Diritto

Formazione e lavoro: anzianità di servizio non derogabile dalla contrattazione collettiva

Formazione e lavoro: anzianità di servizio non derogabile dalla contrattazione collettiva
La normativa che prevede che il periodo di formazione e lavoro sia computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, non può essere derogata da una disposizione contrattuale collettiva

La normativa che prevede che il periodo di formazione e lavoro sia computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, non può essere derogata da una disposizione contrattuale collettiva (nella specie, l’art. 4 dell’Accordo per il rinnovo del C.C.N.L. per i dipendenti del settore degli autoferrotranvieri siglato il 27 luglio 1997). Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13496 del 13 giugno 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Firenze, in riforma della decisione del primo giudice, ha respinto le domande di alcuni dipendenti di un Consorzio, assunti con contratto di formazione e lavoro successivamente trasformato in rapporto a tempo indeterminato, tendenti ad ottenere il pagamento di un emolumento contrattuale denominato “terzo elemento”.

Costoro, premesso che durante il contratto di formazione e lavoro era intervenuto il contratto collettivo del 25 luglio 1997 che, da pari data, aveva soppresso il “terzo elemento salariale” e lo aveva mantenuto ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato alla medesima data, avevano invocato la nullità della clausola collettiva per violazione della normativa inderogabile rappresentata dall’art. 3, comma 5, del D.L. n. 726 del 1984, convertito in L. n. 863 del 1984, secondo cui “il contratto di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato”.
Secondo la Corte distrettuale la domanda dei lavoratori era infondata perché non si trattava di “togliere valore all’anzianità maturata nel corso del rapporto di formazione, ma solo di prendere atto come il rapporto di lavoro sia divenuto a tempo indeterminato solo in epoca successiva alla data fissata dal contratto collettivo”.

Avverso la decisione della Corte territoriale i lavoratori proponevano ricorso per cassazione, sostenendo che la disposizione del contratto collettivo applicabile alla fattispecie, che aveva soppresso l’emolumento retributivo denominato “terzo elemento salariale” mantenendolo ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato alla data del 27 luglio 1997, era nulla per contrarietà alle norme aventi natura imperativa.
Lamentavano che, secondo l’interpretazione patrocinata dai giudici di appello, lavoratori entrambi in servizio a detta data, gli uni già con contratto a tempo indeterminato e gli altri con contratto di formazione e lavoro poi trasformato in rapporto a tempo indeterminato, avrebbero percepito un diverso trattamento retributivo per l’intera vita lavorativa.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dai lavoratori. L’art. 3 del D.L. n. 726 del 1984, convertito con modificazioni nella L. n. 863 del 1984, detta una duplice prescrizione quanto al computo del periodo di formazione e lavoro in caso di trasformazione in rapporto a tempo indeterminato.
Al comma 5 prevede: “Il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, effettuata durante ovvero al termine dell’esecuzione del contratto di formazione e lavoro”.
Al comma 12 stabilisce: “Qualora il lavoratore sia assunto, entro i limiti di tempo fissati dal presente comma (ndr.: dodici mesi), dal medesimo datore di lavoro, il periodo di formazione è computato nella anzianità di servizio”.
Quindi nell’un caso (trasformazione del rapporto per effetto della novazione del contratto di lavoro) e nell’altro (stipulazione di un nuovo contratto di lavoro con conseguente instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro a breve distanza di tempo dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro) si ha che “il periodo di formazione è computato nell’anzianità di servizio”.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte, a composizione di un contrasto di giurisprudenza, hanno offerto una chiara ricostruzione dell’ambito di operatività di tali norme in relazione a disposizioni di fonte contrattuale collettiva (Cass. SS.UU. n. 20074 del 2010).
Dal dato testuale inequivocabile dell’art. 3, commi 5 e 12 cit., secondo cui il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di lavoro, hanno innanzi tutto ricavato che “la rilevanza del periodo di formazione in termini di anzianità di servizio riguardi anche istituti disciplinati dalla contrattazione collettiva”.
Si sono poi interrogate sul se tale rilevanza sia sempre e comunque predicabile in termini di inderogabilità da parte della contrattazione collettiva.
Tenuto conto che la norma di tutela si riferisce alla “anzianità di servizio”, che in sé considerata costituisce una situazione di fatto che può essere rilevante ai fini di vari istituti di fonte legale o contrattuale, le Sezioni Unite hanno sancito che la regola dettata dal legislatore “è quella di una equiparazione (periodo di formazione e lavoro – periodo di lavoro ordinario) di carattere generale, che non riferendosi specificamente ad alcun istituto giuridico né di fonte legale né di fonte contrattuale, opera a tutto campo perseguendo un’esigenza di riequilibrio e di contemperamento”.
L’equiparazione posta dalla legge “in quanto formulata in termini generali ed assoluti, non è derogabile dalla contrattazione collettiva”.
Essa esprime – argomenta la Corte – “un generale canone che si sovrappone, per il suo carattere inderogabile, anche alla contrattazione collettiva, la quale può sì disciplinare nel modo più vario istituti contrattuali rimessi interamente alla sua regolamentazione, come gli scatti di anzianità, ma non potrebbe introdurre un trattamento in senso lato discriminatorio in danno dei lavoratori che abbiano avuto un pregresso periodo di formazione”.
Quindi “non è possibile, per la contrattazione collettiva, a fronte della prescrizione legale suddetta, “sterilizzare” il periodo di formazione e lavoro prevedendo che a qualche fine, come quello degli scatti di anzianità, non valga: il legislatore considera che la formazione congiunta al lavoro sia ex lege equiparabile a lavoro prestato”.
Sotto questo profilo – conclude la sentenza richiamata – “l’equiparazione suddetta opera anche come una clausola di non discriminazione: il lavoratore, una volta inglobato nella sua anzianità di servizio il pregresso periodo di formazione e lavoro, non può più essere discriminato in ragione del fatto che una porzione della sua anzianità di servizio è tale solo in forza dell’equiparazione legale suddetta”.

