Diritto

Furto sul luogo di lavoro parificato a quello in abitazione

Furto sul luogo di lavoro parificato a quello in abitazione
Scatta il più grave reato di «furto in abitazione», e non dunque il cosiddetto «furto semplice» (punito con la metà della pena), per chi durante i lavori di ristrutturazione di un edificio si introduca nel cantiere della società edile al fine di sottrarre alcuni beni

Scatta il più grave reato di «furto in abitazione», e non dunque il cosiddetto «furto semplice» (punito con la metà della pena), per chi durante i lavori di ristrutturazione di un edificio si introduca nel cantiere della società edile al fine di sottrarre alcuni beni. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2768 del 21 gennaio 2015, confermando la condanna emessa dalla Corte d’Appello di Torino.

Secondo il ricorrente, invece, il tribunale di secondo grado aveva errato nel ricondurre la fattispecie all’art. 624-bis codice penale, «in quanto il furto era avvenuto alle ore 22,45 di domenica all’interno di un cortile disabitato poiché in fase di totale restauro e quindi destinato alla sola attività di lavoro». Per l’imputato, infatti, il cantiere, «non può essere considerato alla stregua di un luogo di privata dimora essendo stato destinato all’esclusiva attività di lavoro».

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Tesi bocciata dalla Suprema Corte secondo cui nella fattispecie di furto in abitazione, «la nozione di “privata dimora” è più ampia di quella di “abitazione”, in quanto va riferita al luogo nel quale la persona compia, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata». Per cui in tale categoria, spiega la sentenza, rientrano anche gli studi professionali, gli stabilimenti industriali e gli esercizi commerciali. La nozione è stata infatti ampliata dall’art. 624-bis del codice penale, introdotto dalla legge n. 128/2001, che ha superato la formulazione previgente incentrata «sul luogo destinato ad abitazione», sostituendola con il riferimento «all’edificio o ad altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora ed alle pertinenze di esso».

In questo senso, il dettato normativo, confermando un orientamento giurisprudenziale già diffuso, «ha esteso l’ambito di operatività della figura criminosa allineandola, sotto questo profilo, al delitto di violazione di domicilio di cui all’articolo 614 c.p.».

In definitiva, conclude la sentenza, il giudice di merito ha fatto «buon governo» di tali principi, per un verso, facendo riferimento alla massima di esperienza secondo cui «nei cantieri gli operai utilizzano spazi (spogliatoi, depositi) per le necessità della vita personale, collegate all’attività lavorativa», e, per altro verso, «ha corroborato tale riferimento rimarcando come, nel caso di specie, sia risultato dimostrato che all’interno del cantiere gli operai lasciavano una quantità di oggetti in deposito».

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2768/2015

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