sarebbe logico per il nostro sistema di vigilanza e vista la prevalente competenza esclusiva sulla materia, ma un delegato del Ministero del lavoro, organo dello Stato che svolge compiti residuali e concorrenti con gli SPSAL, organi territoriali. Lo stesso accade con la rappresentanza nazionale nel focal point presso l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro: un utile strumento conoscitivo della situazione europea su tale tema delle competenze. O l’UE non conosce la nostra organizzazione legislativa, oppure è impensabile che tale tipo di tutela non sia rappresentata da una sola persona di una sola amministrazione nazionale.

Non esistendo un unico centro direzionale, un’unica fonte interpretativa, come sarebbe logico per i diritti costituzionalmente tutelati, ogni organismo di vigilanza agisce con presupposti diversi. Ad esempio, per gli SPSAL, dai loro dati pubblicati, sembra prevalente il concetto di prevenzione, nella sua definizione generale e non legislativa. Ciò che il Ministero del lavoro interpreta in un modo può essere diverso, ad esempio, per l’INPS, l’INAIL, i Carabinieri o le Regioni, a loro volta in difformità tra loro.

Rispetto agli altri organi di vigilanza, tale disuguaglianza si manifesta nel controllo generale sulle aziende effettuato dal Ministero del lavoro: oltre che per gli aspetti di tutela della salute e sicurezza, sebbene con i limiti di competenza già accennati, ad esempio sulla verifica dei tempi di lavoro o sul rispetto delle norme in materia di collocamento delle categorie protette o sulle pari opportunità. Se il medesimo controllo fosse effettuato, ad esempio, dalla Guardia di Finanza sarebbe limitato al lavoro “nero” ed all’evasione contributiva consentendo all’azienda l’impunità su tutti gli altri aspetti, sempre che vengano rispettate le attribuzioni istituzionali.

Se il lavoratore non regolarizzato è impiegato, ad esempio, nel settore edile, e la vigilanza è effettuata dal Ministero del lavoro, alle normali sanzioni in materia di lavoro “nero” si vanno ad aggiungere quelle in materia di sicurezza: sorveglianza sanitaria, formazione, informazione, addestramento, nomina del medico competente, fornitura dei dispositivi di protezione individuale (DPI). Mentre se lo stesso lavora in un settore diverso, no.

Similmente, se l’intervento ispettivo è effettuato dallo SPSAL, gli aspetti sanzionatori saranno limitati alle sole norme inserite nella legislazione specifica e non interesseranno, ad esempio, la parte relativa alle comunicazioni obbligatorie.

Infine, anche in rapporto alla tutela economica del lavoratore, le differenze sono sostanziali: il lavoratore che si rivolge alla Direzione territoriale del lavoro per vedersi riconosciuto il pagamento di spettanze arretrate, grazie alla possibilità di applicare esclusivi istituti giuridici, può vedere soddisfatta la propria richiesta in pochi giorni. Lo stesso lavoratore se si rivolgesse ad un altro ente, dovrebbe utilizzare anche un legale.

Gli effetti. Il risultato finale del sistema di controlli così sovrapponibile e frammentato, per gli imprenditori costituisce una minore certezza per la corretta gestione della loro impresa e delle conseguenze derivanti dalla violazione delle norme, nonché un aumento scarsamente produttivo dei costi per la pubblica amministrazione sia per il tentativo di coordinare le diverse strutture, che per il finanziamento delle stesse.

