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Fisco: più incassi dai maxi contribuenti

Fisco: più incassi dai maxi contribuenti
Negli ultimi anni, l’attività di controllo dell’Agenzia si è concentrata sui contribuenti di maggiori dimensioni. Gli incassi conseguiti dall’azione di accertamento fiscale nei confronti dei soggetti titolari di partite Iva, tra il 2006 e il 2013 sono, in generale, fortemente aumentati per tutte le categorie

Negli ultimi anni, l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate ha riguardato tutte le categorie e si è in particolare concentrata sui b>contribuenti di maggiori dimensioni. Lo ha precisato la stessa Amministrazione finanziaria con un comunicato stampa del 12 giugno 2014, in risposta ad alcune affermazioni rilasciate in occasione della presentazione di uno studio dell’associazione Nens sulle misure di contrasto all’evasione fiscale e riportate da alcune agenzie di stampa.

Nel dettaglio, il comunicato sostiene che non risponde al vero che, negli ultimi anni, l’Amministrazione fiscale non sia stata “dialogante” e abbia usato “i piccoli evasori come scudi umani per coprire gli evasori veri”.

Intanto, sono anni che l’Agenzia – prosegue il comunicato – dialoga con tutte le associazioni di categoria imprenditoriali e professionali per recepire le istanze di semplificazione del sistema finalizzate a instaurare, anche nell’ambito dell’attività di controllo, un rapporto collaborativo con i contribuenti.

L’Agenzia ha poi aggiunto che, dal 2006 al 2013, gli incassi conseguiti dall’azione di accertamento fiscale (e non anche di liquidazione e controllo formale delle dichiarazioni) nei confronti dei soggetti titolari di partite IVA sono, in generale, fortemente aumentati per tutte le categorie. In particolare, l’incremento è stato nettamente superiore per i contribuenti di grandi dimensioni – l’incasso è passato da circa 110 milioni a oltre 2,1 miliardi – e medie dimensioni – l’incasso è passato da 157 milioni a oltre 1 miliardo.

Tornando allo studio presentato dall’associazione Nens (Nuova Economia Nuova Società), fondata da Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani, da esso emerge che, con alcuni “accorgimenti”, (dallo scontrino telematico, all’applicazione di un’aliquota ordinaria negli scambi intermedi, all’autofatturazione), si può aggredire l’evasione dell’IVA. In generale, comunque, se si fa “seriamente e senza persecuzioni e blitz inutili”, la lotta all’evasione può portare, alle casse dello Stato, a partire dal 2018, 58,7 miliardi di euro l’anno ma, già dal 2015, la cifra potrebbe essere di 19,6 miliardi per salire nel 2016 a 40 miliardi e a 55,9 miliardi nel 2017.

Aspetti “contestati” dall’Agenzia a parte, lo studio è accompagnato da una proposta di riforma del sistema fiscale che preveda una “drastica riduzione del prelievo”, quantificata in 43 miliardi, con tagli sull’Irpef (15 miliardi), fiscalizzazione dei contributi sociali e riduzione del costo del lavoro (10 miliardi), riduzione della tassazione degli immobili e abolizione dell’imposta di registro (10 miliardi), un rafforzamento dell’Ace a vantaggio delle Pmi (5 miliardi) e l’abolizione di alcune imposte di bollo (3 miliardi).

Il dossier, che sarebbe già in mano del Premier Matteo Renzi e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, analizza le varie forme di evasione dell’Iva – dall’omessa dichiarazione o registrazione dell’imposta all’omessa dichiarazione delle cessioni intermedie anche se regolarmente fatturate, dalle false fatturazioni in acquisto all’omessa dichiarazione o fatturazione di cessioni intermedie di beni di lusso come le automobili – e suggerisce alcuni meccanismi per contrastarle. Il primo è l’applicazione di un’aliquota unica, “ma politicamente è poco praticabile perché peserebbe su beni di prima necessità sui quali ora l’Iva è al 4%” ha detto Visco. Meglio applicare l’aliquota ordinaria solo negli scambi intermedi. Da qui si possono recuperare 7,4 miliardi di euro.

Tra gli altri strumenti, lo studio indica l’applicazione del metodo “base da base” al consumo finale del commercio, da cui si potrebbero recuperare 7 miliardi, l’introduzione dello scontrino telematico (la cifra dell’incasso arriva direttamente agli uffici del Fisco), da cui si possono recuperare 6,5 miliardi – supponendo che sia rilasciato l’80% degli scontrini – l’applicazione del “reverse charge” alle operazioni intermedie e al settore del commercio (con recupero totale di 31,3 miliardi), la fatturazione telematica e il pagamento con carta elettronica delle prestazioni professionali.

Agenzia delle Entrate – Comunicato Stampa 12 giugno 2014

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