Lavoro

Garanzia Giovani: al via la “fase 2”

Garanzia Giovani: al via la "fase 2"
Garanzia Giovani, il programma Ue antidisoccupazione giovanile, è partito piuttosto in sordina: dal 1° maggio si sono registrati 337.456 under29 “Neet” (giovani che non lavorano e non studiano) e, di questi, ancora 193.497 (circa il 58%, quindi) sono in attesa di essere contattati per il primo colloquio

Il programma “Youth Guarantee” entra nella seconda fase. Partito il primo maggio scorso, il progetto, cui hanno già aderito 337mila giovani, entra nel vivo puntando al coinvolgimento di 570mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni, disoccupati e neet (cioè coloro che non studiano, lavorano o si formano).
L’obiettivo è stato fissato dal Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel corso di una conferenza stampa che ha dato spazio anche alle testimonianze di quattro giovani che hanno avuto l’opportunità di trovare un’occupazione grazie al piano europeo, per il quale sono a disposizione fondi per 1,5 miliardi di euro che devono essere impegnati entro il 31 dicembre del 2015 e spesi entro la fine del 2018.

“Sappiamo che c’è una grande aspettativa – ha detto Poletti – il piano non ha la finalità di creare posti di lavoro né in Italia né in Europa. Ma vuole realizzare le condizioni perché i giovani abbiano l’opportunità di trovare un buon lavoro e migliorare, dunque, l’occupabilità”.
Il programma “Garanzia giovani” vuole garantire un’offerta di lavoro, formazione, apprendistato e servizio civile. I giovani registrati sono 337mila (144mila contattati e 193mila in attesa di essere contattati), 113mila dei quali presi in carico. “Siamo in una fase di passaggio”, ha aggiunto il Ministro che ha fatto il punto sulla campagna di informazione. Il piano, nei progetti di Poletti, dovrebbe diventare stabile con nuovi finanziamenti.

Nelle regioni più in ritardo, e dopo una fase di aiuto offerta dal Ministero del Lavoro, se permangono forti criticità “potremmo esercitare anche un potere sostitutivo per non lasciare nessun giovane indietro”, ha spiegato Poletti, dichiarandosi pure favorevole a consentire l’utilizzo, in Garanzia Giovani, di tutte le tipologie del contratto di apprendistato, quindi anche quello professionalizzante, attualmente escluso, per esempio, dal bonus occupazionale, che non viene riconosciuto inoltre anche per le proroghe nei contratti a tempo determinato (qui il nodo è il vincolo della durata, 180 giorni, già dall’inizio del contratto).

È aperta anche una partita con l’Europa per rendere strutturale, anche sotto il punto di vista finanziario, Garanzia Giovani: “Non è una richiesta solo italiana – ha detto il Ministro – e c’è un largo consenso internazionale”. L’attuale programma ha ricevuto in dote poco più di 1,1 miliardi di fondi Ue (più un cofinanziamento nazionale di 378 milioni), e le risorse vanno impegnate entro il 31 dicembre 2015 (per essere poi spese nei tre anni successivi).

C’è poi poca contendibilità; e una situazione a macchia di leopardo nei territori. Con regioni come Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia, Toscana, Sardegna che stanno attuando celermente Garanzia giovani, e altre, come Molise, Calabria, Sicilia, vanno piuttosto a rilento. Ci sono anche criticità normative, da superare. La fase di “profilazione va rivista – ha detto Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della regione Lombardia -. L’attuale modalità di calcolo colloca il 95% dei giovani in fascia bassa o media. Per loro, quindi, per le assunzioni a tempo determinato, non scattano bonus, riconosciuti, invece, per la fascia alta e molto alta”. Poi c’è il bonus occupazionale che è “troppo restrittivo – ha aggiunto Aprea – su 2.995 assunzioni in Lombardia solo 262 hanno diritto all’incentivo”.

Inoltre, “il bonus occupazionale va coordinato con le novità normative previste dal Jobs Act e dalla legge di Stabilità”, ha detto l’assessore al Lavoro della regione Lazio, Lucia Valente. Il Lazio, inoltre, ha scommesso molto sul contratto di collocazione per favorire l’inserimento a lavoro dei disoccupati. Ma il decollo di questo strumento è legato all’emanazione del regolamento ministeriale attuativo del Fondo politiche attive: doveva arrivare un anno fa. La burocrazia lo sta tenendo nel cassetto.

“Si tratta del progetto più innovativo e sfidante del nostro Paese – ha concluso il Ministro Poletti – che non ha mai costruito politiche attive”. Infine, è stata presentata la nuova veste grafica del sito, con una maggiore rilevanza ai bandi e agli avvisi delle Regioni e modalità di accesso semplificate alle varie sezioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *