Diritto

Gare di appalto: i costi per la sicurezza sul lavoro vanno indicati nell’offerta economica

Gare di appalto: i costi per la sicurezza sul lavoro vanno indicati nell’offerta economica
Nelle gare di appalto, i costi di sicurezza del lavoro per interferenze e i costi di sicurezza interni in relazione alla organizzazione interna e al tipo di offerta formulata devono essere indicati da subito, e cioè già in sede di offerta economica, così da consentirne l’apprezzamento da parte della stazione appaltante

Nelle gare di appalto, i costi di sicurezza del lavoro per interferenze e i costi di sicurezza interni in relazione alla organizzazione interna e al tipo di offerta formulata devono essere indicati da subito, e cioè già in sede di offerta economica, così da consentirne l’apprezzamento da parte della stazione appaltante. Questa indicazione deve avvenire “anche se non prevista nel bando di gara”. Il Consiglio di Stato, riunito in Adunanza plenaria, con la sentenza n. 3 del 20 marzo 2015 si è pronunciato in merito alla problematica dell’indicazione dei costi per la sicurezza nelle gare di appalto.

IL FATTO
Un Comune indiceva una procedura aperta per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione di lavori inerenti al completamento di una infrastruttura viaria, da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; all’esito delle operazioni di valutazione delle offerte tecniche, la O. s.r.l. risultava prima graduata con 71,85 punti, successivamente rideterminati nel massimo dei punti disponibili, pari a 85, secondo le prescrizioni del disciplinare di gara.
La commissione di gara procedeva quindi all’apertura dei plichi contenenti le offerte quantitative (offerta economica e tempo di esecuzione); per le imprese Omissis, si rilevava che “l’offerta economica non riporta l’indicazione degli oneri della sicurezza interni o aziendali, la cui quantificazione spetta a ciascuno dei concorrenti in rapporto alla sua offerta economica.
Ai sensi e per gli effetti degli artt. 86 e 87, comma 4 del Codice dei Contratti e dell’art. 26, comma 6 del D.Lgs. n.81/2008, viene riconosciuta ai costi per la sicurezza da rischio specifico la valenza di elemento essenziale dell’offerta, a norma dell’art. 46, comma 1-bis, del Codice dei Contratti, la cui mancanza rende la stessa incompleta e, come tale, suscettibile di esclusione (CdS, sez. III, sentenza n. 4622/2012)”.

La Omissis s.r.l., con ricorso proposto al TAR, chiedeva l’annullamento del verbale di gara recante la sua esclusione dalla gara.

Il TAR respingeva il ricorso affermando che:

a) il bando, nel prevedere un livello di progettazione definitiva rimesso alla stazione appaltante, non impediva ai concorrenti una specificazione degli oneri di sicurezza in sede di redazione (loro spettante) del progetto esecutivo, essendo questo il livello di progettazione sufficiente per il calcolo di tali oneri ai fini dell’offerta economica; solo le imprese partecipanti sono infatti in possesso di tutti gli elementi sui costi interni o aziendali utili per valutarne l’incidenza in rapporto all’entità e alla qualità dell’offerta economica;
b) l’obbligo di indicare gli oneri relativi alla sicurezza è desumibile dal disposto dell’art. 87, comma 4, del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici), senza che al riguardo sia necessaria una specifica sanzione in seno alla lex specialis;
c) la violazione di tale prescrizione legislativa giustifica l’irrogazione della doverosa sanzione espulsiva.

A questo punto la Omissis s.r.l. ha proposto appello al Consiglio di Stato.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO
Il Consiglio di Stato, investito del problema, ha fissato alcuni principi di diritto. A riprova dell’interesse pubblico della tematica, il criterio interpretativo costituzionalmente preferibile è quello che assicuri nel modo più pieno i diritti fondamentali dei lavoratori garantiti dagli artt. 35 ss. della Costituzione.
In questa prospettiva i costi di sicurezza del lavoro per interferenze e i costi di sicurezza interni (in relazione alla organizzazione interna e al tipo di offerta formulata) devono essere indicati da subito, e cioè già in sede di offerta economica, così da consentirne l’apprezzamento da parte della stazione appaltante.
Questa indicazione deve avvenire “anche se non prevista nel bando di gara”, nel senso che l’art. 87, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 163/2006 viene ad integrare ex lege il bando eventualmente carente sul punto.
La omessa (tempestiva) indicazione viene sanzionata con l’esclusione della offerta dalla procedura per inosservanza di un precetto imperativo, senza che sia consentita una integrazione successiva dell’offerta carente di un suo elemento essenziale.
La drastica conseguenza non deve sorprendere: non solo l’inadempimento formale può occultare l’inadempimento sostanziale, ma – attraverso la riaffermazione dell’onere direttamente discendente dalla legge – viene assicurato che la valutazione sia necessariamente operata anche da amministrazioni redattrici di bandi incompleti, senza che la dimenticanza/sciatteria possa diventare un alibi per le imprese (che restano comunque libere di quantificare gli oneri da sicurezza sia con riguardo alla già esistente organizzazione interna sia con riguardo a quanto richiesto dall’appalto di cui trattasi).

Consiglio di Stato – Sentenza N. 3/2015

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