Lavoro

Fornero: «Contratti a termine, parola alle parti sociali»

Una «soluzione interpretativa» che arrivi direttamente dalle parti sociali (e poi accolta dal ministero del Lavoro).
È la soluzione prospettata da Elsa Fornero per ridurre gli intervalli di tempo tra un contratto a termine ed il successivo (che oggi la legge 92 fissa in 60 e 90 giorni, con eccezioni per i contratti stagionali). Concludendo ieri, a Roma, un convegno sul lavoro organizzato da HRCommunity Academy assieme allo studio legale internazionale DLA Piper, il ministro Fornero ha evidenziato come l’altra opzione, quella cioè di procedere attraverso un intervento normativo per correggere lo “stop and go” prima di rinnovare un contratto a termine, potrebbe avere «qualche difficoltà» in sede di approvazione, considerando l’attuale fase di fine legislatura. Di qui il “consiglio” di affidare questo compito a imprese e sindacati (o attraverso un avviso comune da effettuare, di volta in volta, in sede di contrattazione).
Elsa Fornero è invece tornata ad incalzare le parti sociali sul tema della produttività. Il ministro ha ribadito come in presenza di un accordo «debole» o «slegato dalla produttività» le risorse stanziate nel Ddl Stabilità (1,6 miliardi nel biennio 2013 e 2014) saranno dirottate su «altri usi più utili socialmente». Bisognerà quindi presentare al Governo «un buon accordo», ha aggiunto il ministro. E che preveda (per funzionare davvero ai fini della produttività): «Flessibilità di orari, una rivisitazione delle mansioni ed una riduzione delle variazioni automatiche delle retribuzioni». Con un passo indietro, pertanto, della contrattazione nazionale a favore di quella che si svolge a livello aziendale.
Alle parole del ministro ha subito replicato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha auspicato un accordo sulla produttività «entro pochi giorni» (dopo aver mancato l’appuntamento del 18 ottobre, come indicato dal premier, Mario Monti) e che tra i sindacati «si superino differenze incomprensibili».
Parlando invece dell’articolo 18, e della sentenza di un giudice di Bologna che ha reintegrato un lavoratore (per un licenziamento illegittimo) Elsa Fornero ha detto di essere, obiettivamente, presto per valutare la nuova disciplina introdotta dalla legge 92 («una sentenza non fa giurisprudenza»). Mentre il fatto che dall’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro (18 luglio) siano aumentati i licenziamenti individuali, cioè non significa, ha sottolineato ancora il ministro, «che la legge 92 abbia incoraggiato le imprese a licenziare».
Su tutta la riforma, tuttavia, bisognerà procedere «ad un attento monitoraggio». Ma ad incalzare il Governo a correggere la legge 92 sono Cesare Damiano (Pd), Maurizio Sacconi (Pdl) ed alcuni addetti ai lavori intervenuti al convegno di ieri. Per Damiano, oltre a risolvere definitivamente la questione esodati, serve intervenire sugli ammortizzatori sociali (visto che l’ASpI accorcia le tutele). Mentre per Sacconi le modifiche vanno concentrare sulla flessibilità in entrata (che è stata troppo irrigidita). E per Fabrizio Morelli, avvocato di DLA Piper, è necessario soprattutto «semplificare il quadro normativo» che è «caratterizzato da modelli contrattuali iper-regolamentati e procedure spesso farraginose».

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