Diritto

Fermo amministrativo illegittimo: Equitalia condannata alle spese di lite

Fermo amministrativo illegittimo: Equitalia condannata alle spese di lite
La CTR Puglia ha accolto l’appello di un contribuente condannando Equitalia alle spese di lite a seguito di un’illegittima iscrizione di fermo amministrativo

Con sentenza n. 522/23/14, la CTR Puglia ha accolto l’appello di un contribuente condannando Equitalia alle spese di lite a seguito di un’illegittima iscrizione di fermo amministrativo.

IL FATTO

La vicenda ha ad oggetto l’impugnazione da parte di un contribuente del provvedimento di fermo amministrativo dell’autovettura innanzi alla CTP di Lecce.
Nello specifico, Equitalia aveva proceduto all’iscrizione del fermo amministrativo sulla base di una cartella esattoriale per la quale era stata concessa la sospensione e i giudici di primo grado, decidendo sulla questione, avevano compensato le spese tra le parti.
Il contribuente ha, così, deciso di proporre appello avverso la suddetta sentenza per non aver spiegato i giudici di prime cure i motivi per cui:

  • erano da disattendere le ragioni del ricorrente;
  • non si era tenuto conto dell’illegittimità del provvedimento;
  • in particolar modo, non erano state motivate le ragioni della compensazione delle spese di lite.

LA DECISIONE DELLA CTR PUGLIA

Ebbene, la CTR ha ritenuto fondato l’appello del contribuente e lo ha accolto, evidenziando come il provvedimento di fermo fosse stato disposto nonostante il Concessionario della riscossione fosse venuto tempestivamente a conoscenza della sospensione dell’esecutorietà della cartella di pagamento posta a base dello stesso; non solo, Equitalia aveva addirittura assicurato il difensore del contribuente dell’avvenuta chiusura del procedimento relativo all’autovettura oggetto di fermo amministrativo.
Nei fatti, invece, Equitalia aveva provveduto alla cancellazione del fermo solo una volta promosso il ricorso avverso lo stesso.
Tale comportamento è stato correttamente ritenuto dai giudici del tutto illegittimo, considerato che il provvedimento in autotutela è intervenuto solo a seguito della proposizione del giudizio, costringendo così il contribuente ad attivare un procedimento e a sostenerne i relativi costi.
Nel riformare la sentenza, quindi, i giudici di seconde cure hanno avuto modo di affermare come «nella fattispecie (…) non sono ravvisabili ragioni per ritenere giustificata la compensazione delle spese disposta dai primi giudici, soprattutto alla stregua della intervenuta modifica dell’art. 92 comma secondo del c.p.c. a mente del quale la deroga al principio della soccombenza di cui al precedente art. 91 è consentita solo nel concorso di “gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione”».

Ctr Puglia – Sentenza N. 522/23/14

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