Diritto

Gli atti firmati dai dirigenti decaduti sono sempre nulli

Gli atti firmati dai dirigenti decaduti sono sempre nulli
Gli atti dell’Agenzia delle Entrate firmati dai dirigenti incaricati sono nulli e tale nullità può essere rilevata in ogni grado e momento della lite, anche d’ufficio

La Commissione tributaria regionale di Milano, con la sentenza n. 2184/13/15 depositata il 19 maggio 2015, afferma espressamente che gli atti impositivi sottoscritti dai c.d. “dirigenti decaduti” non sono validi, e che ciò può anche essere sollevato per la prima volta in appello.

Si ricorda che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 37/2015, dichiarando illegittima la prassi, adottata dalle Agenzie fiscali, di nominare dirigenti senza concorso, ha fatto sorgere il dubbio circa la validità di tutti gli atti impositivi sottoscritti dai menzionati soggetti.

Tanto il Governo quanto l’Agenzia delle Entrate sono stati tranchant nell’affermare che gli atti in questione sono assolutamente legittimi e hanno sconsigliato, con parole forti, di sollevare il motivo in quanto tale scelta farebbe “perdere soldi ai cittadini”.

La giurisprudenza di merito non si sta mostrando dello stesso avviso.

Infatti, a fronte di alcune sentenze che si sono espresse in senso favorevole al Fisco (si veda la Provinciale di Gorizia n. 63 del 2015 e la Provinciale di Macerata n. 150 del 2015), ve ne sono altre di segno esattamente opposto.

Giova subito evidenziare che le pronunce confermanti la nullità degli atti non concernono solo gli avvisi di accertamento emessi in tema di imposte sui redditi, ove il vizio è espressamente contemplato dall’art. 42 del D.P.R. n. 600/73, ma pure altri provvedimenti, che, secondo un certo orientamento della Cassazione (che non si è ancora pronunciata sulla sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale), potrebbero anche non essere travolti dall’illegittimità, posto che varrebbe la presunzione di riferibilità dell’atto all’autorità amministrativa che lo ha emanato.

Infatti, gli effetti della sentenza della Consulta sono stati ritenuti rilevanti sia ai fini degli avvisi di classamento (Provinciale di Brescia n. 277/2015) che, con la sentenza della Regionale di Milano oggi in commento, ai fini dei ruoli e delle cartelle di pagamento.

La nullità può essere rilevata anche dal giudice d’ufficio
Per questa giurisprudenza, dunque, il fatto che il provvedimento sia sottoscritto da un funzionario che non poteva rivestire tale ruolo rappresenta un vizio talmente grave da compromettere, sempre e comunque, la validità dell’atto.

Evidenziano i giudici: “sul punto della nullità degli atti amministrativi firmati dai dirigenti illegittimi, non sembra esservi ombra di dubbio sulla loro caducità”, anche alla luce della giurisprudenza formatasi in merito all’interpretazione del richiamato art. 42 del D.P.R. n. 600/73.

La nullità, inoltre, può essere rilevata in qualunque stato e grado del processo pure d’ufficio: sotto questo aspetto, quindi, non vi sarebbero preclusioni processuali.

In merito alla teoria del c.d. “funzionario di fatto”, i giudici confermano quanto è stato detto da più parti, ovvero che l’atto emesso dal “funzionario di fatto” è censurabile dai terzi che dall’emissione dell’atto medesimo sono stati lesi, per difetto del titolo di chi ha agito.

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