Nel dare continuità all’indirizzo la Suprema Corte ha anche precisato (cfr. Cass. n. 19198 del 2013; Cass. n. 10108 del 2013; Cass. n. 12229 del 2011) che non si è in presenza di una immotivata o irrazionale interferenza del legislatore rispetto al potere delle parti collettive di disciplinare l’entità e la struttura del trattamento retributivo dei lavoratori, ma della determinazione da parte del medesimo legislatore, per ragioni di interesse generale, delle modalità di coordinamento con la disciplina ordinaria del rapporto di lavoro del particolare istituto rappresentato dal contratto di formazione e lavoro, prevedendosi un riequilibrio, a tutela del lavoratore assunto mediante tale speciale tipo di contratto, di rilevanti aspetti di trattamento meno favorevole rispetto alla disciplina generale con elementi di garanzia di parità di trattamento rispetto agli altri lavoratori.

Per questi motivi, l’art. 4 dell’Accordo per il rinnovo del C.C.N.L. per i dipendenti del settore degli autoferrotranviari siglato il 27 luglio 1997 non avrebbe potuto derogare alla normativa di carattere imperativo (art. 3, comma 5, del D.L. n. 726 del 1984, convertito con modificazioni nella L. n. 863 del 1984), sopprimendo dalla data di stipula il c.d. “terzo elemento salariale” e mantenendolo ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato alla medesima data, con esclusione dei lavoratori già assunti con contratto di formazione e lavoro, trasformato al termine dell’esecuzione di esso in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Infatti la regola imposta dal legislatore che equipara il periodo di formazione e lavoro al periodo di lavoro ordinario, di carattere generale ed inderogabile, non consente che agli assunti con contratto di formazione e lavoro precedentemente al 27 luglio 1997 possa esser precluso il mantenimento del c.d. “terzo elemento salariale” al pari degli altri lavoratori già dipendenti dell’azienda.
Il solo fatto dell’assunzione con contratto di formazione e lavoro, stante la previsione legale che equipara la dimensione temporale del rapporto, non può giustificare che lavoratori entrambi in servizio al 27 luglio 1997, gli uni già con contratto a tempo indeterminato e gli altri con contratto solo successivamente trasformato in rapporto a tempo indeterminato, percepiscano un diverso trattamento retributivo per l’intera vita lavorativa.