Della “disomogeneità” dei comportamenti abbiamo già parlato ma è opportuno ribadire alcuni concetti. Il diritto del lavoro e della legislazione sociale, che nella definizione più ampia annovera anche la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, è materia vasta e complessa. Le diverse situazioni vanno tutte comprese e ricondotte in uno schema legislativo “speciale” dove alla base non esistono “i documenti aziendali” ma i comportamenti, specie per la salute e sicurezza. Ad esempio, le labili differenze tra un contratto di collaborazione ed uno dipendente, per essere correttamente inquadrate e valutate, necessitano di professionalità specifiche che non coincidono con quelle, altrettanto specifiche e necessarie, di natura fiscale. Oppure, la professionalità necessaria per valutare correttamente tutti i rischi lavorativi e le conseguenti misure di prevenzione attuate, non consiste, ad esempio, nella acritica lettura del “documento di valutazione dei rischi”, quando esistente perchè obbligatorio, o dei documenti attestanti la formazione effettuata, da parte di chi effettua la vigilanza, ma dal confronto tra la ratio delle leggi e la concreta situazione che si sta ispezionando con la conseguente valutazione tecnico-scientifica delle soluzioni adottate e adottabili oggetto degli atti impositivi conseguenti, secondo le norme tecniche, le buone prassi o le linee guida ed infine secondo l’esperienza, il tutto anche da fonti internazionali. Ricordiamo che i rischi posso essere di natura chimica, fisica, biologica, ergonomica, organizzativa.

Quello del coordinamento delle attività di controllo, o meglio del mancato coordinamento, è un capitolo che non fa onore alla pubblica amministrazione. Ad esempio, come testimoniano le relazioni finali della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette “morti bianche”. Si verificano molti casi in cui le aziende vengono verificate più volte: ad esempio, può accadere che un lavoratore si rivolga alla DTL per denunciare l’irregolarità della propria posizione lavorativa senza informare che la stessa denuncia è già stata presentata ad altri enti (GdF, INPS). L’attività ispettiva che ne scaturisce è sovrapponibile e può capitare che ne derivino conclusioni non coerenti. Oppure, alla DTL giungono segnalazioni di difformità alla legislazione sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori da parte di sindacati, lavoratori, professionisti, semplici cittadini, amministrazioni pubbliche o altri soggetti che informano il vecchio “Ispettorato del lavoro” invece dello SPSAL, e (ad abundantiam) un’altra miriade di organismi ispettivi e non (prefetture, Province, ed altri), dimostrando una scarsa o nulla conoscenza dell’evoluzione legislativa sugli aspetti delle competenze ispettive o che istintivamente si tende a rifiutare utilizzando il naturale binomio: una difformità – di un organo di vigilanza (spesso sbagliato). Ma ciò accade, purtroppo, anche per una non celata diffidenza verso la volontà d’intervento di alcuni SPSAL.

Il coordinamento tra le diverse strutture esiste ma, a causa delle diverse priorità, dei diversi sistemi e “filosofie” di programmazione del lavoro, delle diverse e non integrate banche dati, dei diversi tempi di intervento, esiste solo sulla carta. Né sono risolutive le molteplici sedi di coordinamento previste dalle norme. Anzi, per lo più, vengono percepite dagli interlocutori come perdite di tempo sottratto così alle attività sul campo. Sia nella vigilanza ordinaria che tecnica, tra Comitati di coordinamento enti, tavoli di coordinamento, Cabine di regia, Osservatori sulle attività, Riunioni operative, ecc. che coinvolgono le DTL, gli istituti previdenziali ed assicurativi, le forze dell’ordine, le Prefetture, la GdF, le agenzie fiscali, le Regioni, gli enti locali, le ASL, le forze dell’ordine a partire dal livello nazionale per poi coinvolgere i livelli regionali e provinciali o intercomunali, soprattutto negli uffici più piccoli, il tempo impiegato nelle riunioni, tolto a quello utilizzato per le attività di controllo, in proporzione è notevole e spesso improduttivo quando non litigioso.

Un timido tentativo di razionalizzare il coordinamento dell’attività ispettiva è stato fatto il 27 novembre 2012 con il disegno di legge S.3587 “istituzione dell’agenzia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro” che a differenza del titolo istituisce un semplice, ma apprezzabile, snellimento di una commissione e non di tutte quelle previste dal decreto legislativo che modifica.

Un altro aspetto critico del coordinamento è quello legislativo, che dovrebbe essere realizzato mediante l’accorpamento dei testi omogenei per scopo e materia, alcuni dei quali contenenti ancora vecchi riferimenti legislativi o a enti non più esistenti, perché soppressi o sostituiti. Tale unificazione renderebbe più agevole l’attività ispettiva anche per la chiarezza interpretativa che ne conseguirebbe.

Una proposta. La vigilanza ordinaria e quella tecnica rappresentano le due facce della stessa medaglia.

Ognuna con le proprie peculiarità e specializzazioni, devono essere parti inscindibili di una unica attività istituzionale e ciascuna svolta da appositi ispettori. Attribuire alla vigilanza ordinaria un solo aspetto peculiare: l’evasione contributiva e la lotta al lavoro “nero”, sul quale tutti possono facilmente intervenire e considerare la vigilanza tecnica come una semplice presa d’atto della situazione presente, ad esempio, in un cantiere, senza estendere la valutazione alla correttezza dei contratti e degli inquadramenti applicati, è contrario ai razionali compiti di tutela del cittadino propri dell’intervento pubblico. La sicurezza negli ambienti di lavoro non è questione sanitaria. Negli SPSAL esiste un rapporto tra dirigenti (medici del lavoro) e tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (gli “ispettori” delle ASL), spropositato rispetto allo stesso rapporto presente nelle strutture periferiche del Ministero del lavoro. Tali tecnici sono chiamati a verificare gli effetti sulla salute e la sicurezza delle macchine, impianti, processi, materiali, metodi di lavoro e organizzazione della sicurezza utilizzati. Ma non mancano esempi di svolgimento improprio da parte dei medici del lavoro degli stessi compiti svolti dai tecnici. Il contrario sarebbe impossibile. È come se, visto che le conseguenze degli incidenti stradali sono sanitarie, si attribuissero alle ASL compiti di regolazione del traffico e il medesimo esempio si può estendere a quasi ogni cosa.

Così, la lotta al lavoro “nero” non è questione di ordine pubblico e non è solo questione di evasione. Distogliere l’attività dell’Arma dei Carabinieri (non quella dei NIL che sono strutture specializzate), della Guardia di Finanza, delle agenzie fiscali dagli importanti compiti loro attribuiti e svolti con elevata professionalità per reinventarli come superficiali ispettori del lavoro, è uno spreco di risorse pubbliche. Si pensi, ad esempio, all’importanza della lotta all’evasione fiscale.

A nostro parere, la migliore risposta al problema evidenziato, sia dal punto di vista economico che da quello dell’efficacia dell’azione pubblica che realizzerebbe una positiva sinergia tra tutte le eccellenti professionalità esistenti negli organismi ispettivi citati, è quella di unificare tutta la materia dei controlli in tema di lavoro in un’unica struttura esclusiva, anche se è necessaria una riforma costituzionale. In alcuni Paesi d’Europa (Portogallo e Francia) esistono apprezzabili esempi di unificazione delle attività ispettive discusse finora. Non ci sono altre soluzioni, semplici, serie ed efficaci: ce ne vuole una radicale. La stessa struttura dovrebbe comprendere le azioni di assistenza per l’applicazione delle leggi alle imprese, ai lavoratori ed alle loro associazioni già svolte dagli organismi pubblici prima descritti e perciò anch’esse frammentate, disomogenee e spesso sproporzionate rispetto alle attività di vigilanza.

Questa, signor Ministro, è la proposta che come operatori sul campo del suo Dicastero, ci permettiamo di avanzare. Se questa struttura debba avere la forma di un ufficio territoriale del Ministero del lavoro o quella più agile di Agenzia, sarà una scelta del Parlamento e del Governo, anche se alcuni di noi hanno idee molto dettagliate e specifiche sulle soluzioni più opportune da effettuare. Sappiamo solo che un unico organismo specializzato, uniforme, territorialmente suddiviso darebbe risposte migliori ai tanti cittadini imprenditori e lavoratori che, soprattutto in questo momento di aspra crisi, cercano certezze nell’azione degli organi dello Stato.

Avremmo potuto fare un lungo elenco di lamentazioni, parlare dell’utilizzo pressoché “obbligatorio” per lavoro delle nostre auto con rimborsi inferiori alla metà delle tariffe utilizzate nel settore privato, all’opportunità di disporre di auto di servizio di proprietà dell’Amministrazione (come hanno gli altri organi di controllo), delle continue aggressioni che subiamo, dei tagli ai fondi di incentivazione compresi quelli finanziati con una percentuale sulle sanzioni riscosse, del volontariato che caratterizza a volte la nostra attività -soprattutto quando esercitata nelle ore notturne o in giornate festive senza alcuna contropartita economica, delle retribuzioni bloccate da troppi anni e della loro “difformità” con quelle dei colleghi del resto d’Europa e degli altri soggetti “concorrenti”, del blocco delle assunzioni e delle progressioni di carriera, dell’anacronistica burocrazia interna che regola sia la nostra attività ispettiva che quella più generale di dipendenti e di tutte le micro e macro inefficienze, a cominciare da quelle informatiche che ci impediscono di lavorare serenamente e produttivamente. Tutti fatti che hanno determinato e continuano a determinare le continue dimissioni di personale ispettivo, che, va ricordato, non costituisce un costo per la finanza pubblica.

Ma siamo funzionari dell’Amministrazione. Persone che hanno la dignità della loro professione. Siamo ispettori del Ministero del lavoro che, uscendo in maniera inusuale dal proprio guscio, hanno inteso rappresentarle le situazioni che quotidianamente ci troviamo ad affrontare.

Nella speranza di averle fornito qualche spunto di riflessione.

Cordiali saluti.

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3 Commenti

  1. Da CO.D.I.V.I. – Comitato per i Diritti (negati) degli Ispettori di Vigilanza INPS (a.d. 2008)

    RISPOSTA ALLA LETTERA APERTA DEGLI ISPETTORI DEL LAVORO AL MINISTRO GIOVANNINI.

