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Gdf: le linee guida per il contrasto all’evasione

Gdf: le linee guida per il contrasto all’evasione
Il Comando Generale della Guardia di Finanza ha fornito le nuove direttive per il contrasto all’evasione fiscale, per adeguare l’azione ispettiva agli indirizzi generali della politica economico-finanziaria dell’Autorità di Governo

Con il recente documento di prassi, il Comando Generale della Guardia di Finanza ha fornito le nuove direttive per il contrasto all’evasione fiscale, per adeguare l’azione ispettiva agli indirizzi generali della politica economico-finanziaria dell’Autorità di Governo, in linea con le raccomandazioni contenute nel Documento di Economia e Finanza 2014, deliberato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 8 aprile, che sono finalizzate a realizzare: una maggiore equità, certezza, trasparenza e semplificazione del sistema fiscale, una maggiore collaborazione tra fisco e contribuenti, un rafforzamento della lotta all’evasione fiscale, soprattutto nei confronti di quelle forme altamente fraudolente, che recano notevole erosione della base imponibile, in un contesto economico e finanziario particolarmente delicato per il nostro Paese.

Anzitutto sarà rafforzata l’azione di contrasto all’evasione nei confronti dei contribuenti di “minore dimensione”, le c.d. Pmi. In tale contesto, le statistiche dimostrano che i maggiori risultati conseguiti in passato dal Corpo della Gdf derivano dallo sviluppo degli elementi info-investigativi acquisiti in esito alle indagini di polizia giudiziaria e dall’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette, in tema di antiriciclaggio. Nello specifico, anche per il futuro, saranno implementate le attività investigative e/o di analisi basate sul confronto fra i flussi finanziari e la situazione reddituale dei soggetti economici selezionati, elementi che possono, di conseguenza, far scattare ulteriori approfondimenti.

Particolare attenzione sarà poi riservata ai c.d. “evasori totali”, ovvero a quei soggetti che, nonostante svolgano un’attività economica soggetta a tassazione, risultano completamente sconosciuti al fisco. Il fenomeno de quo, come sottolineato dalla Gdf, riguarda principalmente i fenomeni di sommerso d’azienda posti in essere da imprese e lavoratori autonomi di dimensioni contenute, che operano a diretto contatto con i consumatori finali. In particolare, anche sulla base di sistemi molto elementari, i soggetti in commento evadono integralmente le imposte dirette ed indirette, mediante l’omessa certificazione dei corrispettivi, ricavi e/o compensi, ovvero emettendo regolarmente il documento fiscale ma, successivamente, non presentando le prescritte dichiarazioni annuali dei redditi. In queste circostanze, prosegue il documento di prassi, approcci ricostruttivi della base imponibile ispirati al c.d. metodo analitico o analitico – induttivo possono rivelarsi scarsamente efficaci, tenuto conto dell’assenza della contabilità e della presenza di documenti fiscali (fatture e/o scontrini emessi e ricevuti) molto frammentaria. Quindi, dovranno essere privilegiati metodi indiretti di ricostruzione del volume d’affari, ossia i c.d. “metodi induttivi puri”, che prescindono dalle risultanze contabili e ricostruiscono il reddito in modo induttivo sulla base:

  • dei dati relativi alla movimentazione delle merci (es. applicazioni empiriche delle percentuali di ricarico, rilevazione ed analisi degli indici di rotazione del magazzino etc.);
  • dei dati relativi ai fattori della produzione o ad altri elementi strutturali (consumo delle materie prime, impiego nella produzione dei beni strumentali, impianti ed attrezzature, forza lavoro impiegata, capitale investito, costi di produzione etc.);
  • di ulteriori elementi di fatto o documentali (es. la presenza di elementi di natura extracontabile: contabilità parallela in “nero”, appunti, agende, corrispondenza inviata e/o ricevuta, acquisita agli atti del controllo).

Nei predetti casi di “accertamento induttivo puro”, i verificatori dovranno anche procedere alla segnalazione di eventuali costi, spese, oneri ed altri componenti negativi sostenuti dall’evasore totale, che risultino da elementi certi e precisi, ancorché non contabilizzati, in modo da agevolare l’attività degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate per la ricostruzione del reddito complessivo in sede di accertamento induttivo.

Infine, restando comunque riservata agli uffici dell’Agenzia delle Entrate l’attività di accertamento e di definizione delle imposte dovute, dal 2015 i verificatori della Gdf – per finalità di monitoraggio dei risultati conseguiti – procederanno ad effettuare quantificazioni di massima delle imposte dirette evase, applicando alla maggiore base imponibile constatata per singolo periodo d’imposta, l’aliquota pro-tempore vigente.

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