Lavoro

Firmato il terzo decreto per la salvaguardia degli esodati

Firmato il terzo decreto per la salvaguardia degli esodati
Via libera da parte del ministero del Lavoro, d’intesa con quello dell’Economia e delle Finanze, al terzo decreto attuativo in favore dei lavoratori salvaguardati. Dopo la registrazione alla Corte dei conti, il provvedimento dovrà essere pubblicato in Gazzetta ufficiale per diventare operativo

Via libera da parte del ministero del Lavoro, d’intesa con quello dell’Economia e delle Finanze, al terzo decreto attuativo in favore dei lavoratori salvaguardati. Il provvedimento, che tutela dagli effetti della riforma previdenziale 10.130 lavoratori, deve essere ora registrato dalla Corte dei conti e quindi pubblicato in Gazzetta ufficiale per diventare operativo.

Il decreto di attuazione disciplina le modalità con cui i lavoratori accedono alla salvaguardia. Il testo, messo a punto nelle scorse settimane dal ministero del Lavoro, era stato quindi sottoposto all’esame delle commissioni speciali attivate alla Camera e al Senato, che avevano dato il via libera al provvedimento ma con alcune condizioni. In particolare era stato rilevato che il decreto ministeriale introduceva una modifica dei requisiti previsti per la salvaguardia degli autorizzati alla contribuzione volontaria. Da qui la richiesta di ripristinare il testo originario del comma 231 dell’articolo 1 della legge di stabilità (228/2012) che ha disciplinato questo terzo intervento di salvaguardia.

Per quanto riguarda i primi due provvedimenti di salvaguardia, relativi a 65mila e 55mila persone, l’Inps con messaggio n. 6645 ha ribadito che i “cessati” e gli autorizzati alla contribuzione volontaria non possono in alcun modo aver ripreso l’attività lavorativa dopo la cessazione o l’autorizzazione e fino alla decorrenza della pensione. Inoltre è stato precisato, come anticipato a livello informale già da qualche settimana, che i cessati, le cui domande erano state accettate dalle Dtl, ma sono stati esclusi dalla salvaguardia dei 65mila per incapienza o perché maturano la decorrenza della pensione dopo il 6 dicembre 2013, non devono presentare una nuova domanda per accedere alla salvaguardia dei 55mila. Le loro istanze saranno riesaminate d’ufficio al fine di verificare l’esistenza delle condizioni per essere ammessi al secondo provvedimento di tutela.

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