Diritto

Formazione del lavoratore: obbligo non escluso dal personale bagaglio di conoscenza

Formazione del lavoratore: obbligo non escluso dal personale bagaglio di conoscenza
L’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro, non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa o per la trasmissione di conoscenze che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori

In tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, l’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro (e dunque i soggetti da esso delegati), non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa o per la trasmissione di conoscenze che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori (anche posti in relazione gerarchica tra di loro), atteso che l’apprendimento insorgente dal fatto del lavoratore medesimo e la socializzazione delle esperienze e della prassi di lavoro non si identificano, e tanto meno valgono a surrogare le attività di informazione e di formazione imposte dalla legge a carico del datore di lavoro. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 31245 del 17 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Firenze nei confronti del direttore di un cantiere (in qualità di ‘dirigente’) e del capo cantiere (in qualità di ‘preposto’), in relazione al reato di lesioni personali colpose commesso, in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai danni di un lavoratore.

In particolare, ai due imputati era stata originariamente contestata la violazione dei doveri concernenti la fornitura, al lavoratore infortunato, della strumentazione necessaria e adeguata per l’esecuzione delle lavorazioni cui lo stesso era stato adibito, nonché la formazione e l’informazione sui rischi inerenti lo svolgimento di dette lavorazioni, sicché il lavoratore, nell’atto di realizzare con una sega circolare dei cunei in legno necessari per l’adempimento dei compiti commissionatigli, entrava in contatto con le proprie mani con detta sega, procurandosi lesioni personali consistite nella sub-amputazione del terzo dito della mano e fratture multiple di altre dita, con incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un periodo di tempo superiore a 40 giorni e indebolimento permanente della funzione prensoria.

La Corte d’Appello confermava, sul punto, la responsabilità dei due imputati.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione, per quanto qui di interesse, il dirigente, in particolare – ribadita l’avvenuta fornitura al lavoratore infortunato di strumenti regolari e pienamente idonei a consentirne la corretta realizzazione della propria prestazione lavorativa – sottolineando come detto lavoratore fosse stato correttamente formato sulle modalità di esecuzione dell’attività allo stesso richiesta e informato sui relativi rischi, anche in considerazione della relativa collaudata esperienza nello svolgimento delle mansioni in concreto affidategli.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’imputato. Osserva il Collegio come la Corte territoriale abbia adeguatamente specificato come la strumentazione posta a disposizione del lavoratore infortunato, per la realizzazione dei cunei di legno indispensabili ai fini dell’esecuzione della relativa prestazione lavorativa, non fosse del tutto idonea a garantire la sicurezza e l’incolumità del lavoratore, non essendo stata posta, a disposizione dello stesso, la bacchetta spingipezzo delle caratteristiche previste dalla normativa di settore al fine di prevenire ogni contatto tra le mani del lavoratore e la sega circolare dallo stesso utilizzata.

Per altro verso, la Corte territoriale ha adeguatamente evidenziato come nessuna formazione e informazione del lavoratore infortunato, circa i rischi connessi all’attività allo stesso affidata, risultasse essere stata eseguita, non potendo ritenersi ammissibile il richiamo, ad opera dei ricorrenti, alla professionalità o all’eventuale esperienza maturata o concretamente acquisita dal lavoratore.

Sul punto, è appena il caso di richiamare l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità, ai sensi del quale, in tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, l’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro (e dunque i soggetti da esso delegati), non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa o per la trasmissione di conoscenze che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori (anche posti in relazione gerarchica tra di loro), atteso che l’apprendimento insorgente dal fatto del lavoratore medesimo e la socializzazione delle esperienze e della prassi di lavoro non si identificano, e tanto meno valgono a surrogare le attività di informazione e di formazione imposte dalla legge a carico del datore di lavoro (Sez. 4, Sentenza n. 21242 del 12/02/2014).

Del tutto correttamente, pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto ascrivibile a entrambi gli imputati i comportamenti colposi consistiti, da un lato, nel mancato apprestamento di tutta la strumentazione necessaria ai fini dell’adempimento in sicurezza della prestazione lavorativa, nonché, dall’altro, nella mancata trasmissione, al lavoratore, della formazione e delle informazioni riguardanti i rischi connessi all’esecuzione di detta prestazione (necessarie al fine di scongiurare l’evento lesivo de quo), costituendo, ciascuna di dette omissioni, la manifestazione concreta di un’insufficiente e, in ogni caso, inadeguata gestione, da parte dei due imputati (ciascuno in relazione alla propria specifica posizione di garanzia), dei rischi infortunistici definiti dalla prestazione in esame.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

In tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, l’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro (e dunque i soggetti da esso delegati), non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa o per la trasmissione di conoscenze che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori (anche posti in relazione gerarchica tra di loro), atteso che l’apprendimento insorgente dal fatto del lavoratore medesimo e la socializzazione delle esperienze e della prassi di lavoro non si identificano, e tanto meno valgono a surrogare le attività di informazione e di formazione imposte dalla legge a carico del datore di lavoro.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 31245/2015

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