Peraltro la stessa Corte, in fattispecie analoga in cui era controversa una disposizione della contrattazione collettiva che aveva soppresso un’agevolazione tariffaria per i nuovi assunti a partire da una certa data, ha statuito che nei confronti di coloro che erano già stati assunti con contratto di formazione e lavoro, con rapporto trasformato a tempo indeterminato successivamente a detta data, non poteva operare il limite posto dalla norma pattizia, in ragione della “riconosciuta unicità del rapporto fin dalla data della sua instaurazione con il contratto di formazione e lavoro” (così Cass. n. 24033 del 2007).

L’esegesi offerta – si legge nella sentenza -, tenuto conto che il contratto di formazione e lavoro costituisce una specie del genus contratto di lavoro a tempo determinato, è altresì conforme alla disciplina in materia dell’Unione Europea dettata dall’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 e figurante quale allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato.
Ai sensi della clausola 1 dell’accordo quadro, uno dei due obiettivi di quest’ultimo è: “migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione”.
La clausola 4, intitolata “Principio di non discriminazione”, riempie di contenuto tale obiettivo prevedendo: “Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive” (punto 1); “i criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni oggettive” (punto 4).
La Corte di Giustizia, cui compete il monopolio interpretativo del diritto comunitario vivente (explurimis: Cass. n. 19740 del 2008), ha interpretato il complesso delle disposizioni citate come segue.
Il principio di non discriminazione impone che situazioni comparabili non siano trattate in modo differente e che situazioni differenti non siano trattate in modo identico, a meno che un tale trattamento non sia oggettivamente giustificato (sentenza dell’8 settembre 2011, Rosado Santana, C-177/10, punto 65 e giurisprudenza ivi citata).
La nozione di “ragioni oggettive” ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro deve essere intesa nel senso che essa non consente di giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato con il fatto che tale differenza è prevista da una norma nazionale generale ed astratta, quale una legge o un contratto collettivo.

La nozione suddetta esige che la disparità di trattamento constatata sia giustificata dall’esistenza di elementi precisi e concreti, che contraddistinguono la condizione di lavoro in questione, nel particolare contesto in cui essa si colloca e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se detta disparità risponda ad un reale bisogno, sia idonea a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessaria a tal fine.
Secondo la Corte di Giustizia la clausola 4 dell’accordo quadro osta ad una normativa nazionale la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato siano presi in considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato ed il semplice fatto che il lavoratore a tempo determinato abbia compiuto i suddetti periodi di servizio sulla base di un rapporto di lavoro a tempo determinato non configura una ragione oggettiva.

Pertanto, in coerenza con vincoli derivanti dall’adesione all’ordinamento comunitario, va ribadito l’enunciato espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza n. 20074/2010 secondo cui il lavoratore, una volta inglobato nella sua anzianità di servizio il pregresso periodo di formazione e lavoro, non può più essere discriminato in ragione del fatto che una porzione della sua anzianità di servizio è stata conseguita in forza di un contratto a tempo determinato.

In conclusione, la Suprema Corte afferma il principio di diritto secondo cui “l’art. 3, comma 5, del D.L. n. 726 del 1984, convertito con modificazioni nella L. n. 863 del 1984, secondo cui il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, non può essere derogato da una disposizione contrattuale collettiva, quale l’art. 4 dell’Accordo per il rinnovo del C.C.N.L. per i dipendenti del settore degli autoferrotranviari siglato il 27 luglio 1997, che, sopprimendo dalla data di stipula il c.d. “terzo elemento salariale” e mantenendolo ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato alla medesima data, non conservi detto emolumento retributivo anche ai lavoratori già assunti a detta data con contratto di formazione e lavoro trasformato al termine dell’esecuzione di esso in rapporto di lavoro a tempo indeterminato”.

Per questi motivi, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dai lavoratori e cassa la sentenza impugnata.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 13496/2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *