Diritto

Gay: discriminante il no all’adozione del figlio del partner se agli etero è concessa

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Lo Stato che consente alle coppie eterosessuali conviventi la possibilità di adottare il figlio del partner non può negare la stessa opportunità alle coppie omosessuali
Lo Stato che consente alle coppie eterosessuali conviventi la possibilità di adottare il figlio del partner non può negare la stessa opportunità alle coppie omosessuali

Lo Stato che consente alle coppie eterosessuali conviventi la possibilità di adottare il figlio del partner non può negare la stessa opportunità alle coppie omosessuali. La Corte dei diritti dell’Uomo condanna l’Austria per la violazione dell’articolo 14 che vieta la discriminazione, e dell’articolo 8 sul rispetto della vita privata e familiare. Alla base della condanna l’aver usato due pesi e due misure, mettendo in atto una disparità di trattamento a sfavore di una coppia gay composta da due donne, alle quali il tribunale austriaco aveva respinto la domanda fatta per adottare il figlio naturale della compagna.

La Corte europea aveva, in un caso analogo, (Gas et Dubois) invece graziato la Francia, perché la legge francese non prevede la possibilità di adozione per le coppie non sposate sia etero che omosessuali. Uno “sbarramento” che non può essere considerato una discriminazione visto che non si basa su considerazioni di carattere sessuale, ma è giustificato solo sull’assenza del vincolo matrimoniale. Così non è invece in Austria dove l’adozione del figlio del partner è possibile per le coppie etero. E, secondo i giudici di Strasburgo non ci sono ragioni convincenti per dimostrare che la differenza di trattamento è necessaria per la protezione della famiglia o degli interessi del bambino.

La Corte dei diritti dell’Uomo ha invece escluso la violazione degli articoli 14 e 8 rispetto alle coppie sposate in cui uno dei due voglia adottare il figlio dell’altro coniuge. Allo stesso modo ha affermato anche che gli Stati non sono obbligati a estendere il diritto all’odozione alle coppie non sposate. La Cedu affronta anche il tema del matrimonio gay, ricordando che la Convenzione non impone agli Stati membri l’obbligo di garantire il matrimonio alle coppie omosessuali, lasciandogli anche un certo margine di discrezionalità quando decidono di offrire un riconoscimento giuridico alternativo. Libertà di scelta dunque sulla natura dello strumento da adottare per tutelare le unioni di fatto.

Per quanto riguarda l’adozione l’Austria paga dunque la disparità di trattamento e anche la sua chiusura nell’impedire alla Corte di fare, come aveva chiesto, un’indagine approfondita sulle reali ragioni del rifiuto opposto alle due conviventi.

Se un caso analogo dovesse riguardare l’Italia probabilmente non ci sarebbe nessuna condanna. Nel nostro paese l’adozione del figlio del coniuge è contemplata dai casi particolari della legge 184/1983 ma è prevista solo per le coppie sposate, con il consenso del genitore naturale. E la giurisprudenza è in linea con questo orientamento. La Cassazione, con la sentenza 10265 del 2011 ha negato al marito la possibilità di adottare il figlio naturale che la moglie aveva avuto durante una relazione extraconiugale, perché l”amante” aveva rifiutato il suo consenso, pur essendosi sempre disinteressato del bambino.

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