Diritto

Fondi preesistenti: portabilità dell’intera posizione del dipendente

Fondi preesistenti: portabilità dell’intera posizione del dipendente
E’ ammessa la portabilità dell’intera posizione previdenziale anche con riferimento ai fondi preesistenti al 15 novembre 1992, quali siano le loro caratteristiche strutturali e, dunque, pure a quelli a ripartizione o a capitalizzazione collettiva

E’ ammessa la portabilità dell’intera posizione previdenziale anche con riferimento ai fondi preesistenti al 15 novembre 1992, quali siano le loro caratteristiche strutturali e, dunque, pure a quelli a ripartizione o a capitalizzazione collettiva. Con la sentenza n. 477 del 14 gennaio 2015, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate in tale senso in materia di fondi previdenziali integrativi, a composizione di un contrasto di giurisprudenza in merito alla portabilità o meno della intera posizione previdenziale del dipendente, comprensiva non solo dei contributi versati dal lavoratore, ma anche di quelli versati dal datore di lavoro, in caso di cessazione dal servizio senza che il dipendente abbia maturato il diritto alla pensione complementare.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un dipendente di banca ed un Fondo previdenza. L’interessato aveva lavorato alle dipendenze della Banca Nazionale delle Comunicazioni S.p.A. dal 1° settembre 1995 al 30 settembre 1995 e dal 10 ottobre 1995 al 12 dicembre 1997 alle dipendenze dell’Istituto San Paolo di Torino S.p.A., che aveva incorporato la Banca Nazionale delle Comunicazioni.

Quale dipendente di questi istituti bancari fu iscritto al Fondo di previdenza aggiuntiva per il personale della Banca Nazionale delle Comunicazioni e poi al Fondo pensione per il personale già dipendente della BNC presso l’Istituto bancario San Paolo di Torino. In data 12 dicembre 1997 si dimise e vennero meno i requisiti per l’iscrizione al Fondo. Chiese che la sua posizione previdenziale venisse trasferita alla Cassa Interaziendale di previdenza del personale impiegatizio delle società del gruppo IMI (CASPIE).
Il Fondo pensioni BNC trasferì i contributi versati dal lavoratore, ma non anche quelli versati dal datore di lavoro pari a 9/10 dell’intera contribuzione.

Il dipendente convenne in giudizio il Fondo, chiedendo al giudice del lavoro di ordinare il trasferimento dei contributi versati dal datore di lavoro, maggiorati di interessi legali, al fine ricostituire l’intera posizione previdenziale individuale. Il giudice rigettò la domanda.

Anche la sentenza d’appello gli fu sfavorevole, ritenendo la Corte d’Appello che la domanda non potesse essere accolta, interpretando le norme dello Statuto del Fondo nel senso che riconoscevano il diritto dell’iscritto che cessasse dal rapporto con l’Istituto di chiedere la restituzione dei contributi pagati dallo stesso maggiorati degli interessi oppure, in alternativa, il trasferimento presso altro regime previdenziale, ma non consentisse la restituzione o il trasferimento anche dei contributi versati dal datore di lavoro.
L’appello venne rigettato nel merito affermando che “i contributi in questione non avevano natura retributiva, ma previdenziale; che l’art. 10 del D.Lgs. n. 124 del 1993 non ha immediata efficacia precettiva; che il Fondo convenuto è un fondo chiuso, cioè non aperto all’adesione di nuovi iscritti dopo l’entrata in vigore dell’art. 10 cit. ed è un fondo a prestazioni definite non legate all’entità dei contributi versati, i quali non affluiscono su posizioni individuali, ma per mutualità generale”; la Corte d’Appello concluse nel senso che a questo genere di fondi non si applica l’art. 10 del D.Lgs. n. 123 del 1993, bensì le norme fissate dalle parti costituenti il Fondo ed entro il limiti previsti dal D.Lgs. n. 252 del 2005.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il dipendente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
La Sezione della Cassazione chiamata a dirimere il contrasto, con ordinanza interlocutoria del 28 gennaio 2014, rilevando che sulla questione oggetto della controversia sussistevano all’interno della Corte di Cassazione orientamenti diversi, ha rimesso la causa al Primo Presidente, che l’ha assegnata alle Sezioni Unite.

La questione su cui si è determinato il contrasto concerne la portabilità o meno della intera posizione previdenziale del dipendente, comprensiva non solo dei contributi versati dal lavoratore, ma anche di quelli versati dal datore di lavoro, in caso di cessazione dal servizio senza che il dipendente abbia maturato il diritto alla pensione complementare, quando il Fondo pensionistico non sia un fondo a capitalizzazione individuale. Il lavoratore, in sostanza, si è dimesso dalla Banca di cui era dipendente quando non aveva ancora maturato il diritto alla pensione complementare ed ha chiesto il trasferimento dei suoi contribuii ad un altro fondo. Il fondo convenuto in giudizio ha trasferito i contributi versati dal dipendente, ma non quelli versati dal datore di lavoro: di qui la controversia.

Le Sezioni Unite, nel risolvere il contrasto, hanno dato ragione al dipendente, così affermando un importante principio di diritto. Esso concerne l’applicabilità o meno della previsione dell’art. 10 citato non in generale ai fondi preesistenti alla riforma, ma specificamente ai fondi a ripartizione o a capitalizzazione collettiva. Il punto di dissenso nella giurisprudenza era l’applicabilità delle previsione dettata dall’art. 10 del D.Lgs. n. 124/93 ai fondi a ripartizione, o a capitalizzazione collettiva, ed a prestazione definita (si trattava di casi in cui la normativa applicabile era ancora quella del 1992-93).

Vale qui solo la pena di ricordare gli orientamenti che si contendevano il campo.

Da un lato, un primo orientamento, sostenuto da alcune sentenze, occupandosi a volte di richieste di riscatto, altre di richieste di trasferimento da un Fondo ad un altro, ha negato tali diritti quando il fondo di provenienza sia un fondo a ripartizione a prestazioni definite. Dall’altro, un diverso orientamento, affermava che la posizione individuale dell’iscritto al fondo comprende tanto i contributi versati dal lavoratore, che quelli corrisposti dal datore di lavoro e che l’art. 10 operava anche con riferimento ai contributi versati prima dell’entrata in vigore della legge. Con un secondo passaggio, che è quello di maggior interesse in questa sede, quest’ultimo orientamento aveva poi esteso il principio dell’applicazione immediata dell’art. 10 all’intera posizione individuale, anche al caso in cui la dotazione del fondo pensioni non sia suddivisa in conti individuali.

La Cassazione, componendo il contrasto ha affermato il principio di diritto di cui in massima. Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Suprema Corte, tutti gli argomenti addotti per sostenere l’inapplicabilità della disciplina sulla portabilità ai fondi preesistenti a capitalizzazione collettiva o a ripartizione non sono apparsi convincenti: le espressioni utilizzate dall’art. 10 citato (‘forma pensionistica complementare’ e ‘fondi pensioni’), generali e prive di elementi che possano fondare differenziazioni di trattamento, indicano la volontà legislativa di riconoscere la portabilità con riferimento a tutti i fondi, nuovi e preesistenti, quali che siano i meccanismi di gestione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 477/2015

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