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Gli ingegneri italiani? Richiesti all’estero, pagati poco in Italia

Richiesti all'estero, sottopagati in Italia. Una laurea in ingegneria è un biglietto da visita più solido di altri, nel mercato del lavoro nazionale ed europeo
Richiesti all’estero, sottopagati in Italia. Una laurea in ingegneria è un biglietto da visita più solido di altri, nel mercato del lavoro nazionale ed europeo

Richiesti all’estero, sottopagati in Italia. Una laurea in ingegneria è un biglietto da visita più solido di altri, nel mercato del lavoro nazionale ed europeo. Ma in paesi come Francia e Regno Unito, secondo una ricerca curata da Page Personnel, i professionisti sfornati (ad esempio) dai Politecnici di Milano o Torino accedono a stipendi che scavalcano la media italiana per più di 20mila euro.

Simuliamo un caso. Un ingegnere di Milano, fresco di laurea, si butta nel mercato del lavoro. In curriculum annota conoscenza “proficient” dell’inglese, buona padronanza dei software di progettazione in 2d e 3d, e un’esperienza pregressa di sei mesi in una grossa compagnia. Si occupa della gestione dei processi di innovazione e sviluppo tecnologico, con uno sbocco naturale nell’industria. Dopo settimane o mesi di ricerca, l’offerta migliore prevede uno stipendio di 23mila euro annui. Lordi. Circa 1900 euro mensili. Tanti, rispetto alla media della “generazione mille euro” che assorbe una bella fetta di coetanei. Pochi, se decidesse di volare a Parigi o Londra: senza differenze tra qualifiche e esperienze pregresse, il salario medio è compreso tra i 33 e i 36mila euro annui in Francia e vola sopra ai 40mila in Inghilterra.

L’età è la stessa: 26 anni. Le qualifiche identiche, o addirittura migliori nel caso del candidato italiano. La marcia in più dei neoingegneri italiani è certificata dalla richiesta di “nostri” laureati all’estero, dalla Germania al Sud America. A cambiare sono solo le fasce di retribuzione, a svantaggio di chi si congeda dal Politecnico di Milano o Torino sperando di lavorare, appunto, a Milano o a Torino. Non solo tra le nuove leve, anzi: più si avanza in carriera, più si divarica la forbice. Un disegnatore meccanico assunto in Italia, con un background di almeno un anno e mezzo, è retribuito con stipendi a partire dai 24mila euro. Circa 2mila euro al mese. A Londra, non si scende sotto l’equivalente di 41mila euro: quasi il doppio, per una retribuzione mensile di più di 3400 euro. Se poi gli anni di esperienza diventano tre, o più, lo sbalzo tra un’offerta in Italia o nel Regno Unito supera i 20mila euro: 29mila euro nel nostro paese, 52mila sull’altra sponda della Manica.

Con i cugini francesi, il dislivello è meno evidente. Si fa per dire: in molte tra le branche che richiedono più qualifiche, si può essere pagati più di 10mila euro in meno. Ad esempio un ingegnere di commessa, con esperienza da 0 a 18 mesi e responsabilità diretta sulla costruzione dell’impianto, incrocia in Italia offerte di stipendio tra i 23 e i 25mila euro. In Francia, con requisiti uguali, lo “starting point” va dai 34mila ai 38mila. E le prospettive di carriera viaggiano a ritmi ben diversi: il salto alla qualifica di “esperto” (dai tre anni in su) vale un arrotondamento di stipendio dagli 8 ai 9mila euro in Francia. In Italia, al massimo 5mila. E se il curriculum è “highly experienced”, con tre o più anni di lavoro professionale alle spalle, in un’azienda di Parigi o Lione si propongono contratti oltre i 51mila euro annui. Per chi resta in Italia, raramente si superano i 35mila.

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