    Mah! Diciamo che è un’analisi che non tiene conto delle norme costituzionali, quando viene richiesto “il tutti insieme appassionatamente”.Crediamo che le specificità siano fondamentali e che, proprio grazie a tali specificità, o specializzazione che dir si voglia, si riesce anche a far fronte in molti casi a truffe conclamate nei confronti, ad esempio, del maggiore Ente Previdenziale Europeo.
    In effetti, le attività delle DTL hanno una loro specificità nei controlli effettuati,perchè tendenti nella pratica a controlli “generali” ed all’irrogazione delle sanzioni amministrative che sono sì nei pensieri dell’Ispettore INPS ed INAIL, ma esse diventano una conseguenza di quanto accertato esaminando a fondo la documentazione aziendale ed effettuando le dovute segnalazioni agli Enti competenti per le parti non di competenza, in quanto “TUTTI NON POSSIAMO FARE TUTTO” in un contesto così complesso.
    Vorremmo, poi, mettere a fuoco il trattamento riservato agli Ispettori del Lavoro da parte della “LORO” amministrazione con pagamenti delle spese effettuate che vengono dimenticati perchè i Colleghi sono pagati dopo mesi e mesi (grazie anche agli amministrativi che, per la verità, vedono la posizione dell’Ispettore in generale, come una posizione di privilegio, senza pensare alle responsabilità anche di natura Dirigenziale che essi si assumono) oppure condizioni riservate nell’espletamento del mandato affidato secondo le quali, scaduto l’orario di servizio, se essi sono ancora impegnati nel delicato compito ispettivo presso un’azienda, devono necessariamente telefonare alla Direzione e chiedere il permesso di continuare l’Ispezione in corso (COSA ASSURDA!). Bene, non c’è da fare un discorso partigiano, ma sicuramente c’è qualcosa che non va nella gestione dei Colleghi Ispettori del lavoro, trattati alla stregua dell’ultimo commesso da una Dirigenza che, o non conosce fa finta di non conoscere le peculiarità e l’importanza di tali funzionari, volendoli marginalizzare e burocratizzare fino all’osso, senza se e senza ma, relegandoli a ruoli che non gli competono.
    Sarebbe necessaria una vera presa di posizione da parte di questi Colleghi nei confronti della loro Dirigenza, con uno scatto di orgoglio che possa invece rilanciare la “LORO” importante attività.
    Chi parla di fare “AGENZIE” o “ALTRO”, ascoltateci, è solo in MALAFEDE e non vuole veramente i controlli.
    Per quanto attiene alle “duplicazioni”, queste sono facilmente evitabili con un “SERIO” database da aggiornare solo dopo l’emissione del “PROVVEDIMENTO VERBALE” ed è sicuramente da escludere che gli Enti possano attendere il parere vincolante del MINISTERO per le proprie attività. Già le banche dati erano previste e non si è dato mai corso, SEGNO DI UNA VOLONTA’ POLITICA che vorrebbe mettere “sotto tutela” i vari Corpi Ispettivi, da utilizzare secondo le esigenze del momento politico vissuto.
    Quindi, tutto bello ciò che avete scritto, Cari Colleghi Ispettori DTL, DRL ecc., ma tenete presente che se l’attività ispettiva viene “ingabbiata” non darà sicuramente i frutti sperati, ma diventerà solo un “carrozzone” che potrebbe essere utilizzato ad uso e consumo del politico del momento …… E NOI QUESTO NON LO VOGLIAMO!!!
    CARI COLLEGHI ISPETTORI SVEGLIATEVI E NON ACCETTATE SUPINAMENTE QUELLO CHE VI STANNO FACENDO !!!

    CO.D.I.V.I. – Comitato per i Diritti (negati) degli Ispettori di Vigilanza INPS (a.d. 2008)

    1. Comprendo la paura dei colleghi ispettori INPS-INAIL di finire ingabbiati nella burocrazia ministeriale.
      Ritengo peraltro che sia assolutamente scorretto dire che chi propone l’agenzia sia in malafede.
      Credo che sia in malafede o quantomeno ignorante colui/colei che ha scritto quell’affermazione

      In Italia, quando non si hanno altri argomenti per difendere il proprio orticello, si usa una presunta “specificità”, è tipico e potrei fare decine di esempi (mi limito a citare il caso delle forze di polizia, ognuna con la propria “”””specificità”””).

      Inviterei chi a scritto questo commento anzitutto a documentarsi, leggendo il D.Lgs. 300/’99 che ha istituito le Agenzie fiscali, per capire di cosa si sta parlando: non di un Ministero del Lavoro ingrandito, ma di un soggetto terzo, esterno (tipo Agenzia delle Entrate, per intenderci, e non mi pare che l’Agenzia delle Entrate sia composta da burocrati …).
      Forse bisogna riflettere che i tempi stanno cambiando, che la gente ne ha le scatole piene di pagare 3-4 carozzoni burocratici che possono ridursi, a vantaggio di tutti.
      Continuare a far finta di nulla, significa accettare il rischio di venire travolti dagli eventi: molto italiota come atteggiamento (il particulare di guicciardiniana memoria: niente di nuovo sotto il sole …) ed anche umanamente comprensibile, basta non lamentarsi dopo ed avere il coraggio di prendersela con sè stessi, se poi davvero si fa una riforma al risparmio, a danno di tutti.
      D’altro canto, di cosa stiamo parlando? Di tutelare privilegi di qualche dirigente?
      CORAGGIO ci vuole, non rinchiudersi nel proprio fortino, invitando gli altri a fare altrettanto.

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